Famiglia sfrattata con disabile e centenaria: "Nessuno si muove: stateci vicini"

La sua casa, in una traversa di viale Alberti, dove vive con le tre donne, dopo che il padre è morto, è stata messa all'asta in seguito al pignoramento e venduta ad un immobiliarista, per pagare un debito di tasse arretrate ad Equitalia

E' programmato per giovedì mattina alle 10, l'ennesimo intervento dell'ufficiale giudiziario per lo sfratto di Stefano Tassinari e della sua famiglia, madre, sorella disabile e nonna centenaria, che vivono in via Borromini, in una casa pignorata da Equitalia: “Io non mi fermo: qualcuno deve intervenire. Il problema è per la mia famiglia, che è in ginocchio, ma io non mollo”. Questa volta, se i medici non fermeranno la procedura, la questura sarà costretta ad intervenire con la forza. Ma Tassinari è deciso ad andare fino in fondo.

La sua casa, in una traversa di viale Alberti, dove vive con le tre donne, dopo che il padre è morto, è stata messa all'asta in seguito al pignoramento e venduta ad un immobiliarista, per pagare un debito di tasse arretrate ad Equitalia. “Non si muove niente,  - racconta Tassinari a RavennaToday - con l'avvocato abbiamo mandato il piano di copertura del debito, ma niente. Mi stupisce anche l'immobilità delle istituzioni, il sindaco e l'assessore si sono fatti vivi mesi fa, hanno detto che ci sono, ma io non ho visto nulla”.

Questa è la settima volta che il Tribunale programma l'esecuzione dello sfratto. “Io cerco di arrivare al 28 ottobre, quando ci sarà l'udienza di verifica ed interverrà un altro magistrato e spero che tutto venga fermato. Spero che i cittadini mi siano accanto, perchè questa è una cosa che può capitare davvero a tutti”, dice Tassinari.

Anche il Meetup 2.0 di Ravenna, un gruppo di cittadini, ha inviato una  lettera aperta all'immobiliarista ora proprietario della casa, venduta all'asta: “Le chiediamo di desistere da questo acquisto, ritiri per favore la sua offerta dal Tribunale di Ravenna, sicuramente potrà fare altri buoni affari altrove, senza cacciare via nessuno dalla propria casa, siamo convinti che  ci guadagnerà lei e che ci sarà un  ritorno d'immagine per la sua azienda. Siamo più che certi che Lei svolga il Suo lavoro nel modo migliore, ma siamo molto preoccupati e dispiaciuti nel vedere persone molto anziane, malati e disabili soccombere di fronte a regole che se pure fanno parte del mercato, non sono sicuramente patrimonio di quel codice etico e umano che ci permette di vivere assieme in una piccola comunità locale come la nostra,  in pace,  armonia, e soprattutto nel vero e concreto rispetto del più debole, del bisognoso, dell'ammalato. Non è cosa facile,  infatti,  spiegare ad una persona di 101 anni che deve cambiare casa, perché a quell'età,  quelle quattro mura, di fatto sono tutto il suo mondo, e Lei sa bene che in pochi giorni morirebbe”.


“Come Lei ben sa, - continua la lettera - in autunno ci sarà l' udienza per valutare se Equitalia ha commesso errori  procedurali   ed in tale circostanza potrebbe risultato male applicato il ricorso all'asta, ma a quel punto sarebbe troppo tardi. Non vorremmo constatare che la fretta di pretendere l'applicazione di un dispositivo essendo a conoscenza del ricorso danneggiasse ulteriormente lo stato delle abitanti l'immobile. Giovedì saremo lì anche noi, in via Borromini, assieme  a Lei, agli avvocati, ai medici, ai funzionari del Tribunale, ai giornalisti, alla televisione, ai fotografi, ai fabbri che dovrebbero aprire le porte, agli addetti dell'ambulanza. Le chiediamo, per il bene di tutti, prima di domani di cambiare idea. Confidiamo nella Sua umanità,  augurandoci che non metterà in mezzo ad una strada una povera persona anziana di 101 anni”.

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