Negozi vuoti in via Diaz, proprietari dei locali in crisi: "Siamo vessati dalle tasse e nessuno affitta più"

A dire la sua, questa volta, è il proprietario di un locale: "Per il negozio vuoto non è arrivata neanche una richiesta d'interesse, a prescindere dal prezzo che ancora non è stato concordato"

Non si placa la polemica sollevata dai negozianti di via Diaz, strada di passaggio che connette la stazione dei treni con il centro storico e in cui ultimamente si sta susseguendo un "cessata attività" dietro l'altra - anche se c'è anche chi ancora resiste a denti stretti. A dire la sua, questa volta, non è un negoziante, ma il proprietario del locale al civico 54 (nonchè di due appartamenti nello stesso stabile), sotto ai portici di fianco al bar-pizzeria De Rose (il cui titolare nei giorni scorsi si è espresso sulla crisi della via).

"Sono un ravennate espatriato a Milano, ma con la sua città nel cuore - spiega Alberto Bernardi, figlio dello storico tenore Giuliano Bernardi - Viaggio molto per lavoro, e quando torno a Ravenna vengo colto dalla disperazione nel vedere lo scempio in cui versa il nostro centro storico. Sono testimone diretto dell'abbandono di via Diaz, storica e importante arteria commerciale. La vedo morire ogni giorno ed è una cosa indecente. Tutte le volte che torno faccio il confronto con tanti altri centri città: la nostra è una tra le città più affascinanti d'Italia, ma il centro storico sta morendo".

Bernardi dà voce alla componente dei proprietari degli immobili commerciali di via Diaz: "Ci troviamo in una situazione incredibile: siamo vessati dalla tassazione, con immobili che hanno perso circa il 40% del valore in dieci anni e senza alcuna prospettiva di affittare. Non si tratta nemmeno di un tema di affitti elevati: nessuno si avvicina più a via Diaz per investire, e questo è un vero dramma per il tessuto economico e per la città. Il mio stabile fino a gennaio era un negozio di giocattoli: poi ha chiuso perchè non riuscivano più a pagare il canone d'affitto, nonostante lo avessimo abbassato. Da allora è passato quasi un anno, e per il negozio non è arrivata neanche una richiesta d'interesse, a prescindere dal prezzo che ancora non è stato concordato. E' anche comprensibile, visto lo stato in cui versa via Diaz: se io fossi un imprenditore e dovessi aprire un'attività, sicuramente non aprirei in via Diaz, ma neanche a Ravenna in generale. La città è trattata male da troppi anni".

Bernardi, la cui famiglia ha sempre vissuto in via Diaz, ripercorre gli anni addietro: "Una volta via Diaz era il vero centro della città, la via più storica. Poi negli anni si è trasformata, per tutta una serie di motivi. Prima è sparita la Rinascente, poi l'incuria sotto i portici che sono ridotti a uno schifo: il mio stabile è tutto sporco, pieno di graffiti, con fili che pendono dal soffitto. Tutto ciò ha portato a una diminuzione del numero di potenziali vetrine, a una diminuzione dell'attenzione sulla via da parte dei ravennati e sicuramente non aiuta neanche i turisti e l'idea che si possa andare a fare due passi nella via: ci si ferma a Piazza del Popolo, visto che tutti gli investimenti negli ultimi anni sono stati riservati alla zona che dalla piazza va verso via Cavour. E' stata lasciata andare, e lo dimostrano anche i problemi che si susseguono ai Giardini Speyer. E' un biglietto da visita negativo per i tanti turisti che arrivano con il treno o il pullman in stazione. Ci tengo molto a Ravenna, è la mia città e vederla così è un grande dispiacere".

Il tanto criticato "problema dei parcheggi", per Bernardi, è sì presente, seppur non così incidente: "Io ho la fortuna di avere un garage interno, ma quando viene qualcuno a trovarmi non sa mai dove parcheggiare. Però i ravennati spesso si spostano in bici, per cui non credo che questo problema abbia avuto un impatto così forte sulla crisi del centro storico". Il primo problema è invece, secondo Bernardi, "lo stato di disinteresse nei confronti del centro, con un'attenzione spostata sullo sviluppo dei centri commerciali. Anche in una realtà come Milano i centri commerciali stanno iniziando a fallire, e Milano è sempre stata anticipatrice di aspetti economici e trend a livello nazionale. Credo che oggi investire nei centri commerciali abbia poco senso: da una parte comporterà un ulteriore abbandono del centro e, dall'altra, non tirano più. Non si può fare quattro centri enormi a Ravenna e sperare che possano sopravvivere. C'è una difficoltà nel capire cosa serve a Ravenna per vivere meglio. Raimondi (che ha chiuso i battenti dopo 50 anni, ndr) è stato mio affittuario per vent'anni, così com'è stato mio affittuario anche Pollini: se abbandonano realtà così importanti, significa che non trovano un tessuto che possa dargli un riscontro economico. Questo deve fare riflettere".

Cosa fare, dunque, per cercare di dare nuova vita alla strada? "Servirebbe una sorta di "piano Marshall" per mettere insieme pubblico e privato, un tavolo per ragionare su cosa possiamo fare per via Diaz - conclude Bernardi - Io da privato sono il primo a essere disponibile, insieme al pubblico, a valutare investimenti per rimodernare la via, ma non possiamo essere noi privati da soli. Iniziamo a ripulire i portici, a rivedere l'illuminazione, a creare una situazione infrastrutturale più bella alla vista e anche a rivitalizzare la strada con eventi e bancarelle per riportare la gente. Credo che così tornerebbero gli investimenti, ma se il pubblico non parte il privato non investe. Senza un intervento deciso e riqualificante del Comune e delle istituzioni, senza un appoggio pubblico serio, parte del nostro centro storico morirà, se non è già morto, e questo è inaccettabile per ogni ravennate. Il privato può fare poco da solo, ma i privati affiancati da un Comune lungimirante e con la voglia di far crescere il proprio centro possono e vogliono contribuire".

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