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Il Coronavirus fa tremare i musei: "Continue disdette, se va bene i visitatori si dimezzeranno"

L'emergenza Coronavirus preoccupa il mondo della cultura a Ravenna, come ha spiegato il direttore di Ravennantica, Sergio Fioravanti

L'emergenza Coronavirus preoccupa il mondo della cultura a Ravenna. Come ha spiegato il direttore di Ravennantica, Sergio Fioravanti, i visitatori del periodo marzo-aprile-maggio rappresentano il 45% del totale degli ingressi nei monumenti gestiti dalla Fondazione. Si tratta di circa 300.000 persone, di cui ne arriveranno "se va bene, la meta'". Basti pensare che sono prenotati oltre 1.000 gruppi, di cui 850 scolaresche. E in questi giorni "i telefoni squillano solo per disdette".

La questione viene toccata durante la discussione di martedì pomeriggio in Consiglio comunale sul Museo Classis, richiesta da una parte dei consiglieri di opposizione e in particolare da Veronica Verlicchi della Pigna. Il complesso delle attività di Ravennantica vale circa 2,6 milioni di euro, cui il Comune contribuisce con un terzo. Nel 2019 si registrano oltre 660.000 visitatori, 275,000 nel complesso di Classe, museo, circa 52,000, porto archeologico e Basilica di Sant'Apollinare. Con il museo che ha contribuito a un riavvio del trend: i visitatori alla Basilica sono infatti scesi nel 2014 a 150.000, la metà rispetto ai primi anni del 2000. L'incasso tra ticket e bookshop ammonta a circa 1,2 milioni di euro, circa la metà di quanto speso. Quando la media nazionale, sottolinea il presidente Giuseppe Sassatelli, varia tra il 5% e il 15%. C'è "l'impegno per introitare più risorse possibile per coprire le spese", ma Ravennantica, con il 50% garantito dagli introiti, è "un modello di gestione a livello nazionale dei beni culturali". Senza dimenticare l'indotto e l'offerta "importante" di lavoro. Vi lavorano infatti 65 persone a tempo indeterminato, il 18% uomini, il 91% donne e il 77% laureato.

Agguerrita, Verlicchi, che discute anche con il civico Alvaro Ancisi: "Non faccia la verginella politica", gli manda a dire; "non ha mai visto questo baraccone così degradato come con questa presenza", la replica. La consigliera ricorda i 22 milioni di euro di costo del museo, in gran parte pubblici, circa il 60%: 2,4 milioni dal Comune oltre all'immobile, 8,4 dallo Stato, 3,1 dall'Ue, 6,7 dalla dalla Fondazione Cassa di risparmio e 730.000 euro dalla Regione. "Doveva essere inaugurato anni fa", stigmatizza e "per riempirlo sono stati depredati gli altri musei del territorio". La spesa, concorda Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, ne deve fare "una risorsa aggiuntiva forte al patrimonio ravennate. E finora non è avvenuto".

Alberto Ancarani di Forza Italia si chiede "se oggi, con il senno di poi, lo avremmo favorito". Insomma, "ne è valsa la pena?". Per il forzista "probabilmente il gioco non valeva la candela". Al museo "manca un pezzo eccezionale che richiami la gente", interviene la consigliera della Lega Rosanna Biondi. Michele Panizza del gruppo misto mette in luce che "al momento non porta gente, si confida nel futuro lo farà". La struttura è bella ma i costi sono elevati, aggiunge. Dai banchi della maggioranza, Lorenzo Margotti del Partito democratico sottolinea che "si sta portando a valore sia l'investimento sia la qualità del disegno originario", mentre per Matteo Casadio di Italia Viva che "il Comune contribuisca alla cultura è motivo di vanto". Il museo è un "patrimonio da sviluppare sempre più". (fonte Dire)

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