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Fatture false per 11 milioni: 15 indagati e maxi sequestro della Finanza

Dalle indagini è emerso che i quattro commercialisti si erano specializzati nell'individuazione di imprese disponibili a emettere fatture per operazioni inesistenti

Venerdì mattina i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Venezia hanno sequestrato beni per oltre tre milioni di euro dopo aver scoperto un importante giro di evasione fiscale e false fatture con fulcro a Mestre. Risultano indagate 15 persone: quattro sono i professionisti che avevano messo in piedi il sistema, ovvero tre commercialisti mestrini e uno di Pescara. Gli studi sono a Mestre, Scorzè e Martellago, oltre che Pescara. E poi altre 11 persone tra prestanome e utilizzatori, residenti nelle province di Ravenna, Chieti, Pescara, L’Aquila e  Treviso. Le aziende coinvolte sono 11 e hanno sede a Venezia, Scorzé, Caorle, Mira, Roma, Pescara e Vasto.

Fatture false ed evasione fiscale

Dalle indagini è emerso che i quattro commercialisti si erano specializzati nell'individuazione di imprese disponibili a emettere fatture per operazioni inesistenti, in modo tale da creare costi fittizi da portare in deduzione e contemporaneamente generare crediti iva inesistenti. Questi crediti falsi venivano poi ceduti a soggetti effettivamente operativi, in compensazione di debiti tributari. Dopodiché le società emittenti venivano svuotate dei loro beni e cedute a prestanome oppure trasferite in altre regioni. In un caso, anche in Francia.

Indagini e sequestri

Tutto è iniziato nel 2016 con gli accertamenti svolti su una agenzia di pompe funebri di Caorle che aveva un fatturato considerato sospetto: da lì i finanzieri della tenenza locale hanno coinvolto i colleghi di Venezia, risalendo ai professionisti mestrini che avevano architettato il sistema fraudolento. In tutto sono state ricostruite operazioni inesistenti e relative false fatture per circa 11.340.000 euro, per un importo evaso di oltre 3 milioni: con quei soldi i commercialisti avevano acquistato terreni e appartamenti (buona parte a Mestre) e automobili (tra cui una Jaguar). Tutti beni di cui la procura di Venezia ha disposto il sequestro, assieme ad alcuni conti correnti, disponibilità finanziarie e quote societarie.

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