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Entravano nei conti correnti online con la clonazione delle sim: astuta banda in manette

I militari hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari scaturita dall’indagine “Fortnite”, dal nome del popolare videogioco di cui alcuni membri della banda erano appassionati

La banda aveva colpito ovunque in Italia. Alcune truffe o tentativi di truffa erano andati a segno anche a Cesena e a Campiano, nel comune di Ravenna. A mettere uno stop alle continue azioni dei criminali nella mattinata di martedì è scattata un'operazione a Genova, Sanremo, Napoli e Roma, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del capoluogo ligure. I militari hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari scaturita dall’indagine “Fortnite”, dal nome del popolare videogioco di cui alcuni membri della banda erano appassionati. La banda attaccava i  conti correnti postali e bancari online, sottraendo le credenziali di accesso ai siti on line e alle applicazioni di home banking.

Sette persone sono finite arrestate (5 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), altre sette sono state colpite da provvedimenti più lievi (3 obblighi di dimora e 4 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria). Ulteriori perquisizioni in corso anche a Taranto, Modena e Cagliari. In particolare, a maggio del 2019 i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno avviato una complessa indagine tesa a delineare e neutralizzare un sodalizio criminale dedito alla commissione di numerose truffe on line attraverso l’acquisizione fraudolenta delle credenziali di accesso ai conti. Dalla costante attività di analisi dei reatii Carabinieri avevano infatti rilevato una preoccupante tendenza, di fatto concomitante con la crescente diffusione delle attività di home banking, che vedeva un incremento esponenziale delle truffe perpetrate agli ignari titolari di conti on line, i quali, in numero sempre crescente, stavano cadendo nella trappola di arguti truffatori che riuscivano a farsi consegnare subdolamente le chiavi d’accesso ai siti e svuotavano in tempi rapidissimi i depositi. 

Secondo le accuse, in pratica, i truffatori avrebbero realizzato una stabile organizzazione che si avvaleva di un modus operandi oramai consolidato e ripetitivo, basato su una notevole padronanza degli strumenti informatici. Alle vittime venivano inviati sms o mail contenenti un link che reindirizzava ad un sito clone delle poste italiane o di altri istituti di credito, dove i malcapitati inserivano inconsapevolmente le credenziali di accesso ai profili di home banking e i dati personali. Talvolta invece era un finto operatore degli istituti bancari, che contattava telefonicamente il truffato e simulava problemi tecnici inesistenti sul conto on line, riuscendo a carpire i preziosi dati.

Con le informazioni raccolte i malviventi si recavano negli store degli operatori di telefonia mobile, muniti di documenti falsi, ed effettuavano il cosiddetto “sim swap” chiedendo la duplicazione delle sim giustificata da falsi malfunzionamenti o furti. Così il legittimo titolare del numero telefonico veniva artificiosamente escluso dal rapporto con l’operatore ed i malviventi potevano ricevere i codici di protezione di secondo livello necessari ad autorizzare i bonifici on-line dai conti correnti delle vittime o a perfezionare gli acquisti su siti di e-commerce.  Con grande tempismo, quindi, i malviventi erano già in grado di eludere tutti i sistemi di protezione che proprio in quei mesi erano stati adottati per garantire la sicurezza delle transazioni.

Secondo quanto comunicano i carabinieri l’attività d’indagine ha ricostruito le responsabilità per 28 truffe consumate e 10 tentate, realizzate da dicembre 2018 a febbraio del 2020 sul territorio nazionale e in Francia, per un profitto illecito di quasi 200 mila euro. Risultano inoltre accertati numerosi acquisti di lingotti in oro, collane e strumenti tecnologici.  Alcuni tentativi di truffa sono falliti grazie al tempestivo intervento delle vittime, in altri casi, sono stati gli stessi Carabinieri che hanno impedito il prosciugamento dei conti, informando per tempo i malcapitati. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati circa 40.000 euro, in contanti; numerosa documentazione relativa a criptovaluta (bitcoin), in corso di valutazione; un chilo di marijuana; ingente quantità di materiale informatico, da sottoporre a successivi accertamenti; numerosi documenti verosimilmente falsi.

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