"Cozze di piattaforma salubri": ecco la "cozzata" dei pescatori per dimostrarlo

Le cozze "da piattaforma" non solo sono "salubri, ma sono tra le migliori per qualità sul mercato". A confutare affermazioni e allarmi di Greenpeace sono i pescatori di Ravenna

Le cozze ''da piattaforma'' non solo sono "salubri, ma sono tra le migliori per qualità sul mercato". A confutare affermazioni e allarmi di Greenpeace sono i pescatori di Ravenna, in particolare quelli delle due cooperative che hanno un appalto con Eni per pulire i piloni delle piattaforme. Che permette loro di raccogliere ogni anno 6.000 quintali di mitili che finiscono sulle tavole degli italiani. E dato che la conferma migliore arriva dall'assaggio, mercoledì hanno invitato la stampa a Marina di Ravenna per una ''cozzata'' con politici e imprenditori del settore offshore alle prese con l'imminente referendum sulle trivelle.

Come spiega la loro portavoce Marcella Pacchioli, "i dati citati da Greenpeace riguardano un centinaio di piattaforme da cui non si raccolgono cozze, a parte 14". E su queste sono le analisi dell'Ausl, effettuate a inizio stagione e poi ogni 15 giorni, a garantire la salubrità''. Senza dimenticare che "entro le 12 miglia le norme sono particolarmente stringenti". Dunque dalle affermazioni di Greenpeace arriva una "danno di immagine e una pubblicità altamente negativa che a breve faranno vedere i loro effetti". Ma non si tratta solo di cozze. Intorno alle piattaforme regionali si dilettano di pesca sportiva 35.000 persone e con l'off limits a 500 metri si registra un ripopolamento di fauna e flora marina. "Le cozze sono super monitorate e hanno un certificato di qualità", conferma il produttore Giovanni Fucci sbandierando il certificato dell''Ausl durante il pranzo all'azienda "Bambini". Con il pensiero che va proprio al referendum del 17 aprile. "Non siamo preoccupati perchè non passera''. Gli italiani sono intelligenti e non cadranno nel trappolone", sottolinea Franco Nanni, presidente del Roca.

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Anche perchè se invece il referendum passasse, il Governo non potrebbe legiferare in materia per cinque anni e si fermerebbe la produzione, unica a garantire occupazione. Come sottolinea Angelo Cellini, ex lavoratore nell'offshore, con il si'' dal 18 aprile 26 piattaforme chiuderebbero col rischio di blocco totale anche per quelle oltre le 12 miglia. Verrebbe a mancare infatti la quantità di gas per immettere in circolo il metano estratto. E non c'è bisogno di aspettare per vedere se le previsioni più fosche si avvereranno: Alberto Rossi della "Neptune", fornitore navale delle piattaforme, rimarca che "già c'è una perdita di lavoro, con Eni che ha ridotto le manutenzioni". Un problema non solo per l'indotto, ma anche per i trasporti e per chi affitta appartamenti. "Ho 12 dipendenti e non so cosa farò". ''Sul quesito è divisa la Cgil, con la Fiom per il sì e'' la Filctem per il no. "Si lavora in pieno rispetto della sicurezza e dell''ambiente - giura il segretario provinciale Massimo Marani - e sono invece tante le strumentalizzazioni, dalla piattaforma Angela Angelina alla vicenda Guidi. Comunque, precisa, "difendo i lavoratori, non i petrolieri". (Agenzia Dire)

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