Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Coronavirus a scuola: da ottobre a marzo 277 focolai in provincia, il picco a febbraio

La fotografia dell'anno scolastico segnato dal Covid-19 secondo i dati dell'Ausl. Nella seconda parte dell'anno pesa la variante inglese che ha colpito maggiormente la popolazione giovane

La battaglia combattuta contro la diffusione del Coronavirus all'interno degli edifici scolastici della provincia ravennate è ancora di stringente attualità. Una lotta nella quale sono stati coinvolti il dipartimento di Salute Pubblica di Ausl Romagna e le scuole del territorio, con studenti, docenti e personale scolastico in prima linea. E ora che ci si avvia verso la conclusione di questo difficile anno scolastico segnato dalla pandemia, l'Ausl presenta il report di attività e gestione Covid nelle scuole della provincia di Ravenna, mettendo nero su bianco i numeri del contagio in ambito scolastico.

Da ottobre 2020 a marzo 2021 si sono verificati 277 focolai (con altrettanti casi primari) nelle scuole provinciali di ogni ordine e grado, dagli asili nido alle scuole superiori della provincia. Da questi focolai (composti da 1 a un massimo di 39 casi secondari) si sono originati almeno 1.028 casi secondari certamente riconducibili (per la stragrande maggioranza studenti, ma anche alcuni componenti del personale scolastico), quindi con una media di 3,7 casi secondari per focolaio. Numeri certamente alti, che coinvolgono circa un migliaio di studenti, ma che corrispondono a circa il 25% dei casi totali riguardanti minori di 18 anni nella nostra provincia che sono stati, nello stesso periodo, 4.135. Un dato che nel suo complesso sottolinea "l'azione efficace degli istituti scolastici", dichiara la direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Ausl Romagna Raffaella Angelini.

Lo studio di Ausl ha tenuto distinto in due periodi l'anno scolastico, prendendo in considerazione il trimestre ottobre-dicembre 2020 e il trimestre gennaio-marzo 2021. Una distinzione resa necessaria dall'arrivo nel nostro territorio della cosiddetta variante inglese del SarsCoV-2 che ha anche portato a una rivalutazione delle misure di controllo a livello nazionale con una ricerca retrospettiva dei contatti oltre le 48 ore prima dell'insorgenza dei sintomi o dell'esecuzione del tampone positivo. "Nella prima parte dell'anno scolastico, fino a Natale, eravamo impegnati con il virus 'classico', poi si è registrato un aumento della variante inglese - afferma Angelini - che corrisponde alla quasi totalità del virus attualmente presente nel nostro territorio, una variante caratterizzata da una maggiore contagiosità, che ha inciso soprattutto sulla fascia giovanile della popolazione". Tra febbraio e marzo si è giunto così all'apice della cosiddetta seconda ondata, con un parallelo interessamento delle scuole. "E' stato necessario fermare le scuole, e questo ha portato un effetto benefico sulla circolazione del virus" spiega Angelini.

L'attività di contact tracing è stata il fulcro delle strategie di prevenzione del contagio del Covid anche all'interno degli istituti scolastici. In entrambi i periodi analizzati la maggior parte (dal 60% al 70%) degli screening di classe effettuati ha dato esito negativo, il che testimonia la generale efficacia delle procedure adottate. Dai temponi di screenig effettuati nelle scuole sono comunque risultati 1.028 casi secondari ai 277 focolai rintracciati da ottobre a marzo. Di questi 456 (116 i focolai) nel primo trimestre e 572 (161 focolai) nel secondo. Numeri che evidenziano come la seconda fase sia stata interessata da un incremento del numero di focolai e di casi secondari, con un picco nel mese di febbraio.

Facendo proprio un raffronto fra le classi coinvolte in tutta la Provincia da un intervento del dipartimento di Salute pubblica tra il periodo ottobre-dicembre 2020 (media mensile) e febbraio 2021 si nota come si sia passati da 202 classi nel primo periodo alle 345 di febbraio 2021, un aumento superiore al 70%. Andando a guardare con maggior attenzione i territori si evince come gli incrementi maggiori (tra primo e secondo periodo) si siano registrati nei distretti di Faenza (+196%) e Lugo (+31%), seguiti da quello di Ravenna(+22%). A ogni modo sia nel primo che nel secondo positivo su 100 interventi solo 30 hanno rintracciato almeno un contagio secondario e quindi un focolaio scolastico.

Distinguendo infine se il focolaio sia partito da uno studente o da un docente, si può osservare che i dati mutino a seconda dell'ordine scolastico. Infatti se al nido sono sati 8 i focolai originati da uno studente e 11 quelli originati da un insegnante, il rapporto si sbilancia con l'aumentare dell'età scolastica: scuola dell'infanzia (23 focolai con caso indice studente, 21 docente) scuola elementare (50 studente, 36 docente), scuola media (61 studente 16 docente), scuola superiore (41 studente, 10 docente). Sul numero complessivo di focolai, dunque, nel 34% si è trattato di una partenza dal personale scolastico e nel 66% dagli studenti. Mentre se si guarda il numero medio di casi secondari rispetto al singolo focolaio si scopre che i focolai più estesi si sono verificati nella scuola dell'infanzia (5,8 casi per focolaio) dove, inevitamìbilmente, era più difficile limitare i contatti stretti.

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