Dopo l'epidemia di botulino riapre la caccia nella Valle della Canna

L'Ente Parco ha revocato il provvedimento di sospensione dell'attività venatoria relativa agli uccelli acquatici in un ampio perimetro attorno all'area protetta

Da giovedì riaprirà la caccia agli uccelli acquatici nell'area di pre-Parco attigua a valle della Canna, l'area interessata da epidemia di botulino tra settembre e ottobre che ha causato la morte di migliaia di uccelli. L'Ente Parco ha revocato il provvedimento di sospensione dell'attività venatoria relativa agli uccelli acquatici in un ampio perimetro attorno all'area protetta.

La decisione, spiega il Parco, "attesa da qualche giorno e richiesta da più soggetti ed enti, tra cui anche la Regione Emilia-Romagna, segue le indicazioni contenute nel parere di Ispra trasmesso al Parco del Delta del Po lo scorso 25 ottobre. Come si legge nel parere Ispra e riportato nel provvedimento di revoca, 'dal punto di vista della gestione idrica, la fornitura in via eccezionale di acque dal fiume Reno ha consentito un innalzamento del livello della valle con conseguente presumibile contributo al miglioramento dell'evoluzione epizootica a seguito della diluizione degli agenti di propagazione'".

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

"Non è passato nemmeno un mese dallo sterminio di Valle Mandriole, balzato sulle cronache di tutta Italia e costato la morte stimata di oltre 4000 uccelli, ma la caccia è ripresa subito a pieno ritmo, nonostante molti degli stessi cacciatori dicano che ormai non sia rimasto più nulla - commentano dalla sezione ravennate di Italia Viva - Nessun periodo di recupero per la popolazione annientata dalla strage. Del resto, potevano le associazioni venatorie denunciare gli enti gestori e chiedere a loro il risarcimento per i danni monetari e morali patiti? Per sparare nella Pialassa Baiona, zona che da il nome alla Stazione di Parco “Pineta San Vitale e Pialasse ravennati”, ma classificata, come la pineta, in “pre-parco”, si parla di cifre che sfiorano i 900 euro, tra tasse, concessioni, tesserini, Atc e iscrizione a una delle associazione venatorie. Si può ben comprendere la stizza dei cacciatori che reclamano il loro diritto, avendo pagato. Poco importa che gli enti abbiano gestito in siffatto modo questi luoghi tra i più preziosi dell’intero patrimonio ambientale europeo. Nessun riguardo per l’avifauna pressoché sterminata. Del resto, pare che per lasciar sparare nelle zone del “pre-parco” il Parco del Delta incassi cifre vicine ai 100 euro a cacciatore. Soldi certamente ben reimpiegati dalla direzione per tutelare gli habitat e la biodiversità, come si è visto. Domanderemo con urgenza a Ispra quale parere sia stato dato per consentire la riapertura anche agli acquatici senza nessun periodo di “fermo” dopo lo sterminio. E così, la malagestione e le stragi le pagano sempre la nostra natura martoriata. Dirigenti, presidenti, tecnici, sindaci e assessori restano tutti ben saldi al loro posto o in attesa di promozione, e i cacciatori rappresentano sempre un buon bacino di voti e una fonte di introiti. Con buona pace di chi non vota e non porta quattrini in cassa, almeno con questi metodi di mero sfruttamento dell’ambiente. Ma dai tanti commenti di sdegno che piovono in queste ore, forse non tutti la pensano così".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Un ravennate in Nuova Zelanda: "Guardavano noi italiani con diffidenza, ora il panico è arrivato anche qua"

  • A pochi giorni di distanza il Coronavirus porta via marito e moglie

  • Schianto fatale all'incrocio con un camion: perde la vita un 78enne

  • Schianto all'incrocio con un camion: anziano in ospedale in condizioni gravissime

  • Inquinamento alle stelle, valori record in tutta la Romagna: la spiegazione di Arpae

  • Il cuore grande dei romagnoli: vacanze in campeggio gratis per medici e infermieri

Torna su
RavennaToday è in caricamento