Coronavirus, nuova stretta in vista: a rischio chiusura ristoranti, parrucchieri e palestre

Ad appena tre giorni di distanza dal decreto che ha introdotto le prime limitazioni alla "movida" e ai contatti sociali, nelle prossime ore Conte potrebbe decidere su un'ulteriore stretta

Ad appena tre giorni di distanza dal decreto che ha introdotto le prime limitazioni alla "movida" e ai contatti sociali, nelle prossime ore - secondo alcune previsioni anche già da venerdì sera - il presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe decidere su un'ulteriore stretta per fermare la grande crescita dei contagi Covid in Italia. Una serie di misure stringenti da computare all’ultimo decreto.

Prendendo spunto dalla Francia, dove dopo aver superato abbondantemente i 20mila contagi giornalieri il presidente Emmanuel Macron ha optato per un coprifuoco dalle 21 alle 6 nelle principali città del Paese, Conte potrebbe predisporre, su consiglio del Comitato Tecnico Scientifico e d'intesa con gli enti locali e i ministri, un lockdown dalle 22 fino alle prime ore del mattino, consentendo comunque le uscite per necessità o per motivazioni lavorative.

Scatterebbero, dunque, chiusure totali dei locali pubblici, tra cui ristoranti, pub, bar e pasticcerie. Tra le altre ipotesi in campo anche il ritorno della didattica a distanza per le scuole superiori e lo stop a palestre, parrucchieri, cinema e teatri. Tali disposizioni durerebbero per diverse settimane, probabilmente durante ottobre e novembre. Tra i possibili interventi anche la riduzione del numero di studenti all’interno degli autobus. Misure che dovranno essere concertate con le regioni, onde evitare di ritrovarsi con provvedimenti eterogenei.

Un passo in avanti, dunque, per fermare la curva: secondo alcuni esperti sarebbe una mossa essenziale per evitare un lockdown totale tra una settimana, salvando in qualche modo le feste Natalizie e l'economia nazionale in un mese cruciale come dicembre. Il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, a tal proposito, ha chiesto a Giuseppe Conte di convocare una riunione al suo ritorno da Bruxelles, a stretto giro, per adottare una serie di provvedimenti da concordare con le regioni.

“L’andamento dei contagi dimostra come la riapertura delle attività di acconciatura ed estetica non abbia sortito effetti negativi sulla diffusione della pandemia, grazie al rigido rispetto delle norme e dei protocolli, a differenza di quanto avviene tra gli abusivi. Se consideriamo poi che, secondo le nostre stime, i fatturati dell’acconciatura e dell’estetica chiuderanno l’anno mediamente almeno con un 10% in meno rispetto al 2019 e che il ristoro dello Stato si è rivelato molto parziale; ad esempio, in riferimento al credito d’imposta sulle spese di sanificazione e sicurezza, è stato fortemente ridotto dal 60% al 9% (e al massimo, grazie alla forte azione di Cna arriverà al 28% con la conversione del “Decreto Agosto”). Per questo crediamo che vada evitata a tutti i costi la possibilità di una seconda chiusura delle imprese del settore”. È un vero e proprio appello alle istituzioni quello di Roberto Zattini, presidente dell’Unione Benessere e Sanità di Cna Ravenna e di Nevio Salimbeni, responsabile Cna della stessa Unione.

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“La piaga dell’abusivismo – afferma Zattini - è in continua espansione nel settore dei servizi alla persona: nel 2018 il tasso di irregolarità di acconciatori e centri estetici risultava, secondo dati del centro studi Cna, intorno al 20% del mercato. Infatti è proprio nell’abusivismo che vanno individuati i pericoli della diffusione del virus, vanificando lo sforzo collettivo di contenimento del contagio; ed è per questo, oltre che per la tutela del mercato, che chiediamo un’intensificazione dei controlli in questa direzione”. “In questi mesi – conclude Nevio Salimbeni, responsabile Cna Benessere e Sanità di Ravenna – la grande maggioranza delle imprese del benessere si è sacrificata fino in fondo, promuovendo ed accettando un protocollo rigidissimo, per garantire la sua parte di sicurezza contro la pandemia e fornire al meglio (con il sorriso, nonostante la fatica) un servizio di qualità. Nuove restrizioni non avrebbero senso per questo settore specifico e rischierebbero di compromettere la sopravvivenza delle imprese. Come associazione – conclude Salimbeni - siamo pronti a confrontarci con le istituzioni per individuare le soluzioni più efficaci e giuste”.

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