Coronavirus, quarantena sotto controllo con app e selfie: rintracciati i primi trasgressori

Quando sopraggiungono dubbi si procede dunque a un controllo sul posto degli agenti per accertare se si tratta effettivamente di una violazione dell'obbligo di quarantena

Controllare il rispetto della quarantena riducendo i rischi a zero: questo è l'obiettivo che le forze di polizia cercano di raggiungere tramite la tecnologia. Telefoni, smartphone e app tornano utili agli agenti per assicurarsi che le persone affette dal Coronavirus o in quarantena cautelativa non si allontanino dalla propria dimora. "Riscontro assolutamente positivo dell'attività di monitoraggio in remoto - commenta Andrea Giacomini, Comandante della Polizia Locale di Ravenna - una modalità di controllo a distanza che consente di ridurre, se non azzerare, il rischio di contagio per gli agenti".

In queste settimane si è parlato molto di questo nuovo sistema di monitoraggio, che funziona anche tramite le app del cellulare per scopire se qualche persona viola la quarantena, tanto che fra alcune persone si è diffusa la paura di un controllo al limite dello spionaggio. Le cose, in realtà, non stanno così. Si tratta infatti di un'attività di screening preliminare che sfrutta la geolocalizzazione permessa da alcune applicazioni di largo uso fra la popolazione. 

Come funziona questo controllo? La task force della Polizia ha degli elenchi di nominativi aggiornati quotidianamente e forniti dall'autorità sanitaria, che comprendono le persone poste sotto quarantena. Per verificare la posizione dei cittadini innanzitutto si procede a una verifica telefonica. Nel caso dei numeri di telefono fissi, la risposta dell'utente sotto controllo è già di per sè una garanzia di rispetto dell'obbligo. Nel caso il recapito sia un numero di telefonia mobile, invece, si richiede alla persona posta sotto controllo di confermare la propria posizione tramite app (Google Maps o Whatsapp, per esempio, consentono di inviare la posizione attuale) o attraverso un selfie, una foto di sè stessi che renda riconoscibile il luogo in cui ci si trova.

"I risultati sono soddisfacenti - spiega il comandante Giacomini - e abbiamo ricontrato anche il gradimento da parte dei fruitori che in questa maniera evitano il controllo diretto a casa. Ma deve essere un controllo rigoroso: infatti, nel caso di persone positive al Covid-19, il mancato rispetto dell'obbligo corrisponde a una importante violazione".

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Come si scopre un irregolare? Risposte evasive e incapacità di verificare la posizione del soggetto sono gli elementi che fanno insospettire la task force della Polizia locale dedicata a questa attività. Quando sopraggiungono dubbi si procede dunque a un controllo sul posto degli agenti per accertare se si tratta effettivamente di una violazione dell'obbligo di quarantena. Un lavoro di monitoraggio smart che, al momento, ha evidenziato un comportamento generalmente corretto dei ravennati posti in quarantena: finora, infatti, sono solo due i trasgressori rintracciati dalle forze dell'ordine partendo dai controlli in remoto.

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