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Scopre di avere un cancro e vola a New York per correre la Maratona: "La speranza è una bella spinta"

Una foto simbolo davanti alla scritta Hope, "speranza": è quella scattata dai tre pazienti dello Ior, Istituto oncologico romagnolo, che domenica hanno partecipato alla maratona di New York

Una foto simbolo davanti alla scritta Hope, "speranza": è quella scattata dai tre pazienti dello Ior, Istituto oncologico romagnolo, che domenica hanno partecipato alla maratona di New York, la gara più famosa al mondo. Con un unico obiettivo: quello di non lasciarsi fermare dal tumore, ma soprattutto portare in giro un forte messaggio di speranza.

Protagonisti di questa impresa sono Monica Giunta, Valter Marcelli e Cristian Galli, 47enne nato a Rimini ma residente da 15 anni a Ravenna, dove lavora come agente della Polizia locale.Sposato e con due figli di 13 e 10 anni, Cristian ha scoperto di soffrire di un carcinoma polmonare tre anni e mezzo fa. "Mi ero accorto di soffrire di disturbi all’occhio destro – spiega – ma non mi sarei mai immaginato che quell’anomalia al campo visivo si rivelasse poi essere una metastasi. Ho sposato un protocollo sperimentale di terapia a bersaglio molecolare presso l’Irst di Meldola: devo prendere pastiglie tutti i giorni e farmi controlli una volta al mese. Dopo un iniziale periodo in cui il tumore dava segni di regressione, ora sembra essersi arrestato: quanto basta per poter prendere parte a questo splendido progetto. Nel periodo successivo alla diagnosi, nonostante sia sempre stato uno sportivo, avevo cessato la mia attività: ma da quando sto meglio ho ripreso piano piano a muovermi, e ho notato come anche gli effetti collaterali delle terapie siano meno pesanti. La vita è bella, bisogna viverla al massimo finché ne abbiamo la possibilità: spero che questo messaggio arrivi anche ai miei “colleghi” a Meldola, che ogni giorno come me lottano contro questo terribile male".

"Quando hanno iniziato il progetto 'Road to New York', questi ragazzi potevano solo sperare di arrivare al traguardo della Maratona più famosa del mondo - commenta lo Ior - Così come, quando hanno iniziato il loro percorso di cura, potevano solo sperare di riuscire a sconfiggere il cancro che li aveva colpiti. La speranza è una bella spinta, ma diventa ancora più potente quando si trasforma in consapevolezza. Questi ragazzi il giorno della gara si sono svegliati con una consapevolezza in più: quella di poter affrontare 42 km, di riuscire a non mollare nei momenti più duri, di essere in grado di fare imprese al di là di tutto, anche della malattia. L'augurio è che la stessa cosa succeda con il tumore: che la speranza di poter guarire si trasformi in consapevolezza di poter guarire. Per loro, e per tutti quelli che come loro stanno lottando".

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