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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

"Fermiamo la strage subito": una catena umana per l'accoglienza a Marina

“L'Europa siamo noi - dicono gli organizzatori della catena umana -. Noi dobbiamo fare l'Europa sociale solidale”

Sabato, in occasione della giornata internazionale del rifugiato e della manifestazione nazionale in programma a Roma, le associazioni aderenti al manifesto “Fermiamo la strage subito” (Anpi, Anolf, Arci, Auser, Cgil, Cisl, Circolo Matelda Legambiente e Libera Ravenna) organizzano dalle 17 alle 18 a Marina di Ravenna, nella spiaggia libera tra i bagni Tamerici e Ruvido, una catena umana per l'accoglienza.

Si tratta di un'iniziativa di sensibilizzazione per affrontare il dramma che si sta consumando nel mare Mediterraneo e che interessa da vicino l'Italia e tutta l'Europa. “L'Europa siamo noi - dicono gli organizzatori della catena umana -. Noi dobbiamo fare l'Europa sociale solidale”. La regione del Mediterraneo è una polveriera e il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. Dall’inizio del 2015 nel Mediterraneo sono morte più di 1.700 persone. L'Europa, per storia, per cultura, per geografia, per il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne perso memoria. Il dramma di profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire l’arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosa in Europa, non è altro che l'ultimo atto che testimonia l’assenza di visione politica da parte dei governi dell’Ue.

Questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi europei che non consentono nessuna via d'accesso sicura e legale nel territorio dell’Ue e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. L'Europa deve costruire una risposta di pace, di convivenza, di democrazia, di benessere sociale ed economico, ispirandosi al principio di solidarietà e abbandonando le politiche securitarie, dell'austerità, degli accordi commerciali neolibertisti, di privatizzazione dei beni comuni. L'Europa deve investire sul lavoro dignitoso, sulla giustizia sociale, sulla democrazia e sulla sovranità dei popoli.

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