"Delitto e Castigo 'porno' all'Alighieri: offende Cristo e i fedeli"

Il Popolo della famiglia di Ravenna si scaglia contro Emilia-Romagna Teatro, che ha prodotto la piece per celebrare i suoi 40 anni e che la manderà in scena martedì prossimo a Ravenna

Uno spettacolo con un crocifisso "contornato da tutta una serie di situazioni pornografiche", con "numerosi riferimenti alla fellatio" e che è dunque "la mortificazione dell'immagine di Cristo", manda su tutte le furie il Popolo della famiglia di Ravenna. Che oggi si scaglia contro Ert, Emilia-Romagna Teatro, che ha prodotto la piece per celebrare i suoi 40 anni e che la manderà in scena martedì prossimo a Ravenna. Sul palco del teatro Alighieri, spiega Marcello Faustino del Popolo della Famiglia di Ravenna, nella piece riadattata da Konstantin Bogomolov di "Delitto e Castigo" di Fedor Dostoevskij, calerà dall'alto "un vigoroso pesante crocifisso mortificato esteticamente fino all'inverosimile e contornato da tutta una serie di situazioni pornografiche", con "numerosi riferimenti alla fellatio". E il peggio, attacca, è che questa "è la scelta della nostra classe dirigente regionale per celebrare i 40 anni di Ert", è "tra le scelte della nostra classe dirigente ravennate, ancora una volta a svilimento della fede cristiana". Il Popolo della Famiglia di Ravenna, dunque, sorto due anni fa, che oggi ha una quindicina di iscritti e che "solo a Ravenna, in queste elezioni, ha guadagnato 1.100 voti", prosegue Faustino "trova che per un cattolico vedere un Cristo trasfigurato a quel modo non sia accettabile". Per questo, visto che lo spettacolo è già andato in scena in Emilia-Romagna, e "che ci pare nessuno detto nulla", nel movimento ravennate è in discussione una eventuale iniziativa per rimarcare la contrarietà alla rappresentazione.

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Il "Delitto e Castigo" di Bogomolov, che in maggio ha visto diverse date all'Arena del Sole di Bologna, in questi giorni è in scena a Genova e dopo Ravenna proseguirà la tournee a Prato, Brescia, Roma e Milano. Nella presentazione di Ert della rilettura dell'opera di Dostoevskij si legge che "Bogomolov è tra le voci più lucide della scena contemporanea russa, connotato da uno stile irriverente, provocatorio e contemporaneo". Nel testo, prosegue la descrizione di Ert, a "partire dal protagonista Raskol'nikov, un immigrato africano privo di qualsiasi ideologia che si rende colpevole di omicidio uccidendo una donna bianca e sua figlia, tutti i personaggi sono in qualche modo legati alla contemporaneità e ai suoi temi tra i più scottanti, come gli omicidi gratuiti, la pedofilia, il consumismo, l'omosessualità, gli abusi di potere, l'immigrazione, la malattia terminale, la conversione religiosa". Per il Popolo della famiglia di Ravenna, però, si tratta solo "dell'ennesima mortificazione dell'immagine di Cristo, che secondo il regista è il simbolo di un Dio pantocratore e di una religione asfissiante che determina il peso delle azioni degli uomini". (fonte Dire)

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