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La discarica di San Marino

La discarica di San Marino

Emergenza rifiuti, da San Marino a Ravenna ne arrivano 3.500 tonnellate

A risolvere l'emergenza rifiuti di San Marino, con la discarica di San Giovanni al limite, ci pensa la vicina Ravenna, con l'inceneritore

A risolvere l'emergenza rifiuti di San Marino, con la discarica di San Giovanni al limite, ci pensa la vicina Ravenna, con l'inceneritore. Lo conferma il presidente della Provincia Claudio Casadio, a Ravennatoday: “Lunedì lo ha stabilito una delibera della Regione, che va oltre i piano provinciale dei rifiuti, anche perchè il nostro è un impianto di recupero energetico. I rifiuti  che arriveranno da San Marino sono urbani, analoghi ai nostri che vengono smaltiti con l'incenerimento, quindi perchè non dare una mano”.

La delibera è fresca ed ancora non se ne conoscono tutti i dettagli, non si sa, per esempio quando inizieranno ad arrivare i container dal Titano, anche se si dovrebbe trattare di giorni. Questo andrà avanti sono alla fine dell'anno: “San Marino ha un problema temporaneo per la  nuova direttiva che stabilisce che i rifiuti non possano essere mandati in discarica senza preselezione. Prima venivano mandati alla discarica di Sogliano. Ora stanno costruendo l'impianto di preselezione, che sarà pronto entro fine anno. Fino ad allora noi diamo una mano”, spiega il presidente. Si tratta di un piccolo quantitativo di rifiuti, assicura Casadio, “circa 3.500 tonnellate in tutto. Verrà pagato il corrispettivo dovuto ad Hera e potrebbe esserci anche un indennizzo per il territorio, ma non è ancora sicuro. Non abbiamo ancora esaminato nei dettagli la delibera, è una cosa fresca”.

SPADONI - "Come spesso accade, la Provincia ha accettato supinamente le decisioni, che non si discutono, della Regione, senza potere intervenire sulla delicata questione - ha affermato il consigliere provinciale dell'Udc, Gianfranco Spadoni -. Non si tratta solo di un problema di solidarietà fra territori, ma il principio che vede Ravenna sempre aperta ad ogni emergenza per importare rifiuti da trattare nei propri impianti utilizzati per lo smaltimento deve avere dei confini e dei limiti oltre i quali non è possibile andare". "Oltretutto i rappresentanti dei cittadini eletti nelle istituzioni, come sempre, sono all’oscuro di queste strane operazioni e non possono influire in alcun modo nelle scelte che, come in questo caso, sono rigorosamente calate dall’alto. Si chiedono, dunque all’assessorato competente, chiarimenti al riguardo", conclude Spadoni.

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