Coronavirus, anche in Romagna casi di "ri-positivizzazioni": come vengono gestiti

Ci si può ri-ammalare di Coronavirus? Anche in Romagna non mancano segnalazioni di recidive, vale a dire persone che manifestano per una seconda volta la malattia dopo essere state dichiarate guarite

Ci si può ri-ammalare di Coronavirus? Ovviamente il tema è oggetto di un'ampia discussione scientifica a livello mondiale, discussione che si interseca con quella, nata fin dalla fase più acuta dell'epidemia, sull'immunità - di gregge o personale che sia – che deriva dall'essere stati infettati dal virus e per questo avere una certa protezione. Anche in Romagna non mancano segnalazioni di recidive, vale a dire persone che manifestano per una seconda volta la malattia dopo essere state dichiarate guarite. Come vengono gestiti questi pazienti? Lo spiega Raffaella Angelini, il dirigente a capo dell'Igiene pubblica dell'Ausl Romagna. 

Dottoressa Angelini, ci sono casi di recidive anche in Romagna?
E' più corretto parlare di 'ri-positivizzazioni', piuttosto che di recidive, dato che non è detto che sia una ripresa della malattia, soprattutto quando non è accompagnata da sintomi e il referto da cui emerge la nuova positività è assolutamente casuale, come può esserlo uno screening generale in una casa di riposo e il tampone che viene fatto in ingresso all'ospedale. Dall'altra parte c'è l'estrema sensibilità del test che consente di rilevare quantitativi ridottissimi di genoma virale, cariche bassissime in cui potrebbe anche non esserci virus in grado di contagiare. Non necessariamente quindi ha un significato di ripresa della malattia.

Come vengono gestiti questi casi?
Le indicazioni ministeriali attualmente vigenti in Italia sono che ogni caso positivo, anche a bassissima carica, va considerato come positivo a tutti gli effetti e a scopo precauzionale trattato come tale, ma da un punto di vista clinico ed epidemiologico questa positività ha un significato diverso. Ha lo stesso significato di quelle persone che continuiamo a trovare alternativamente positive e negative al tampone per 3-4 mesi, e non si riesce a dichiarare la loro guarigione virologica perché non si riesce mai a mettere insieme due tamponi negativi consecutivi, come vuole la norma per dichiarare ufficialmente la guarigione.

Sono casi rari?
No, anzi è abbastanza frequente, tanto che anche la Regione, che ci dice di controllare periodicamente gli ospiti delle case di riposo, dà come indicazione di non verificare quelli che hanno avuto una diagnosi passata e sono risultati guariti, dato il rischio di trovare positività che poi sono da gestire come tali a tutti gli effetti, col problema non facile di rimettere in isolamento persone per tanti mesi, ma che in realtà non rappresentano un vero pericolo.

Ma queste ri-positivizzazioni possono portare ad aggravamenti, col ritorno di sintomi gravi?  
Non è dimostrato che questi nuove positivizzazioni portino a sintomi gravi, almeno a quanto visto fino ad esso non ci sono elementi che dimostrino la tendenza a recidivizzare della malattia. Dobbiamo tenere conto che è una malattia di cui si conosce poco e quindi ci si muove a livello precauzionale, per cui ogni tampone positivo comporta che il paziente venga gestito come tale, ma si pensi anche che secondo le indicazioni dell'Oms non servirebbe neanche fare i due tamponi negativi per essere dichiarati guariti: i pazienti possono essere considerati guariti 15 giorni dopo i sintomi, senza fare controlli di guarigione. Questo perché alcuni Paesi non si possono permettere di fare i due tamponi di guarigione, poi perché appunto c'è molta difficoltà a ottenere la negativizzazione.

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