L'anomalia dell'agricoltura ravennate devastata dal gelo: "Tutti cercano stagionali, noi non abbiamo più niente da raccogliere"

Intere coltivazioni devastate, migliaia di germogli bruciati: se nel resto d'Italia l'agricoltura è alla disperata ricerca di personale da assumere, nella nostra provincia è l'esatto contrario

Un lavoro nei campi, in un momento in cui molti settori sono fermi: un modo per soddisfare la carenza di manodopera nell'agricoltura, e allo stesso tempo trovare un'attività per chi adesso non può lavorare. Ovviamente fino a quando tutto non tornerà alla normalità. Si chiama collocamento agricolo d'emergenza e potrebbe essere una delle soluzioni da adottare per arginare le conseguenze economiche dell'epidemia di Coronavirus in Italia. L'ipotesi, su cui stanno lavorando le ministre dell'Agricoltura Teresa Bellanova e del Lavoro Nunzia Catalfo, dovrebbe prevedere una piattaforma a cui potranno iscriversi i lavoratori che ad oggi percepiscono sussidi, quali il reddito di cittadinanza o la cassa integrazione, per trovare facilmente lavoro nei campi.

Ma se questo discorso vale per la maggior parte delle zone agricole italiane, lo stesso non si può dire del ravennate, sul cui territorio nelle scorse settimane si è abbattuto il gelo e la neve, con temperature andate sotto allo zero ed escursioni termiche altissime. Intere coltivazioni devastate, migliaia di germogli bruciati: se nel resto d'Italia l'agricoltura è alla disperata ricerca di personale da assumere, nella nostra provincia è l'esatto contrario.

A spiegarlo è Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna: "Purtroppo nella nostra provincia gli ultimi eventi atmosferici hanno distrutto la quasi totalità della produzione frutticola: per albicocche e susine parliamo del 100% della produzione devastata, ma anche molte pesche, kiwi, pere e mele. Le piante sono germogliate prima quest'anno, e le due gelate pesantissime degli ultimi 15 giorni hanno bruciato tutto. Alcuni agricoltori hanno usato gli strumenti antibrina e le ventole e hanno salvato qualcosina, ma parliamo di poco. A livello nazionale siamo tra le province più colpite in assoluto dalle gelate. In alcuni giorni abbiamo avuto escursioni termiche di 20-25 gradi, e poi c'è anche il problema della siccità. Quindi quella di fronte alla quale ci troviamo oggi è una situazione completamente diversa rispetto allo scenario di 15 giorni fa, in cui si temeva di non riuscire a reperire personale per la raccolta. Oggi siamo nella situazione opposta: abbiamo nelle nostre aziende difficoltà di impegnare il nostro personale, perchè non c'è niente da raccogliere. Al contrario abbiamo tante zone in Italia dove mancherà la manodopera a causa del coronavirus: chi è tornato nelle proprie nazioni, nel 2020 difficilmente potrà tornare".

Dopo i problemi causati dalla cimice asiatica, dopo la siccità e dopo l'emergenza Coronavirus, il gelo è un'ulteriore emergenza davvero pesantissima: "Il ravennate è in una situazione, uso una parola forte, drammatica - specifica Dalmonte - All'emergenza Covid-19, che inzialmente affrontavamo anche con positività, oggi si somma il gelo: emergenza su emergenza, di questo passo arriveremo a fine anno con una situazione davvero drammatica nelle aziende agricole. Inoltre non tutte le aziende si sono potute assicurare contro il gelo, causa tempi stretti e difficoltà logistiche di non potersi spostare negli uffici per stipulare le assicurazioni; e poi la polizza contro il gelo è molto costosa (rispetto ad esempio a quella contro la grandine), e in un momento già difficile per il Coronavirus non tutti possono permettersela. In piu alcune assicurazioni non assicurano più contro gelo e brina per una questione di rischi (coi cambiamenti climatici anche le assicurazioni sono cambiate), e in più certe polizze non sono state fatte nei tempi richiesti da noi, ma su questo stiamo trattando".

