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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca

Festa della Liberazione, Savini (Anpi): "Partecipate alla vita pubblica del Paese. Siate cittadini, non sudditi"

Dalla guerra in Ucraina al tema dei migranti. Il presidente provinciale dell'Anpi ragiona sui valori dell'antifascismo: "C'è un tessuto democratico che resiste. Ci sono però anche dei segni di crisi, come la scarsa partecipazione al voto"

Pace, democrazia, inclusione e partecipazione. Sono questi alcuni dei temi cardine del 25 aprile. Ravenna celebra il 78esimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, ricordando i valori della Resistenza, le gesta dei partigiani, ma anche riflettendo sui problemi del presente. La storia, infatti, può aiutarci a guardare con una luce diversa alcuni avvenimenti della nostra attualità. Il forte astensionismo, l'emergenza migranti e la guerra in Ucraina. Una serie di elementi su cui si sofferma il presidente provinciale dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), Renzo Savini, proprio in occasione della Festa della Liberazione.

A 78 anni dalla Liberazione, i valori dell'antifascismo nel territorio ravennate sono ancora forti come allora?
Diciamo che ancora ci sono e come Anpi vogliamo rafforzarli ulteriormente. C'è un tessuto democratico che resiste. Ci sono però anche dei segni di crisi, uno sfilacciamento che si nota in particolare nella scarsa partecipazione al voto delle ultime elezioni, anche se da noi questo si è verificato meno che in altre parti del Paese.

Quali sono oggi le sfide più importanti per il nostro Paese?
Come Anpi poniamo la questione della democrazia. Un elemento importante perché i nostri liberatori, i partigiani, i costituenti hanno voluto per l'Italia una Repubblica democratica di tipo parlamentare. Noi ci opponiamo al presidenzialismo paventato dalla nostra presidente del Consiglio Meloni, perché ravvisiamo nel governo dell'uomo solo al comando un restringimento della democrazia. Come quello che è accaduto cento anni fa, quando si passo dalla monarchia a un regime autoritario fino alla dittatura. Dal presidente del Consiglio si arrivò al Duce. Oggi in tutta Europa c'è questo tema. Si trova un riscontro proprio nell'astensione al voto. C'è spesso la tentazione di delegare i poteri a un uomo solo al comando. Un disegno che noi respingiamo con fermezza. Vogliamo che l'opinione pubblica sia vigile. I partigiani ci hanno ridato la libertà, ma sta a noi saperla implementare ed evitare che questa invece si restringa. Dobbiamo imparare dalla storia. Gramsci diceva che la storia insegna, ma non ha scolari. Noi dobbiamo tramandare la storia e applicare i suoi insegnamenti nel presente e nel futuro. Non stringiamo gli spazi democratici.

Ancora vivo il tema della guerra in Ucraina, qual è il punto di vista dell'Anpi?
L'Anpi ha già espresso la sua opinione sul conflitto in Ucraina e sulla guerra in generale. Ribadiamo la condanna netta dell'invasione russa. A questo punto, tuttavia, dopo un anno di guerra, si deve avviare una trattativa, almeno per un cessate il fuoco, altrimenti il conflitto rischia di espandersi pericolosamente.

Quest'anno la data del 25 aprile è stata tra l'altro accompagnata da una polemica accesa riguardo al coinvolgimento della comunità ucraina nelle celebrazioni della Liberazione. Diversi partiti e anche la Consulta Antifascista si erano opposti a questa partecipazione. Qual è la posizione dell'Anpi?
Non ci siamo espressi su questo, perché il 25 aprile è la festa della Liberazione, ed è aperta a tutti, perciò anche agli ucraini. Certamente si parlerà di pace e di Ucraina, ma al centro poniamo una riflessione sulla Resistenza, sulla liberazione, sulla Costituzione e sulla pace. Vogliamo promuovere una cultura della pace ed essere inclusivi. Siamo di fronte a un problema generale. Se non si rafforza la politica, allora passano i ragionamenti nazionalistici sulla forza, sul potere e quindi sulle armi. Ci vuole la democrazia per far tacere le armi. I nostri partigiani hanno combattuto, è vero, ma lo hanno fatto per difendere la pace.

Tema centrale è anche quello dell'immigrazione con una nuova nave carica di naufraghi in arrivo a Ravenna...
Ci vuole un governo dell'immigrazione. Va gestita. Non si può sentire parlare di sostituzione etnica. E allo stesso tempo pare che ci siano pochi immigrati per rispondere alle domande di lavoro. Ci vuole un governo serio. La democrazia e la politica oggi sono pericolosamente deboli.

La festa del 25 aprile, purtroppo, è stata anticipata dalla scomparsa di un protagonista della Resistenza ravennate come Decimo Triossi.
Decimo Triossi era per noi un punto di riferimento, il nostro consigliere anziano. Era giovanissimo quando diede il suo contributo alla Resistenza, poi fu anche un uomo della politica. Fu assessore e Presidente della Provincia. Insomma ha fatto certamente la sua parte per la comunità. Per noi rimarrà sempre un simbolo.

Qual è il messaggio che vorrebbe mandare ai ravennati in occasione del 25 aprile?
Innanzitutto partecipate. Partecipate alle manifestazioni del 25 aprile e alla vita pubblica del vostro Paese. Siate cittadini, non sudditi. Il fascismo aveva trasformato gli italiani in sudditi. Vogliamo che la gente elabori il pensiero critico attraverso la partecipazione. Come diceva Giorgio Gaber in una sua nota canzone: "La libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione".

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