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Si accende il "derby" tra Ravenna e Rimini: in palio il restauro del dipinto della Classense

Parte la gara di voti del progetto "Opera Tua". Per Ravenna l'occasione di salvare la "Resurrezione di Lazzaro" di Francesco Zaganelli

Una "competizione" a tappe nel mondo della cultura e della rinascita, è questa l'essenza di "Opera Tua", l'iniziativa messa in campo da Coop Alleanza 3.0 e che prenderà il via proprio da Ravenna. Quello di "Opera Tua" è una caccia ai tesori nascosti e a volte poco valorizzati d'Italia che, per il quarto anno consecutivo, mette ai voti le opere artistiche di varie zone della Penisola per decretare quali tra queste saranno restaurate e potranno quindi tornare al loro antico splendore.

Il cammino di questo importante progetto di riqualificazione artistica parte in aprile e proprio da Romagna. Protagonista della nostrà città è il progetto di restauro della "Resurrezione di Lazzaro", dipinto monumentale di Francesco Zaganelli (Cotignola 1460 – Ravenna 1532, considerato uno dei migliori artisti del panorama romagnolo tra Quattro e Cinquecento) conservato nella Sala Muratori della Biblioteca Classense. 

Votare per il progetto è semplice, basta andare sul sito di Coop Alleanza 3.0 nella sezione dedicata all'iniziativa "Opera Tua" nel periodo indicato per ciascuna Regione. La votazione è aperta a tutti, senza necessità di registrazione e con la possibilità di votare più volte. Le votazioni per il dipinto ravennate sono aperte dal 15 aprile al 14 maggio. Tuttavia l'opera della Classense dovrà confrontarsi con il busto di Luigi Poletti, statua in marmo conservata presso il Teatro Galli di Rimini, per avere accesso ai fondi per il restauro.

Proprio questa è la caratteristica di "Opera Tua": ogni mese, due gioielli artistici della stessa zona vengono proposti a soci e clienti che, con il loro voto, determinano a quale opera destinare i fondi per il recupero. L’andamento dei voti sarà visibile sul sito e l’opera vincitrice verrà resa nota alla fine di ogni tappa. Online sarà anche possibile seguire il restauro, con informazioni sui tempi e l’avanzamento.

L'opera ravennate 

La "Resurrezione di Lazzaro" di Francesco Zaganelli è un dipinto importantissimo per l'intero territorio romagnolo e non solo per Ravenna, citato addirittura da Giorgio Vasari nelle sue celebri "Vite". Il decano degli storici dell'arte apprezzò personalmente l'opera nell'antico monastero di Classe (oggi Biblioteca Classense) e fornisce uno straordinario e unico "endorsement" sul pittore e sul dipinto, definito "di una complessità compositiva stupefacente" (G. Viroli, 1993).

A Ravenna, subentrato, come narra ancora Vasari, all’egemone e allora appena scomparso Nicolò Rondinelli, Zaganelli divenne a tutti gli effetti il più singolare e affermato pittore di Romagna. Nel grande dipinto (306x450 cm) Marta e Maria sono raffigurate in piedi presso la tomba di Lazzaro, di fronte è il Cristo, ai loro piedi tre uomini stanno aprendo il sepolcro. Alle spalle del Cristo e delle donne la folla si assiepa per assistere al miracolo. Alcuni bambini sono raffigurati nell'atto di allontanarsi terrorizzati tappandosi il naso per il cattivo odore. In cielo è il Padre Eterno, attorniato da angeli in un groviglio di panneggi.

La grande pala era un tempo collocata sull'altare maggiore della chiesa di San Romualdo di Ravenna, annessa all'Abbazia di Classe dentro le mura, e ora troneggia presso la Sala Muratori della Biblioteca Classense, già sagrestia della stessa chiesa, facendo da sfondo di assoluta eccezione ad alcuni tra i maggiori eventi culturali cittadini da essa ospitati.

Ma le grandi memorie della città bizantina emergono anche dalla relazione tra il dipinto e l'antico ospedale di San Lazzaro, poi trasformato nella celebre abbazia camaldolese di Classe e di cui l'attuale chiesa, poi dedicata a San Romualdo (1637), costituisce dunque una preziosa, ultima memoria. Il dipinto potrebbe esser stato lasciato incompiuto dall'autore e completato da allievi e in questo senso il restauro già iniziato, che ha riguardato finora parti strutturali ma che si auspica possa spingersi fino al recupero completo della pellicola pittorica, potrebbe riservare sorprese e fornire nuovi dati agli studiosi su uno dei capitoli più importanti della pittura romagnola del Cinquecento. E in ogni caso permetterebbe di rivedere, dopo tanto tempo, volti, paesaggi e colori con la stessa freschezza che avevano secoli fa, quando furono dipinti dal Maestro cotignolese.

Il pittore

Francesco di Bosio Zaganelli (Cotignola, 1460 – Ravenna 1532), attivo nella nativa Cotignola, inizia la sua produzione in stretta collaborazione con il fratello Bernardino, con cui conduce una bottega fino ai primi anni Dieci del Cinquecento, periodo in cui Francesco risulta risiedere a Ravenna. Mentre Bernardino si mantiene entro i binari di un’educazione ferrarese-bolognese, Francesco fu spirito inquieto, sollecitato dalle più disparate tendenze pittoriche del tempo, dal venetismo romagnolo divulgato da Palmezzano, Carrari e Rondinelli ai primi esperimenti grafici di origine nordica, che riecheggiano Dürer, elaborando le sue composizioni in una promiscuità di scuole e stili diversi. Sue opere si trovano presso la National Gallery di Londra, la Pinacoteca di Brera a Milano, il Museo di Castelvecchio a Verona e il MAR di Ravenna.

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