Il presidente di Coldiretti Ravenna lancia delle proposte: "Abbiamo necessità di avere strumenti piu semplici come i voucher semplificati, ma soprattutto ci servono degli strumenti finanziari che ci permettano nel 2020 di fare un anno "sabbatico" su imposte e cuneo fiscale anche sulla manodopera assunta nel 2019. Abbiamo chiesto di attivare una deroga sulla legge 102 (legge sulle calamità naturali, ndr), altrimenti andremo in fortissima difficoltà a fine anno. Magari alla fine del 2020 ci si arriva con l'incasso del 2019, poi però si parte da zero. Adesso inizieranno anche i lanci della vespa samurai per il problema della cimice asiatica, speriamo di abbassarne la popolazione. A livello nazionale abbiamo chiesto una sorta di "piano Marshall" per far sì che l'agricoltura, che negli ultimi tempi ha dimostrato di essere motore trainante che non si è mai fermato, non crolli completamente. Abbiamo fatto una serie di proposte e credo che ciò sia fondamentale, non possiamo piangerci addosso ma dobbiamo segnalare tutte le problematiche in maniera propositiva".

Il presidente nazionale Prandini: "Nel "Piano Marshall" Coldiretti misure importanti per i danni da gelo"

"L'agricoltura italiana ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità. Le nostre imprese non possono essere lasciate sole, devono essere sostenute. Sono fondamentali sul piano economico e sociale. Si tratta di una filiera allargata che dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi e d'altra parte proprio l'allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. L'emergenza Covid 19, che pure sta confermando il valore strategico del settore agroalimentare, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità. Ecco perché un evento di dimensioni epiche come quello che sta vivendo il mondo intero non può essere affrontato con interventi normali”. E’ quanto scrive il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’intervento pubblicato sul Sole 24 Ore. 

Nel testo si legge che “una conferma arriva dagli Stati Uniti che hanno varato un consistente pacchetto di misure da 2000 miliardi di dollari per dare ossigeno all'economia e all'agricoltura, in particolare, sono stati destinati sostegni per 48 miliardi di dollari tra aiuti diretti (24 miliardi), programmi alimentari (15,5 miliardi) e per la nutrizione (8,8 miliardi). L'Unione europea non può restare indietro. E per questo riteniamo indispensabile attivare un fondo crisi al di fuori del bilancio agricolo. Se è vero che agricoltura, industria di trasformazione e distribuzione stanno tenendo duro, non si può negare che molte filiere siano in profonda crisi. E su questa crisi, oltre all'epidemia, incidono pesantemente gli eventi climatici, come avvenuto nelle ultime settimane in provincia di Ravenna con gelate record che hanno colpito duro la frutticoltura. Per questo, secondo Coldiretti, che sta terminando le rilevazioni dei danni in campo, è indispensabile ripartire prevedendo una misura speciale di carattere assicurativo per il risarcimento dei danni causati dagli eventi climatici avversi".

Coldiretti ha anche lanciato l'allarme sui rischi che si corrono dal settore vitivinicolo al florovivaismo, dall’olivicola fino alla pesca. A soffrire, infatti, sono tutte quelle attività e quei servizi forniti al settore dell'Horeca che oggi con la chiusura in tutto il mondo di bar e ristoranti rischiano la debacle. Ma è sos anche per molte attività che rientrano tra quelle che integrano la produzione, meglio note come 'attività connesse'. L'agriturismo in primis, ma non solo. “Le nostre filiere si stanno dimostrando all'altezza confermando quella che è la caratteristica dell'agroalimentare Made in Italy e cioè qualità, distintività, sicurezza e sostenibilità – scrive Prandini - non si dovrà più dunque sottovalutare il potenziale agricolo nazionale e soprattutto si dovrà invertire la tendenza. Ci sono le condizioni per rispondere alle domanda dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto 'equo', basato sugli effettivi costi sostenuti. Investire è dunque un imperativo categorico in un’ottica di sviluppo sostenibile che spinga l’innovazione e valorizzi le potenzialità del settore anche nella promozione di energie rinnovabili”. 

