Due speaker di Radio Sonora protagonisti di un documentario sul lockdown

Il documentario racconterà come i bambini e i ragazzi hanno vissuto il lockdown, tramite testimonianze di professionisti (docenti, psicologi, pedagogisti eccetera) e ovviamente di tanti giovani

Due speaker di Radio Sonora, Rocco e Greta, saranno i protagonisti di un documentario su come i ragazzi hanno vissuto il lockdown. Il regista Alessandro Tosatto, insieme al Dipartimento di Pediatria e al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Padova, sta infatti realizzando un documentario (ancora senza titolo) che racconterà come i bambini e i ragazzi hanno vissuto il lockdown, e per farlo ha scelto la Bassa Romagna. Radio Sonora sarà il filo conduttore di questo racconto: i due ragazzi saranno infatti i conduttori di una trasmissione radiofonica che, attraverso numerose interviste, individuerà testimonianze di professionisti (docenti, psicologi, pedagogisti eccetera) e ovviamente di tanti ragazzi.

“Nel giro di poche ore la vita dei nostri figli è cambiata e si sono ritrovati, più o meno inconsapevoli, a disegnare arcobaleni da appendere alle finestre, mentre fuori sbocciava la primavera - spiega il regista - I bambini e i ragazzi sono stati i grandi esclusi da questa storia, dimenticati dalla politica, dimenticati per lungo tempo dai media. Non tutti i bambini/adolescenti hanno vissuto allo stesso modo l'isolamento e noi racconteremo queste storie. Ci faremo accompagnare nelle loro stanze, ci faremo raccontare gli spazi dove hanno vissuto, la finestra da cui guardavano fuori, ascolteremo le loro emozioni di quando hanno visto la propria città vuota e con i negozi chiusi, di quando hanno percorso questo scenario surreale accompagnando magari un genitore a fare la spesa”.

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Nel documentario saranno anche affrontate le diseguaglianze che la didattica a distanza ha creato, le storie di quelli che hanno vissuto le tensioni dei genitori che magari si sono ritrovati da un giorno all'altro in cassa integrazione o senza lavoro, quelli che che avevano un genitore che lavora in pronto soccorso e che quindi vivevano con paura l'attesa del ritorno a casa del papà o della mamma, quelli che non avevano con sé i genitori perché in comunità. Come sottolinea il regista, “quando la pandemia sarà finita e i bambini saranno cresciuti, ci saranno quelli che ricorderanno questo momento come un idillio perché coccolati e accuditi e quelli che, purtroppo, avranno vissuto un incubo di abusi e violenze, su di sé o sui propri familiari. I bambini e gli adolescenti hanno subito con minore incidenza e gravità l'impatto diretto del virus, ma sono tra i più esposti all’impatto indiretto della pandemia. È quindi necessario e urgente conoscere i pensieri dei più giovani per ridurre le conseguenze negative e traumatiche che questa situazione sta facendo pesare sulle loro spalle”.

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