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Il maxi-disegno dell'artista ravennate a Bologna per chiedere di liberare Patrick Zaky

C'è un po' di Ravenna nel maxi-cartello che campeggia in Piazza Maggiore a Bologna per chiedere la liberazione di Patrick George Zaki, lo studente dell'Alma Mater arrestato al Cairo agli inizi di febbraio

C'è un po' di Ravenna nel maxi-cartello che da martedì campeggia in Piazza Maggiore a Bologna per chiedere ancora una volta la liberazione di Patrick George Zaki, lo studente dell'Alma Mater arrestato al Cairo agli inizi di febbraio. Si tratta, infatti, di un'illustrazione dell'artista ravennate Gianluca Costantini realizzata a febbraio, affissa su Palazzo dei Notai. "Alla fine lo abbiamo fatto veramente - commenta Costantini - Da oggi Bologna chiede libertà per Patrick Zaki anche così".

"La libertà per Patrick Zaki è la richiesta di una città intera, dal Comune all'Ateneo oltre che di tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani - affermano il sindaco di Bologna, Virginio Merola, e il rettore dell'Università di Bologna, Francesco Ubertini - Grazie all'artista Gianluca Costantini, che ha avuto questa idea, e all'agenzia Tmc per la sensibilità dimostrata". "Continuiamo a chiedere la liberazione del giovane ricercatore dell'Università di Bologna Patrick Zaky - commenta il presidente della Regione Stefano Bonaccini - A lui è stata dedicata una gigantesca parete in Piazza Maggiore. Non vogliamo abbassare la guardia, aspettiamo tutti della risposte".

Le udienze per la scarcerazione sono state rinviate più volte: dal suo arresto, Zaki ha passato in regime di carcere preventivo oltre tre mesi. Il 22 maggio, davanti al rettorato in via Zamboni, ragazzi e ragazze si erano incatenati per chiedere la liberazione di Patrick e di sospendere gli accordi di "Unibo col regime egiziano". Il 22 aprile, Amnesty International Italia, Università di Bologna e Comune di Bologna avevano scritto una lettera all’ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, perchè facesse pressione sul governo egiziano: "A spingere i firmatari a chiedere un intervento dell’ambasciatore in Egitto - scriveva Amnesty - sono stati da un lato lo stillicidio di udienze convocate e rinviate nelle ultime cinque settimane in un paese dove peraltro l’attività giudiziaria è pressoché ferma a causa della pandemia da Covid-19; ma anche e soprattutto la circostanza che Patrick Zaki è asmatico, dunque un soggetto a rischio di contagio più di altri che si trova in un ambiente – una prigione egiziana – dove più che in altri può propagarsi il virus".

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