Secondo Coldiretti, in attesa che anche Bruxelles apra il cantiere per definire misure forti, occorre agire e con tempestività a livello nazionale. Rastrellare risorse è possibile: ci sono, per esempio circa 12 miliardi di risorse dello Sviluppo Rurale, il secondo pilastro della Politica agricola comune che si affianca agli aiuti diretti. Si tratta di fondi non spesi per una quota dei quali si rischia addirittura il disimpegno. Nei mesi scorsi, come Coldiretti - scrive ancora il Presidente - abbiamo denunciato i ritardi di molte regioni che rischiavano di rispedire a Bruxelles fondi preziosi per sostenere gli investimenti e il ricambio generazionale. Ora quelle risorse potrebbero essere impegnate nell'annualità 2020. Per questo chiediamo un atto di coraggio. L'eccesso di burocrazia è una delle cause della difficoltà di utilizzare i contributi europei. Se veramente vogliamo cambiare registro questa è l'occasione giusta per sostenere l'agricoltura, ma anche tutti i cittadini e il sistema Paese nel suo complesso che mai come in questo momento sta dimostrando di aver bisogno di un'agricoltura in salute ed efficiente. E allora quello che chiediamo è di andare oltre le regole, superare i mille vincoli burocratici e spendere subito. L'articolato progetto elaborato dalla Coldiretti che parte dalla costituzione di un Fondo straordinario Covid 19 per l'agricoltura ha individuato una gamma di misure dove è possibile reperire risorse residuali per alcuni interventi prioritari. Si parte da un pagamento diretto aggiuntivo ed eccezionale fino a 1000 euro ad ettaro per le imprese con un tetto di 50.000 euro detratto il costo del lavoro e che comporterebbe un costo di 5,5 miliardi. Il costo stimato dell'operazione è di circa un miliardo. Priorità poi ai giovani già insediati negli ultimi tre anni che rischiano di perdere gli aiuti. Per gli under 41 si propone l'abbassamento della quota di cofinanziamento sugli investimenti del 20/30%. E poi, ancora interventi supplementari per il benessere animale per promuovere le migliori condizioni con un impegno finanziario indicativo di 500 milioni e voucher per gli agriturismi rimasti vuoti”.

Copagri: "La regione intervenga"

"Le gelate tardive che hanno colpito il territorio ravennate nelle ultime settimane comprometteranno grandissima parte delle produzioni frutticole e causeranno rilevanti danni anche su quelle orticole con ripercussioni gravissime sul reddito delle imprese agricole - aggiunge Alberto Benetti di Copagri Ravenna - La filiera agro-alimentare, ritenuta essenziale nel pieno della crisi determinata dalla diffusione del Coronavirus, rischia di veder compromesse gran parte delle produzioni, con ricadute pesantissime sul reddito delle imprese agricole colpite dalle gelate. Non eravamo ancora usciti dalla crisi determinata dalla cimice asiatica che le avverse condizioni meteorologiche hanno assestato un altro duro colpo al nostro settore ortofrutticolo. La mancata produzione ortofrutticola avrà anche forti ripercussioni sulle giornate degli operai agricoli a tempo determinato, considerato che le lavorazioni di diradamento e raccolta saranno fortemente ridimensionate se non azzerate. Stessa cosa sulla filiera della lavorazione e trasformazione. Copagri Ravenna, consapevole del ruolo trainante che l’agricoltura riveste per l’economia provinciale chiede alla Regione, al Ministero competente e a tutti i soggetti coinvolti il massimo sforzo e sostegno al reddito delle imprese agricole colpite dalle gelate tardive. Copagri Ravenna chiede l’azzeramento dei premi Scau e l’attivazione dello stato di calamità naturale con riconoscimento di contributi a fondo perduto da liquidarsi in tempi celeri alle aziende interessate. Non c’è tempo da perdere, salviamo l’agricoltura ravennate".

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