Daniela Poggiali, dopo l'ergastolo gli avvocati preparano l'appello

Il collegio difensivo parla di "movente impalpabile" e di "aspetti tecnici e strutturali della sentenza che lasciano perplessi".

Quarantacinque giorni per preparare l’appello: “e saranno appena sufficienti”. Il collegio difensivo di Daniela Poggiali - l’ex infermiera dell’ospedale Umberto I di Lugo condannata, lo scorso 11 marzo, all’ergastolo per l’omicidio della 78enne Rosa Calderoni - ha preso atto delle motivazioni della sentenza, racchiuse in un fascicolo di 120 pagine, e si prepara ad attaccarle.

Gli avvocati Stefano Dalla Valle e Luigi Biccheddu criticano sia gli aspetti tecnici sia gli aspetti strutturali del documento firmato dal presidente della Corte d’Assise, Corrado Schiaretti. “La sentenza è basata su due elementi particolarmente importanti: il deflussore della flebo e l’emogas. E, soprattutto su quest’ultimo aspetto, ci sono passaggi delle motivazioni che lasciano veramente perplessi”.

“La sentenza – rincarano – ha una struttura a imbuto. Una buona parte descrive Daniela Poggiali nell’ambiente lavorativo, quasi che il suo comportamento basti a giustificare il fatto di averla giudicata colpevole. In appello speriamo in una valutazione più asettica, che non dia peso ad atteggiamenti di cattivo vicinato”.

Il movente, poi, secondo gli avvocati è a dir poco “impalpabile”. “Perché Daniela avrebbe ucciso? Il pm aveva parlato di ‘compiacimento nell’ergersi ad arbitro della vita e della morte’, la sentenza parla di ‘omicidio difensivo, per alzare il livello di sfida’. Ma non c’è una perizia psichiatrica che dimostri che Daniela Poggiali sia anche solo una personalità borderline. E il potassio trovato nell’umor vitreo? Secondo noi la tecnica, definita ‘il vecchio metodo’ dagli stessi periti, usata per il prelievo non è stata quella corretta”.

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Poi, Dalla Valle e Biccheddu attaccano la statistica forense. Il fatto che durante i suoi turni siano morti oltre novanta pazienti, quando il più vicino dei suoi colleghi si fermava a quarantacinque decessi, sarebbe dovuto alla disposizione dei turni e ad appoggi da altri reparti. “Non è che da quando Daniela non lavora più lì, all’ospedale di Lugo si è smesso di morire”. Ma lei, Daniela Poggiali, come vive la situazione? “Una persona che si sente innocente come può vivere l’ergastolo? È molto provata, anche fisicamente. E con l’abbandono del fidanzato Luigi ha perso un punto di riferimento. In carcere, però, si tiene impegnata, lavora. E ha trovato il supporto anche del personale di guardia”.

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