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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca

"Condussero al fallimento una storica azienda alimentare": cinque arresti

I militari della Guardia di Finanza hanno arrestato i responsabili con l'accusa di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio con l’aggravante della transnazionalità del reato

Hanno messo in piano un articolato stratagemma per condurre al fallimento della Gapar, storica società ravennate operante nel settore della grande distribuzione di prodotti alimentari e da panificazione. Al termine di un'attività investigativa, coordinata dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto Lucrezia Ciriello, i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza, hanno arrestato i responsabili con l'accusa di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio con l’aggravante della transnazionalità del reato. Per tre degli indagati si sono aperte le porte del carcere, mentre due sono finiti ai domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, gli indagati attraverso la costituzione di società italiane ed estere e l’apparente giustificazione di rapporti commerciali in realtà inesistenti, sono riusciti nell’intento di drenare ingenti disponibilità finanziarie dai conti della società fallita, dirottandole verso rapporti bancari di altre imprese a loro riconducibili, causandone deliberatamente lo stato di irreversibile decozione. L’indagine, avviata circa due anni fa, è scaturita da un esposto presentato da alcuni soci di minoranza dell’importante azienda ravennate, costituita in forma di cooperativa circa cinquant’anni or sono, che nel tempo è divenuta una realtà di riferimento nella fornitura di prodotti alimentari per la ristorazione e la panificazione anche a livello nazionale, con tre unità produttive a Ravenna e nelle province di Pesaro e Venezia. 

Dall'attività degli inquirenti, eseguita anche con l’ausilio di indagini tecniche, di indagini finanziarie e corroborata dall’esame di copiosa documentazione sequestrata nel corso di numerose perquisizioni eseguite in Emilia-Romagna, Lombardia e nel Lazio, è emerso come, a partire dal mese di luglio 2014, la proprietà dell’impresa, facente capo ad un noto professionista di Ravenna, avesse architettato "una vera e propria strategia predatoria" del patrimonio societario, poi concretizzata a seguito del subentro di un imprenditore modenese nella titolarità dell’azienda.
 
Secondo quanto appurato dagli investigatori, il professionista, dopo aver rilevato l’impresa senza pagamento di alcun reale corrispettivo, l’imprenditore di Modena, avendo a completa disposizione i conti correnti ed i titoli di credito (cambiali e/o assegni bancari) della società, avrebbe distratto quasi due milioni di euro di risorse finanziarie a favore di aziende a lui riconducibili. Oltre un milione di euro sarebbero fuoriusciti dai conti societari per il pagamento di fittizie operazioni commerciali con società riferibili agli arrestati con sede a Cuba, in Messico, in Gran Bretagna ed in Romania, autoriciclando i proventi della bancarotta fraudolenta. Parte di tali somme sarebbe poi rientrata nella disponibilità del precedente proprietario della società, il professionista ravennate, che le avrebbe utilizzate per acquisire le quote e quindi il controllo di un’impresa immobiliare, l’unico asset che era rimasto nel patrimonio aziendale della fallita. 

Anche il parco auto della società, infatti, composto da 7 auto (tra cui anche Porsche e Mercedes), sarebbe stato completamente depredato a favore di società dell’imprenditore modenese, che lo hanno rilevato senza alcun reale pagamento; così come il magazzino merci dell’impresa ravennate, ormai decotta, è stato interamente ceduto sottocosto ad un’altra società, costituita ad hoc e riconducibile sempre al soggetto di Modena, che una volta rivenduti tutti i beni ha cessato l’attività. Oltre alla misura cautelare personale nei confronti dei cinque responsabili della bancarotta fraudolenta e dell’autoriciclaggio, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ravenna ha anche accolto la richiesta della Procura della Repubblica di disporre il sequestro anche delle quote della società immobiliare acquisita dal professionista ravennate con i proventi illeciti autoriciclati, per un controvalore di circa 1,3 milioni di euro.

Confcommercio

Confcommercio Ravenna si complimenta col procuratore Mancini per l’operazione ‘Sold out’ che ha fatto piena luce sul fallimento della Gapar spa, per decenni una delle realtà aziendali più vitali e vivaci del territorio ravennate. "La grande competenza del Procuratore ha fatto emergere un’imponente violazione delle norme penali che ha portato all’accusa di bancarotta fraudolenta - esterna Confcommercio -. Le indagini, condotte dal sostituto Ciriello, sono state accuratamente svolte dalla Guardia di Finanza di Ravenna, di cui è Comandante il Col. Andrea Fiducia, ai quali va il nostro ringraziamento. Un fallimento che ha generato enormi difficoltà a numerose altre aziende che collaboravano con la Gapar e che ha lasciato senza lavoro decine di dipendenti, oltre all’indotto. Vogliamo sottolineare la nostra piena soddisfazione per la conclusione dell’operazione proprio perché le radici della Gapar vanno rintracciate nel fertile terreno della panificazione ravennate degli anni 70, aderente storicamente a Confcommercio Ravenna. Infatti, in quegli anni, uno sparuto numero di panificatori ebbe il coraggio di fondare prima un gruppo di acquisto con l’intento di calmierare i prezzi, poi una cooperativa di consumo. Agli inizi degli anni novanta ci fu la svolta imprenditoriale: da un gruppo di oltre 100 soci si passò ad un gruppo di circa cinquanta, fondando la Gapar Srl prima e la Gapar Spa poi".

"La Gapar  Spa - viene ricordato - iniziò l’attività nel 1991 con un capitale sociale di 200 milioni di vecchie lire servendo i vecchi soci della cooperativa e cercando di allargare il bacino di utilizzatori, oltre ai panettieri anche ai ristoratori. La società operava in un immobile di proprietà di circa 500 metri quadrati. La forza lavoro era di 6 unità. Il fatturato che si sviluppò fu di un miliardo e 697 milioni di vecchie lire. Dal 1991 al 1998 la Gapar continuò ad allargare la copertura del territorio, che, se all’inizio era solo limitato alla zona di Ravenna, nel 1998 già copriva tutta la Romagna, parte dell’Emilia e delle Marche.  Alla fine del 1998 il fatturato si incrementò fino ad arrivare a oltre 10 miliardi di vecchie lire. A fronte della crescita, la Società decise di aumentare il proprio capitale sociale ad un miliardo, sempre di vecchie lire, e di acquistare un’ulteriore capannone di mille metri quadrati  Nel periodo 1999-2000 alla luce dello sviluppo ottenuto si costruì un altro immobile di 3.200 mq. e si decise un ulteriore aumento di capitale sociale. Dal 1999 al 2001 l’obiettivo fu quello di raddoppiare il fatturato. Infatti, a fine 2001, il fatturato si attestò sui 20 miliardi di vecchie lire (10.329.138 euro) e nei primi mesi del 2002 la Società decise di portare il capitale sociale a 1.640.000 euro. Gapar continuò negli anni la sua ascesa (nel 2013 il fatturato aveva raggiunto i 50 milioni di euro), diventando punto di riferimento degli operatori del settori e proprietaria di tre immobili per un totale d’area di circa 5mila metri quadrati a Fornace Zarattini e con una forza lavoro, diretta ed indiretta, di 100 di unità". 

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