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Il debutto cinematografico di Marco Martinelli e Ermanna Montanari arriva in tv

Il film "Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi" arriva su Lepida Tv mercoledì 22 aprile in prima serata. La pellicola racconta la vita della leader del movimento per la democrazia in Birmania

Il debutto al cinema di Marco Martinelli e Ermanna Montanari giunge in prima visione televisiva mercoledì 22 aprile alle ore 20.45 su Lepida Tv, nell'ambito di #laculturanonsiferma, il festival di cultura digitale promosso dalla Regione Emilia-Romagna durante l'emergenza Coronavirus. Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi – scritto e diretto da Martinelli, soggetto cofirmato con Montanari che ne è anche protagonista – è un film d’arte, immaginifico e limpidamente didattico, sui vent’anni agli arresti della leader del movimento per la democrazia in Birmania e Premio Nobel per la pace.

Presentato in anteprima al Biografilm Festival - International Celebration of Lives 2017, al Festival Kilowatt, al Festival della Mente di Sarzana e agli incontri di Cinematografo alla Biennale di Venezia, selezionato dal BCT Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento-sezione “Sentieri", è stato proiettato nelle sale di più di trenta città fra cui Milano, Parigi (Istituto Italiano di Cultura), Venezia, Bologna (Cineteca di Bologna), Lugano (progetto Cinergia, curato da Marco Mu?ller), Napoli (progetto Casa del Contemporaneo in collaborazione con Fondazione Morra), Torino, Roma (Short Theatre Festival), New York (Italian and American Playwrights Project).

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi ripercorre i venti anni agli arresti della leader della Lega Nazionale per la Democrazia in Birmania e Premio Nobel per la Pace, qui reinventata da Ermanna Montanari alla sua prima, sorprendente prova cinematografica. Un film d’arte, caratterizzato da un immaginario visivo originale e contemporaneo, che sa arrivare al vasto pubblico. Il racconto prende vita in un magazzino di costumi teatrali: lì una bambina si avventura, e da lì ci conduce in un Oriente gravido di cronaca politica intessuta a musiche e colori sgargianti, in cui i ritratti burattineschi dei generali-dittatori si alternano a quelli dei Nat, gli spiriti cattivi della tradizione, dei giornalisti e inviati dell’Onu, dei comici ribelli perseguitati per la loro satira contro il regime.

"Debuttare al cinema dopo una vita in palcoscenico – dice Marco Martinelli – è emozionante, dopo oltre trent’anni di teatro in cui il progetto di un film è stato tante volte accarezzato e sfiorato, attraverso soggetti rimasti nel cassetto, collaborazioni a sceneggiature, trattamenti pubblicati. Ho negli occhi l’intera storia del cinema, quella di cui mi sono nutrito fin da quando ero ventenne, quando insieme a Ermanna ci appassionavamo a Dziga Vertov e Kaurismaki e Derek Jarman, passando per Fellini e Pasolini: un cinema d’arte e poesia che per decenni ha nutrito il nostro teatro. Le mie drammaturgie hanno sempre guardato al cinema nel raccontare il presente. Tale visione non poteva non incontrare Aung San Suu Kyi e la sua “rivoluzione spirituale”, oggi più che mai necessaria. Oggi che una superficiale campagna mediatica tratta la leader birmana come un facile capro espiatorio, senza vedere tutti gli sforzi che un intero popolo, per certi aspetti ancora ostaggio dei generali, sta facendo per realizzare una autentica democrazia".

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