Cronaca

Erosione della costa e cambiamenti climatici: in una ricerca i rischi per il turismo del futuro

L’erosione della costa emiliano-romagnola ha avuto inizio nei primi decenni del Novecento, ma è nella seconda parte che si è intensificata fino ad arrivare ad interessare 105 km di litorale

Consegnare un mare sano alle future generazioni. Un obiettivo da raggiungere attraverso lo studio e il monitoraggio dello stato di salute delle coste, ricavando informazioni utili per la necessaria azione di programmazione e pianificazione. È quanto emerge a conclusione del Progetto di Ricerca biennale 'Stimare' (Strategie Innovative per il Monitoraggio e l’Analisi del Rischio Erosione), coordinato dall’Università di Bologna, realizzato con il Politecnico di Bari e finanziato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque. Gli esiti del progetto sono stati presentati oggi in conferenza stampa presso la Camera dei Deputati, alla presenza del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, della Sottosegretaria di Stato con delega alla Digitalizzazione Assuntela Messina, della docente dell'Università di Bologna e coordinatrice scientifica di Stimare Renata Archetti e di Leonardo Damiani, docente al Politecnico di Bari.

Il progetto contiene nel suo nome tutto il senso e l’impegno verso la tutela e la salvaguardia del mare, che necessita della giusta attenzione per provare a invertire la rotta di un fenomeno, quello dell’erosione costiera, tutt’altro che marginale. Le attività antropiche lungo le coste – l’alterazione dei bacini fluviali e del paesaggio, l’estrazione di acqua e idrocarburi dal sottosuolo – hanno, infatti, accelerato i processi di erosione costiera. I cambiamenti climatici, causa anche dell’aumento del livello medio del mare e di mareggiate sempre più intense e distruttive, accelerano il progressivo arretramento delle coste ed intensificano gli eventi di allagamento. Stimare è un progetto innovativo - realizzato da un team di 28 ricercatori coinvolti di cui il 43% è rappresentato da donne - nei metodi e nelle soluzioni proposte, che punta ad attenuare l’erosione costiera in modo sostenibile, attraverso azioni di gestione e opere a bassissimo impatto ambientale che non contrastano le naturali forzanti che causano l’erosione, ma cooperano con esse per invertirne il trend (da erosivo a ripascitivo).

"Reagire alle mutazioni del territorio e delle coste dovute ai cambiamenti climatici è una tra le tante sfide del prossimo futuro - spiega Renata Archetti - Ciò sarà possibile mediante le conoscenze integrate di esperti ingegneri, oceanografi, geomatici, sociologi economisti e molte altre. È necessaria l’acquisizione di dati ambientali frequenti ed estesi sul territorio ed in mare per validare le previsioni delle trasformazioni in atto, ingegnarsi a concepire soluzioni a basso impatto per mitigare la vulnerabilità delle nostre coste. Stimare ha contribuito in piccola scala, concorrendo all’ambizioso obiettivo di lasciare alle prossime generazioni il mare e le coste sane e capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici".

Stimare si è concentrato su quattro siti di studio - Riccione, Cervia, Margherita di Savoia e Monopoli - analizzando gli impatti di due tecniche di difesa, drenaggio delle spiagge ed eiettori, metodi di analisi dati, implementazione di sistemi di monitoraggio a basso costo, analisi della percezione del rischio di erosione mediante sondaggi, che rappresenta una significativa novità nel panorama della ricerca scientifica. Monitorare le spiagge è un’attività strategica e funzionale nella pianificazione e gestione della costa, per comprendere l’evoluzione costiera a breve e a medio-lungo termine, per condurre analisi sulle dinamiche costiere e valutare l’efficienza delle strategie messe in pratica e da adottare in futuro non per la salvaguardia della spiaggia stessa, ma anche per le inevitabili ricadute sul settore turistico.

Sono state implementate videocamere intelligenti capaci di rilevare ed interpretare in tempo reale l'evoluzione della linea di riva, e mediante droni sono stati realizzati rilievi della topografia. La disponibilità dei big data raccolti permetterà, mediante tecnologie digitali (cloud, capacità di calcolo, intelligenza artificiale e analisi dei dati) di realizzare un "digital twin", cioè un "gemello digitale" del sistema mare/costa sul quale "testare" scenari climatici, fattori di stress antropici o strategie politiche del Green Deal. Tutto ciò fornirà misure per migliorare la gestione del rischio di catastrofi, sviluppare piani territoriali, riferire sullo stato dell’ambiente, sulle attività costiere e misurarne l’impatto.

"Nel corso del progetto si è tentato di sensibilizzare tutti gli stakeholders pubblici e privati per tentare di avviare un percorso virtuoso a contrasto dell’erosione - aggiunge Leonardo Damiani - Abbiamo ricevuto un’ottima risposta, con provvedimenti regionali che tendono a suggerire interventi di tutela e manutenzione delle spiagge con risorse di privati e con burocrazia snellita. Le numerose interviste in spiaggia, con il coinvolgimento degli studenti, ha consentito di valutare la percezione del rischio da parte di utenti e concessionari; purtroppo la pandemia ha impedito di ripetere l’esperienza in spiaggia, stimolante anche sul piano umano e formativo degli studenti; ciononostante abbiamo proseguito la somministrazione di questionari online, dando così compimento al programma previsto".

In definitiva, l’aumento delle aree costiere interessate da imponenti processi erosivi rende impossibile reperire le risorse necessarie per mettere in sicurezza l’intero territorio. Occorre, quindi, uno strumento oggettivo per stabilire le priorità verso cui indirizzare le risorse disponibili e la valutazione del rischio può essere di soccorso a tale esigenza. Il progetto è stato finanziato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, a mezzo dei contributi di cui alla L. 5/1/2017 n. 4 “Interventi per il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche”, per progetti di ricerca finalizzati alla previsione e alla prevenzione dei rischi geologici di interesse del Ministero per la Transizione Ecologica – Direzione Generale per la Sicurezza del Suolo e dell’Acqua.

L'erosione in Emilia Romagna

L’erosione della costa emiliano-romagnola ha avuto inizio nei primi decenni del Novecento, ma è nella seconda parte che si è intensificata fino ad arrivare ad interessare 105 km di litorale emiliano-romagnolo, su un totale di 130 km. In passato alcuni interventi (scogliere parallele emerse, scogliere radenti, pennelli in roccia o in pali di legno) hanno fermato l’avanzata del mare, determinando però un impatto paesaggistico-ambientale che ha messo a rischio lo sviluppo dell’industria turistico- balneare.

Per ridurre gli impatti legati a questo tipo di opere di difesa la Regione Emilia Romagna ha avviato, a partire dai primi anni Ottanta, una nuova strategia di salvaguardia della costa basata sull’impiego del ripascimento artificiale come sistema di difesa dei litorali dall’ingressione marina e dall’erosione. Dal 1983 al 2018, complessivamente sono stati apportati quasi 13 milioni di mc di materiale sabbioso di varia provenienza sul litorale emiliano-romagnolo.

A valle degli interventi più recenti, lo stato del litorale emiliano-romagnolo risulta in accumulo per il 36%, stabile per il 46% e in erosione per il 18%; in assenza di tali interventi di ripascimento il 47% si troverebbe in condizioni critiche, di cui il 26% sarebbe in erosione.

FotoGruppoStimareBari-2

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