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Didattica a distanza: l'azienda offre pc e connessioni a chi non può permetterseli

Molti nuclei famigliari infatti, con più di un figlio a carico, non potendo garantire l’acquisto di più tablet o pc sono costretti a condividere l’unico terminale presente in casa

La didattica a distanza (dad), tornata a essere inserita nell’ultimo dcpm del Governo Conte per oltre il 75% degli studenti degli istituti superiori di tutta Italia, riporta a galla problematiche strutturali del nostro Paese, come anche il semplice e fluido collegamento a internet o l'assenza, in alcune famiglie, di pc o tablet da utilizzare per le lezioni. Ecogest spa, società di Cotignola che si occupa della manutenzione del verde su strade e autostrade, ha deciso di intervenire nelle mancanze dello Stato per garantire il diritto allo studio a tutti i figli dei propri dipendenti.

L’azienda - che ha già intrapreso un profondo percorso di welfare aziendale durante i primi mesi della pandemia da covid-19, con l’aumento degli stipendi del 20% sulla retribuzione netta per tutto il proprio personale operaio - non intende fermarsi qua. È stato infatti disposto all’ufficio personale di creare un vero e proprio censimento dettagliato sulle famiglie di tutti i dipendenti, in modo da individuare quelle che non potranno garantire l’accesso alla didattica a distanza per i propri figli. I problemi sono svariati, dall’assenza di connessioni sufficientemente idonee nelle aree periferiche delle città alla mancanza effettiva di strumentazioni tecnologiche utili in famiglia. Molti nuclei famigliari infatti, con più di un figlio a carico, non potendo garantire l’acquisto di più tablet o pc sono costretti a condividere l’unico terminale presente in casa.

“Per questo, ritenendo fondamentale per noi e per il futuro del nostro Paese l’accesso all’istruzione, completato il lavoro di verifica sulle famiglie dei nostri dipendenti cercheremo di aiutare tutti coloro che versano in queste difficoltà, garantendo così l’accesso alle lezioni a distanza provvedendo, ove necessario, all’acquisto di strumenti fisici e non - spiega l'azionista Valerio Molinari, che lancia un vero atto d’accusa - Non v’è traccia nel dcpm di queste ormai note problematiche e, come al solito, saremo costretti a intervenire noi per garantire un diritto universale, quello dell’accesso all’istruzione. Lo facciamo perché riteniamo fondamentale, soprattutto in questo periodo, dare un forte segnale al Paese e ai nostri dipendenti, cercando di cementificare quei rapporti umani che sono alla base di qualsiasi storia di successo”.

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