Dal letto di ospedale per il Covid alla vittoria al Tour del France: lieto fine per il cervese Dario Marini

"Mai abbassare la guardia, soprattutto adesso". Dario Marini 38enne osteopata della squadra ciclistica Uae Team Emirates il cui atleta Pogačar ha vinto il Tour de France, non si stancherà mai di dirlo

"Mai abbassare la guardia, soprattutto adesso". Dario Marini 38enne osteopata della squadra ciclistica Uae Team Emirates il cui atleta Pogačar ha vinto il Tour de France, non si stancherà mai di dirlo. Marini è originario di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo e lavora in un centro medico di Cervia, città in cui vive. Sotto al sole di Sicilia, mentre lavora al seguito della squadra impegnata nel Giro d'Italia, sorridente e sereno per aver riconquistato la sua vita dopo una difficile battaglia con il Coronavirus, Dario lancia un messaggio di speranza, ma anche un appello all'attenzione. Il suo 2020 è partito in salita: con il virus che a febbraio lo ha costretto in un letto di ospedale mentre era negli Emirati Arabi per lavoro. Una malattia debilitante anche per chi, come lui, ha il fisico di un atleta (ha praticato nuoto agonistico e attualmente si cimenta nel triathlon) e non si è mai concesso eccessi come fumo e alcol. E' stato ricoverato, ha rischiato di essere intubato e ha raccontato di essersi salvato perché la Uae lo ha affidato alla migliore struttura sanitaria degli Emirati Arabi. Al momento delle dimissioni aveva perso 10 chili e per tornare in forma ha dovuto fare un importante percorso, allenandosi con costanza. 

Marini ha raccontato la sua esperienza a Nadia Frulli, giornalista di ArezzoNotizie (Gruppo Citynews). Ed è così che l'importante membro dello staff della maglia gialla ha riconquistato la sua vita di prima. Tanto da poter gioire sotto la torre Eiffel, con la Uae, per la vittoria di Tadej Pogačar al Tour de France. "Se ci penso - racconta ad ArezzoNotizie - ho ancora la pelle d'oca. E' stata un'emozione fortissima. Non solo per me, ma anche per tanti dei miei colleghi che da 30 anni inseguivano questo successo senza riuscire a raggiungerlo. La gioia era alle stelle. A dire la verità eravamo già felici per la maglia bianca conquistata da Tadej e la speranza di conquistare la maglia gialla era remota. Pogačar è stato il primo a crederci ed è riuscito a farci ricredere regalandoci questa enorme soddisfazione. I festeggiamenti però sono stati davvero contenuti". 

Perché le settimane del Tour hanno coinciso con uno dei periodi con il maggior numero di contagi mai registrati in Francia. "Ci hanno sottoposto a tamponi ogni tre giorni, ogni squadra doveva stare isolata. Dopo la gara era possibile frequentare solo persone sottoposte al test e risultate negative. Insomma una condizione diversa dal solito ma necessaria. Io stesso, ancora oggi, continuo a comportarmi come se non avessi mai contratto il virus: uso la mascherina, mantengo le distanze, lavo e disinfetto le mani di continuo. Tutti dobbiamo farlo, perché stiamo entrando di nuovo in un periodo delicato. Mai abbassare la guardia". 

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La sera della vittoria del Tour, la squadra ha prenotato un intero locale - una pizzeria napoletana che si trova proprio sotto alla torre Eiffel - per poter festeggiare: nessun estraneo ammesso. "Il medico è stato perentorio - spiega Dario - anche perché subito dopo si sarebbero disputati i mondiali e adesso siamo impegnati con il Giro. La stagione è estremamente concentrata e nessuno, dagli atleti allo staff, voleva rischiare di perdere occasioni importanti". La gioia per la vittoria, la voglia di nuove sfide al fianco degli atleti, ma anche la riconquista della quotidianità: il Coronavirus non ha impedito il ritorno alla vita di Dario e di tanti che come lui hanno superato la difficile battaglia. "Ma non possiamo sentirci ancora al sicuro e dobbiamo fare attenzione", dice dietro la mascherina. Con il sorriso che sbuca dallo sguardo. 

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