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"Pericolo di reiterazione del reato": l'ex infermiera Daniela Poggiali resta in carcere

Inoltre recenti messaggi Whatsapp scambiati con una parente che lavora in una struttura per anziani fanno pensare che potrebbe rendersi protagonista "di condotte della stessa indole" anche al di fuori di un ospedale

L'ex infermiera 48enne dell'Ausl Romagna Daniela Poggiali deve rimanere in carcere. Lo ha deciso lunedì il Tribunale della Libertà di Bologna respingendo la richiesta formulata dagli avvocati della donna di annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare che la vigilia di Natale aveva fatto finire la 48enne in cella a Forlì per "pericolo di reiterazione del reato". La misura, come spiegato dalla stampa locale, era scattata su richiesta della Procura di Ravenna in ragione della condanna pronunciata dal Gup il 15 dicembre scorso in abbreviato a 30 anni di reclusione per l'omicidio pluriaggravato di un paziente, il 94enne Massimo Montanari, in passato datore di lavoro del compagno dell'imputata.

L'uomo era morto all'improvviso all'ospedale di Lugo la notte del 12 marzo 2014 a poche ore dalle dimissioni. Secondo i Pm, la 48enne, tramite una iniezione di potassio, avrebbe così dato corso a una minaccia pronunciata nel giugno 2009 davanti alla segretaria del 94enne: "Stai attenta te e il Montanari di non capitarmi tra le mani perché io vi faccio fuori". Per il Tribunale bolognese, l'imputata non ha manifestato "nessun segno di resipiscenza", si presenta come "persona dotata di versatilità criminale" e non è "capace di autogoverno". Inoltre recenti messaggi Whatsapp scambiati con una parente che lavora in una struttura per anziani fanno pensare che potrebbe rendersi protagonista "di condotte della stessa indole" anche al di fuori di un ospedale.

Per la 48enne, inoltre, il Cceps di Roma, la commissione centrale per gli esercenti professioni sanitarie, ha appena notificato la conferma in appello della radiazione adottata in primo grado dal collegio provinciale di Ravenna degli Infermieri per via delle due foto che ritraggono la donna sorridente e con i pollici alzati accanto a una paziente di 102 anni appena deceduta all'ospedale lughese (era il 22 gennaio 2014). Giusto il giorno prima della custodia cautelare, la 48enne, in quanto non ancora formalmente radiata, avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro, poi saltato, in una casa protetta di Ravenna. Attraverso un'agenzia di lavoro, a metà dicembre scorso le erano giunte informazioni anche per impieghi in tre altre strutture tra la Toscana e il bolognese. L'imputata è in attesa dell'appello-ter per la morte di una paziente 78enne, secondo l'accusa uccisa sempre all'ospedale di Lugo con una iniezione di potassio.
 

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