Le sospensioni in Autorità portuale fanno tremare l'Hub: "L'unico piano B è il Commissariamento"

E' caos a Ravenna dopo la sospensione di un anno dalla carica da parte del Tribunale di tre persone ai vertici dell'Autorità Portuale dopo il sequestro del relitto affondato nel canale Piomboni della Berkan B

E' caos a Ravenna dopo la sospensione di un anno dalla carica da parte del Tribunale di tre persone ai vertici dell'Autorità Portuale di Ravenna - tre persone sospese dopo essere finite nel registro degli indagati a luglio scorso - tra cui anche il presidente Daniele Rossi - dopo il sequestro del relitto affondato nel canale Piomboni della Berkan B.

La preoccupazione è relativa soprattutto al progetto di hub portuale, che potrebbe rischiare di essere compromesso o comunque di slittare per via della misura cautelare emessa dal Gip. Oltre a Rossi, è stato sospeso per un anno Paolo Ferrandino, segretario generale della stessa Autorità, e Fabio Maletti, direttore tecnico dell’Ente Porto. Martedì i tre da via Antico Squero hanno respinto gli addebiti - in sintesi non aver impedito l’affondamento della nave Berkan B e relative conseguenze - ritenendoli "errati nei loro presupposti di attribuzione soggettiva e infondati nel merito".

A fare il punto su quanto sta avvenendo e su cosa attendersi ora ci ha provato Massimo Manzoli, capogruppo di Ravenna in Comune: "Piaccia o non piaccia, l’emanazione da parte del gIP del provvedimento di sospensione dal pubblico ufficio rispettivamente di Presidente dell’Ente Porto, di Segretario Generale e di Direttore Tecnico è atto che non riguarda le sole persone di Daniele Rossi, Paolo Ferrandino e Fabio Maletti - spiega il consigliere - Si tratta infatti sì dei soggetti che hanno ricevuto avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine che vede i tre sotto accusa, in concorso, per inquinamento ambientale, abuso e omissione di atti d’ufficio in relazione agli effetti legati al parziale affondamento in Pialassa dei Piomboni del relitto della motonave Berkan B con fuoriuscita di idrocarburi. Ma si tratta anche degli stessi soggetti da cui dipende l’avvio della gara pubblica per l’assegnazione dell’incarico di general contractor nella realizzazione del progetto di approfondimento dei fondali e rifacimento delle banchine approvato dal Cipe il 28 febbraio 2018. È la loro la firma, infatti, a mancare a tutt’oggi, in calce agli atti indispensabili perché si arrivi, se non all’auspicato approfondimento dei fondali o al rifacimento delle banchine, quanto meno agli agognati interventi di manutenzione per garantire la navigabilità dei canali portuali. E continuerà a mancare, stando ai provvedimenti di sospensione che sono stati loro notificati, per un anno. Un anno è lungo, specie se si va ad aggiungere agli anni trascorsi sino a oggi, alle promesse mancate da parte dell’Amministrazione Comunale che ha preceduto l’attuale, a quelle a vuoto intercorse durante l’anno passato tra la mancata riconferma di Di Marco e la nomina di Rossi, agli slittamenti rispetto ai termini volta a volta annunciati dallo stesso Rossi e mai rispettati".

Secondo Manzoli, non si tratta di un evento inatteso: "Ci è toccato l’ingrato ruolo di urlare al vento quando all’inizio dell’anno abbiamo enumerato tutte le problematiche di quello sfortunato (grazie all’opera, accoppiata alla non opera, dell’uomo) specchio acqueo identificato come Pialassa dei Piomboni. Tra i quali, appunto, spiccava il cosiddetto cimitero delle navi russe che "invece di calare, sono anzi aumentate di un’unità, o almeno si sono aggiunti i pezzi semiaffondati della Berkan B". Né siamo stati degnati di una risposta comprensibile da Rossi, chiamato a fornire chiarimenti in Commissione Consigliare lo scorso 4 marzo. "Nessuno sa se quei relitti verranno spostati, smantellati, tra quanto tempo oppure se dovremo considerarli come parte della struttura della “nuova” Pialassa Piomboni" dovevamo prendere atto. Non avrebbe dovuto essere considerata una sorpresa, dunque, la serie di avvisi di garanzia notificati ai primi di luglio agli stessi tre che hanno ricevuto la sospensione, né le successive perquisizioni che hanno interessato gli uffici dell’Autorità Portuale, con tanto di acquisizione di documenti e di materiale informatico. Maggior stupore, invece, è il fatto che solo questi tre, oltre all’ultimo proprietario del relitto, risultino fatti oggetto di indagine, a dispetto dei tanti, fra privati e amministratori e funzionari pubblici che hanno avuto un ruolo, o hanno deciso consapevolmente di non averlo, nella vicenda. Sia per questione di competenze amministrative che di passaggi di proprietà che di attività. Non può invece lasciare stupefatti il fatto che, nell’ambito del procedimento, la procura abbia chiesto l’irrogazione di misure cautelari e il Gip abbia accolto la richiesta".

