Autunno grigio per le attività del centro storico: "Una situazione che ci sta massacrando"

Dopo la ripresa estiva, ora crolla di nuovo il lavoro per bar e ristoranti. E la chiusura di musei e monumenti? "Una coltellata alle spalle"

Con l'arrivo del nuovo Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che entrerà in vigore dal 5 novembre, arrivano nuove limitazioni per cittadini e aziende con l'obiettivo di far fronte all'emergenza Covid-19. E l'ulteriore stretta sembra coinvolgere da vicino le attività del centro storico ravennate, vista l'introduzione del coprifuoco alle 22 e la chiusura di mostre, musei e luoghi della cultura.

Attività in crisi: calo del fatturato e incertezza

"La ristorazione è già 'castrata' a pranzo, perchè si può allungare un po' il servizio, ma non più di tanto - afferma Mauro Mambelli, titolare del ristorante La Gardèla in via Ponte Marino e presidente di Confcommercio Ravenna - Il discorso è: se va avanti in questo modo e dovessimo ricadere in zone a rischio più elevato, con a quel punto l'assenza di ristorazione, si rischierebbe il disastro. Già ora abbiamo un calo del 70%".

Il dato è confermato anche da altri imprenditori del centro, come Matteo Siboni di Fricandò in via Maggiore che, oltre a essere bar e ristorante, è anche bottega alimentare: "La paura generalizzata che c'è porta a un calo su tutta la linea della giornata, il problema non è solo alla sera. Abbiamo notato un grande calo soprattutto nell'ultima settimana. Ora stiamo ampliando la proposta della bottega alimentare per supplire a questo calo, ma sono solo palliativi".

Sono state messe in atto "misure vaghe e a volte insensate - secondo Anna Marcis, front office dell'albergo, ristorante ed enoteca Cappello in via Iv Novembre - Nessuno sa esattamente cosa succederà. Penso che come hotel si andrà un po' in perdita, come ristorazione non sappiamo proprio cosa aspettarci".

"Siamo assolutamente contrari a questa gestione. Abbiamo fatto delle manifestazioni e ne verranno altre. Abbiamo capito ormai qual è il giochetto: togliere alla gente tutte le occasioni di uscire fuori casa. Non rimanendo aperto nulla alla fine si sta a casa. Questa severità, ma anche l'incertezza dei vari dpcm, non ci sta bene - riprende Mambelli - Oggi stanno accusando noi, ma doveva partire già da prima una serie di precauzioni. Quest'estate sembrava tutto finito e ora siamo tornati a essere noi gli untori. E' una situazione che ci sta massacrando. Abbiamo manifestato, ma finora non è servito a niente. Non ci ascoltano. Il premier dice che dobbiamo tutti contribuire: ma noi abbiamo adottato tutti i protocolli, abbiamo acquistato i dispositivi di sicurezza senza nemmeno chiedere rimborsi, abbiamo investito denaro per tutto questo. Anche altre attività, come le palestre, hanno fatto altrettanto".

Timori per la chiusura di monumenti e musei

Ulteriori paure per le attività del centro storico ravennate derivano dalla chiusura di monumenti e musei, che si va a sommare a quella degli altri luoghi della cultura (teatri e cinema) già costretti a fermarsi. "E' un'ulteriore stretta - spiega Mambelli - Siccome hanno visto un po' di movimento di domenica, hanno pensato a ciò che creava il movimento, cioè monumenti e musei. Non hanno chiuso i ristoranti, ma di fatto ci hanno dato una coltellata alle spalle".

"Adesso si vedrà ancora meno gente in giro - conferma Siboni di Fricandò - Il circuito mosso fino adesso andrà a sparire. Con il nostro locale abbiamo la fortuna di essere fuori dalla Ztl e questo forse ci aiuterà, ma la situazione comunque non è rosea. Adesso il turista non c'è quasi più. Il lavoro è calato del 70%". "Lo scenario che si apre davanti a noi ora è disastroso dal punto di vista turistico - afferma Anna Marcis del Cappello - Ci sarà qualche ospite in città per motivi di lavoro, ma niente turisti".

Alti e bassi: dalla ripresa al temuto nuovo lockdown

Luci e ombre colorano quest'autunno 2020 per i ristoratori ravennati. Se i segnali di ripresa e conforto c'erano stati, anche recentemente, ora lo scenario che si prospetta sembra essere più nero che mai. "Quest'estate la situazione si era ripresa bene. Non tutte le città sono andate come Ravenna, forse perché anche l'amministrazione ci ha concesso tanto spazio esterno - ammette Mambelli - Quello spazio fuori ci ha consentito di fare i numeri più o meno degli altri anni. Ovvio, non abbiamo recuperato i mesi di chiusura ma avevamo ricominciato a risalire la china. Adesso si ritorna indietro. I soldi di marzo e aprile non vengono compensati dagli aiuti, i mesi estivi sono stati come l'anno scorso, ma ora anche questi mesi saranno al ribasso. Sarà un bilancio assolutamente negativo. Io personalmente ho guardato il bilancio della mia azienda e non volevo crederci. Devo dire che l'amministrazione di Ravenna ha lavorato bene, purtroppo però da sopra continuano ad affossarci".

"Stava andando bene - riferisce Marcis per il Cappello - c'era stata una bella ripresa, poi con la chiusura serale siamo tornati giù. In estate era andata bene, non come l'anno scorso, ma c'era stato molto turismo italiano che di solito a Ravenna mancava. Spero che questo si mantenga per l'anno prossimo: il fatto che tanti italiani siano venuti qui ci fa ben sperare per il futuro". "Il lockdown primaverile lo abbiamo vissuto portando avanti l'attività in due: io e mia moglie - racconta Siboni di Fricandò - Portare avanti il servizio per noi era basilare. La ripartenza poi è stata molto dura, con gli ingressi scaglionati dei clienti. Lo sforzo è stato importante, ma nel giro di un mese eravamo tornati a livelli buoni, non come l'anno precedente ma quasi. Ora siamo di nuovo al crollo".

Eppure in questa situazione di estrema difficoltà si tende a vedere comunque uno spiraglio positivo. Il titolare di Fricandò infatti riferisce di una curiosa novità portata dalla didattica a distanza: "Qualche ragazzo ha preso l'abitudine di venir qui per il wi-fi. Di questo almeno siamo contenti, ci piace poter offrire questo servizio alla comunità".

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