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Venerdì, 26 Aprile 2024
Cronaca Faenza

Faenza ricorda Karl Binder: "Non dimentichiamo chi vive in povertà e senza libertà"

Al Cimitero dell’Osservanza la commemorazione del bambino austriaco che fu ospitato dalla città manfreda nel 1920

Venerdì mattina nel Cimitero dell’Osservanza di Faenza si è tenuta la cerimonia di commemorazione di Karl Binder. Karl era uno dei 25 bambini di Vienna, arrivati in città nel 1920, all’indomani della fine della Grande Guerra in segno di vicinanza alle popolazioni austriache che, travolte dall’evento bellico versavano in grave disagio. I bambini viennesi arrivarono a Faenza il 1° gennaio del 1920 e furono ospitati a Palazzo Mazzolani. Ritornarono in patria alla fine di aprile, ma uno di loro, Karl Binder, non riuscì a farlo perché già ammalato di tubercolosi. Il bimbo fu sepolto nel nostro cimitero e una lapide ce lo ricorda. 

La cerimonia del 2 aprile, trasmessa in diretta Facebook sulla pagina del Comune di Faenza, rientra nell’ambito delle iniziative organizzate dall’amministrazione per il progetto ‘conCittadini 2020/21’ promosso dall‘assemblea legislativa dell‘Emilia-Romagna al quale hanno partecipato alcune scolaresche della città. Alla manifestazione hanno partecipato il sindaco Massimo Isola, l’assessora Martina Laghi, il presidente del consiglio comunale Niccolò Bosi e Manuela Rontini in rappresentanza dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.

“La Grande Guerra - ha ricordato Niccolò Bosi - aveva lasciato aperte molte ferite. Il sentimento di odio verso i nemici era ancora forte. L’allora vicesindaco di Vienna lanciò un appello che l’Italia, e anche Faenza, raccolse: fu un gesto di grande umanità e un insegnamento che aprì una finestra di fratellanza, oltre le frontiere e le differenze. Oggi la pandemia evidenzia grandi differenze sociali e corriamo il rischio di alimentare l’egoismo, dimenticandoci di chi vive situazioni drammatiche, di povertà, di privazioni e di mancanza di libertà. È per questo che abbiamo voluto ricordare la storia di Karl Binden, perché pensiamo abbia ancora molto da insegnare”.

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