"Piuttosto colpisce il momento in cui questo avviene: a un passo, se si dà retta al sindaco, dal più volte rinviato avvio della gara - aggiunge Manzoli - Il prossimo 18 settembre si terrà, come da calendario già definito, la conferenza dei servizi che dovrebbe sbloccare lo svuotamento e il successivo riutilizzo della cosiddetta cassa di colmata Nadep. Il cui esito, stando allo stesso de Pascale, dovrebbe essere risolutivo in senso definitivamente positivo. E, come annunciava già in agosto: "Entro settembre verrà chiusa la procedura e avremo la gara". Solo che la gara deve essere bandita, successivamente alla conferenza dei servizi, tenendo conto e recependone gli esiti, comprendendoli nei capitolati. Qualora fosse ancora presente, in tale momento, la sospensione dei tre massimi dirigenti dell’Ente, non sarebbe possibile procedere oltre. Si raggiungerebbe la paradossale situazione per cui, ottenuti finalmente tutti i via libera, la gara sarebbe alla portata di pubblicazione (o, così almeno, lascia intendere il sindaco), ma il bando non potrebbe essere sottoscritto da chi di dovere. Non avendo, per la sospensione in corso, la possibilità di pubblicarlo. Naturalmente, alla pari di questo, tutti gli atti di competenza dei sospesi non possono a oggi essere assunti. Si tratti di manutenzioni, concessioni, autorizzazioni o pagamento degli stipendi dei dipendenti. Non è, evidentemente, una situazione tollerabile per più di un paio di giorni, altro che un anno! In questo contesto si inserisce l’importante dichiarazione del sindaco: "Non commentiamo il provvedimento dell'autorità giudiziaria, non è compito della politica, soprattutto se si ha a che fare con misure cautelari. Lunedì ho comunicato la cosa al Ministro, che ha grandissima attenzione al porto di Ravenna, e quello che mi sento di dire è che questa vicenda sulla dinamica nazionale e internazionale non ha nulla a che fare col progetto di hub portuale, e questo rispetto anche alle precedenti vicende giudiziarie è un fatto tutt'altro che marginale. Il porto di Ravenna è guardato da una serie di attori nazionali e internazionali a livello di investimenti. C'è un'indagine che riguarda una vicenda sicuramente rilevante, visto che è un tema che concerne la tutela ambientale che in una città come la nostra è delicatissimo, ma è un tema che non ha a che fare col progetto di hub portuale. Tutte le istituzioni saranno impegnate affinché il progetto di hub portuale proceda con determinazione, nel rispetto dell'attività della magistratura e della procura. Il progetto di hub deve andare avanti e non può essere in alcun modo arrestato. Nel giro di pochi giorni dovrà essere garantito in ogni modo il prosieguo dell'attività". In questo frangente, la garanzia del “prosieguo dell’attività” nel “giro di pochi giorni” e le conversazioni con il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti che, rispetto all’Autorità di Sistema Portuale è Ministero vigilante con poteri di intervento sui vertici, può significare una cosa sola: il commissariamento dell’Ente. E, in particolar modo, la pressione affinché a dispetto dell’appena intervenuto insediamento, la Ministra De Micheli, che come de Pascale è membro della direzione del Pd (in quanto vicesegretaria dello stesso), proceda con immediatezza alla nomina di un commissario tecnico, un manager esperto di portualità, meglio se da fuori, piuttosto che un esponente della Capitaneria che ha affossato l’Ente Porto coadiuvando la Procura nell’indagine. Questo deve essere anche il timore del Presidente Rossi".

Presidente che, martedì sera, ha appunto dichiarato di respingere ogni addebito. "Come Ravenna in Comune siamo consapevoli che, benché presenti molteplici mancanze, alcune delle quali abbiamo illustrato nelle Commissioni preposte, altre in Consiglio Comunali ed infine in osservazione al Prit 2025 della Regione Emilia-Romagna, l’attuale progetto è l’unico, in quanto approvato in via definitiva dal Cipe, che può essere messo a bando in tempi ravvicinati perché si dia infine avvio ai dragaggi del porto, negletti da anni ma indispensabili a evitare il declassamento dello scalo - conclude il consigliere - Non è possibile dunque tentennare rispetto alle pur comprensibili resistenze del management dell’Ente Porto, tra l’altro scelto anch’esso, come i precedenti, dal Partito Democratico. Che porta la responsabilità della cattiva scelta effettuata: non è infatti l’asservimento ai dettami del Partito condizione sufficiente a che un Presidente dell’AdSP sia idoneo al ruolo! Abbiamo più volte invitato il Presidente Rossi a contemplare una opzione di riserva nel caso risultassero impedimenti al “progettone” da lui denominato “hub portuale 2017”. Non ne ha voluto sapere. Ora il Piano B è rappresentato dalla sua sostituzione, quanto meno temporanea per il periodo della sospensione, attraverso la nomina di un commissario. Se il sindaco vorrà proseguire con coerenza e senza inganni lungo il percorso di nomina di un commissario dell’Ente, troverà in Ravenna in Comune collaborazione e aiuto. La situazione è, infatti, molto diversa da quella del Commissariamento Meli al termine della Presidenza Di Marco. All’epoca infatti il commissariamento rappresentava un blocco delle attività amministrative del porto e una perdita di tempo prezioso per l’avvio dei dragaggi. Oggi, al contrario, sarebbe garanzia, se non di conseguimento dell’obiettivo, almeno di evitare ulteriori dilatazioni temporali. Qualora invece fossero altri gli interessi a prevalere, sappia sin d’ora che troverà le opposizioni unite a contrastarlo sin dalla riapertura dei lavori consigliari".

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