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Estrazioni di metano, "Il progetto Longanesi è ambientalmente sostenibile"

"Il progetto a cui siamo arrivati tiene conto delle oggettive criticità del nostro territorio, prima tra tutte la subsidenza - ha concluso Davide Ranalli -. È su queste criticità che noi amministratori ci siamo interrogati"

Venerdì scorso nella Sala del Consiglio del municipio di Bagnacavallo si è svolta un’assemblea pubblica dedicata al progetto di coltivazione di metano del giacimento Longanesi, situato nei territori di Bagnacavallo e Lugo. Durante l’assemblea, voluta delle Amministrazioni comunali per informare la popolazione e condividere il percorso individuato con la Regione Emilia-Romagna per il monitoraggio di tutte le fasi legate alla realizzazione del progetto, sono stati presentati i contenuti, le azioni, il monitoraggio e gli interventi per la sicurezza del territorio.

“Il percorso di autorizzazione del progetto ha tenuto conto delle fragilità del nostro territorio, di cui siamo ben consapevoli, per garantire che le attività estrattive non provochino alcun danno. Questo grazie anche al ruolo di maggiore presenza che come Comuni abbiamo voluto esercitare, pur non essendo in capo a noi il procedimento - ha esordito Eleonora Proni in apertura dell’assemblea -. Lo svolgimento di questa attività, già accertata e validata dagli organi competenti, sarà oggetto in ogni caso di monitoraggi innovativi, in grado di garantire il controllo della ben che minima variazione, per quanto riguarda l’eventuale subsidenza indotta. Abbiamo inoltre sentito il dovere di organizzare un momento di approfondimento informato con la cittadinanza e di confronto politico ed è per questo che siamo qui questa sera”.

Il progetto di sviluppo unitario del giacimento di metano “Longanesi”, dopo un lungo iter per l’approvazione del rapporto di Via, ha ricevuto tutte le garanzie necessarie in termini di sicurezza ambientale, geologica e logistica. La Conferenza di servizi che ha giudicato il progetto “ambientalmente compatibile”, è composta da Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Unione dei Comuni della Bassa Romagna, Soprintendenza per i beni archeologici dell’Emilia-Romagna, Arpae, Ausl Ravenna, Consorzio di bonifica della Romagna occidentale, Autorità di bacino Reno, Gruppo di lavoro MiSE-RER, Comune di Lugo e Comune di Bagnacavallo.

L’area nella quale si inserisce il progetto di sviluppo del campo Longanesi è stata oggetto in passato di una storica attività estrattiva, in particolare in relazione ai giacimenti denominati “San Potito” e “Cotignola”. Il nuovo progetto parte proprio da quanto già presente sul territorio, adottando il principio di valorizzazione dell’esistente. Agli inizi dell’attuale decennio, la nuova fase è stata originata dalla perforazione dei pozzi Abbadesse 1 del 2004 e Longanesi 1 del 2005, che hanno individuato ulteriori ritrovamenti di gas metano.

La Regione Emilia-Romagna ha introdotto un nuovo approccio nei confronti delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi mediante un accordo operativo (13 Luglio 2015) con il Ministero dello Sviluppo economico per il monitoraggio, controllo, tutela dell’ambiente e sicurezza territoriale, con  l’introduzione di un sistema di monitoraggio tra i più avanzati, fornendo quindi ai territori locali un valido strumento di vigilanza su tali attività; con atto di indirizzo dell’assemblea legislativa del 29 Settembre 2015, sono stati individuati inoltre gli aspetti prioritari sulla base dei quali valutare le iniziative, quali il metano come fonte di transizione principale verso le energie rinnovabili, il ridotto impatto ambientale e la contenuta occupazione di suolo.

Il progetto, oltre a prevedere esclusivamente la produzione di gas metano, in sintesi, è incentrato sul parziale riutilizzo (mediante rinnovo dei relativi impianti) di ben più ampie infrastrutture esistenti, utilizza riserve “certe” (ossia già scoperte) di gas, e quindi non richiede attività di accertamento impattanti sul territorio e con esiti incerti.

L'iter di approvazione è partito nell’agosto 2008 quando è stata avviata la fase di analisi preliminare (scoping), che non è una procedure obbligatoria, ma è servita a definire indicazioni di carattere procedurale (autorità coinvolte, metodi per la partecipazione pubblica, ambito di influenza) e indicazioni di carattere analitico (presumibili impatti attesi, analisi preliminare delle tematiche ambientali, vaglio delle alternative); in questa fase si sono considerate le possibili alternative progettuali valutandole in modo da scegliere la soluzione a minor impatto possibile. Nel febbraio 2009 è stata inviata una istanza al Ministero dello Sviluppo economico con il programma di sviluppo unitario del giacimento Longanesi, con il quale è iniziato il procedimento unico; l’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale e relativa documentazione tecnica è stata prodotta nel giugno 2010;
Subito dopo, nell’ottobre 2010 è stata convocata la prima Conferenza dei servizi di valutazione dello Studio di impatto ambientale (Sia).

