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Foto Massimo Argnani

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L'ultimo saluto a Danilo, morto nel crollo della chiusa. Il parroco: "La giustizia farà il suo corso"

Erano in tantissimi a rendere l'ultimo saluto a Danilo Zavatta, il tecnico 52enne della Protezione Civile morto tragicamente nel crollo della chiusa di San Bartolo giovedì

Erano in tantissimi, nonostante la pioggia, a rendere l'ultimo saluto a Danilo Zavatta, il tecnico 52enne della Protezione Civile morto tragicamente nel crollo della chiusa di San Bartolo giovedì. Il corteo funebre è partito dall'obitorio dell'ospedale di Ravenna alla volta della chiesa di Savio che Danilo era solito frequentare con la sua famiglia, dove è stata poi celebrata la messa. Al termine delle esequie la salma è stata tumulata al cimitero di Castiglione di Ravenna. Non sono stati  richiesti fiori, ma offerte alla parrocchia di Savio.

Zavatta lascia la moglie Alessandra, la figlia Giulia, la mamma Maddalena e il padre Benito. La Messa è stata celebrata da don Silvio, che ha commentato con parole decise la tragica morte del 52enne: "Non doveva succedere, la giustizia farà il suo corso, ma niente riporterà indietro Danilo. Diciamo basta alle morti sul lavoro". Gli amici e i colleghi della Protezione Civile lo hanno ricordato come una persona buona, dolce e paziente. Presenti al funerale, tra gli altri, anche il prefetto della provincia di Ravenna Enrico Caterino, il sindaco Michele de Pascale e l'assessore regionale alla Protezione Civile Paola Gazzolo.

Omicidio colposo e disastro colposo: sono questi i due reati messi nell'intestazione del fascicolo giudiziario che la Procura della Repubblica di Ravenna ha aperto sulla sciagura di San Bartolo. Le indagini sono coordinate dal pm Lucrezia Ciriello, il sostituto procuratore di turno al momento del crollo, e dal procuratore capo Alessandro Mancini. Secondo le prime informazioni il fascicolo d'indagine nelle sue fasi iniziali sarebbe contro ignoti.

L'indagine della Procura procederà a ritroso, partendo dall'esame tecnico dei motivi del cedimento dell'argine e del conseguente crollo della prima campata della chiusa, la cui spalla poggiava proprio sul punto di argine che ha ceduto. Sotto la lente degli investigatori e dei periti il “sifonamento” già denunciato lo scorso mese dal Consorzio di bonifica, vale a dire la penetrazione dell'acqua nell'argine dal bacino a monte dell'argine. In quella struttura erano in corso anche dei lavori per la parte idroelettrica. La Procura quindi accerterà di chi era la responsabilità di quei lavori e come possano aver inciso nel crollo dell'argine e della chiusa. 

Gli investigatori hanno anche acquisito fotografie e video che immortalano il fatale cedimento della struttura su cui, in quel momento, transitava Zavatta. D'altra parte al momento del crollo l'area della chiusa era già gremita di tecnici, Vigili del fuoco, operai del cantiere, personale delle forze dell'ordine, giornalisti e tecnici dell'Anas che alcune ore prima avevano chiuso la trafficata arteria che collega Forlì e Ravenna, nel timore che lo smottamento che “corrodeva da sotto” l'argine potesse interessare anche la sede stradale.

Nelle ore precedenti al crollo erano infatti evidenti dei “crateri”, in gergo “sifonamenti”, causati dalle infiltrazioni d'acqua sottostanti. Un fenomeno che denotava già una notevole gravità della situazione, tanto da dover procedere alla chiusura in fretta e furia della strada. Il procuratore capo Mancini ai microfoni del Tg Regionale ha parlato di “indagini a tamburo battente” e ha confermato che la situazione era già oggetto di una recente denucia-segnalazione.

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