Nel settembre 2011 sono sopraggiunte richieste di integrazioni da parte della Regione Emilia-Romagna, richiedendo approfondimenti relativi all’analisi sulla subsidenza, allo studio e monitoraggio acustico, allo studio e monitoraggio atmosferico, oltre a interventi di mitigazione e integrazione paesistica (inviate nel febbraio 2012). Nel marzo 2012 si è svolta la seconda conferenza dei servizi di valutazione delle integrazioni al Sia. Nuove integrazioni sono sopraggiunte nel dicembre 2012, da parte degli enti coinvolti nel procedimento Via, che richiedevano approfondimenti su: relazione tecnica illustrativa attestante la rispondenza del progetto alla normativa sismica vigente, studio e approfondimento sulla possibile micro-sismicità indotta con tavole grafiche relative alla sismicità storica e recente, monitoraggi microsismici. In luglio 2013 la terza conferenza dei Servizi per valutare le nuove integrazioni al Sia.

Si arriva poi a luglio 2015, con l’istituzione del gruppo di lavoro “Mise Rer”, con il compito di definire le modalità di applicazione degli indirizzi e linee guida sui monitoraggi ai nuovi progetti di ricerca e produzione di idrocarburi.
Sempre nel 2015, in ottobre è stata presentata l’integrazione richiesta dal Gruppo di lavoro, che riguardava un nuovo studio di integrazione dei monitoraggi previsti in applicazione degli indirizzi e linee guida. Infine, nel novembre 2016, si è svolta la quarta e ultima conferenza dei servizi: con quest’ultima conferenza si è conclusa positivamente la procedura tecnico ambientale del progetto di sviluppo unitario del giacimento Longanesi. La nuova impostazione introdotta dalla Regione Emilia-Romagna ha apportato una importante innovazione sulle royalties di spettanza regionale, che saranno infatti parzialmente destinate agli enti locali interessati dal progetto. 

L’attuazione del progetto permetterà di individuare e programmare interventi di messa in sicurezza idrogeologica e di sviluppo del territorio. Nello specifico, saranno realizzate importanti opere di laminazione delle acque: la cassa di espansione della Canaletta di Budrio nel Comune di Lugo, la laminazione dello scolo consorziale Redino e dell'area urbana in via Bandiera a Bagnacavallo e la vasca di laminazione del Bosco di Fusignano e aree limitrofe.

Inoltre sono state definite con il Consorzio di bonifica della Romagna occidentale i principali interventi di sistema per la messa in sicurezza del territorio, che la Regione si è impegnata ad inserire con alta priorità nel proprio programma di opere per la difesa del suolo: la cassa di espansione del Fosso vecchio a Villaprati di Bagnacavallo, il completamento della Cassa di espansione Brignani a Lugo, la cassa di espansione del Secchezzo a Fusignano, interventi di pulizia delle botti del destra Reno e By-pass della botte del Canale dei mulini ad Alfonsine.

“La Regione Emilia-Romagna ha sempre investito nella conoscenza - ha sottolineato l’assessore regionale all’Ambiente e alla Sicurezza del territorio Paola Gazzolo -, e proprio grazie alle approfondite conoscenze del nostro Servizio Geologico siamo in grado di programmare uno sviluppo territoriale attento e sostenibile per l’ambiente. Per esempio, abbiamo negato l’intesa alle coltivazioni di Rivara, che prevedevano un intervento molto invasivo per l’ambiente. Ogni progetto che viene valutato dagli organi competenti viene approvato solo a fronte di garanzie che sono frutto di studi attenti e monitoraggi innovativi. Alla luce delle paure e della disinformazione che spesso emergono su queste questioni, specialmente dopo il terremoto del 2012 che ho seguito come assessore, ribadisco ancora una volta che gli studi dimostrano che non vi è alcuna correlazione tra questo tipo di progetti e gli eventi sismici. Il nuovo progetto sul giacimento Longanesi risponde pienamente al nuovo contesto normativo in ambito energetico-ambientale, recentemente introdotto dalla Regione Emilia-Romagna con particolare attenzione alle verifiche e ai monitoraggi sulle attività”.

“Il progetto a cui siamo arrivati tiene conto delle oggettive criticità del nostro territorio, prima tra tutte la subsidenza - ha concluso Davide Ranalli -. È su queste criticità che noi amministratori ci siamo interrogati, per trovare soluzioni condivise che potessero garantirci risorse per interventi di messa in sicurezza diversamente non attuabili e indispensabili già oggi per il nostro sistema territoriale. Ricordiamoci che questi progetti potrebbero superare totalmente gli enti locali ovvero i Comuni, ma da amministratori responsabili abbiamo voluto avviare un percorso con tutti gli enti interessati per discutere le modalità con le quali superare le fragilità del territorio e le criticità del progetto, e arrivare così alla soluzione migliore e più utile per il territorio. Non ci siamo quindi sfilati dalla discussione, ma abbiamo analizzato tutte le questioni per ottenere le risposte necessarie. Ci sarà un passaggio partecipato nel momento in cui saranno realizzate le opere sul sistema scolante, per farne comprendere la loro importanza”.

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