'Accoglieteli a casa vostra', Fiorenza apre le porte a un rifugiato: "Grazie a lui ho ritrovato una famiglia"

Quando un semplice progetto di accoglienza destinato a durare solo qualche mese si trasforma in qualcosa di molto più grande. E' la storia di Fiorenza, 68enne ravennate, e di Gallo, 21enne senegalese

Foto dalla pagina Facebook 'Refugees welcome Italia'

Quando un semplice progetto di accoglienza destinato a durare solo qualche mese si trasforma in qualcosa di molto più grande: in una famiglia. E' la storia di Fiorenza Campidelli, 68enne ravennate, e di Gallo, 21enne senegalese. Il loro incontro è nato grazie al progetto dell'associazione "Refugees welcome Italia", che dal 2015 promuove su tutto il territorio nazionale l’accoglienza in famiglia. Progetto al quale nel 2019 ha aderito anche il Comune di Ravenna attraverso l'assessorato all’Immigrazione e ai Servizi sociali.

Il progetto di accoglienza

L’iniziativa - finanziata dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione del Ministero dell’Interno - ha l’obiettivo di sperimentare un modello di accoglienza in famiglia basato sulla collaborazione fra le amministrazioni locali e la cittadinanza attiva. Chiunque abbia a disposizione una camera libera e desideri utilizzarla per ospitare un rifugiato può registrarsi sul sito di Refugees welcome Italia. L’iniziativa si rivolge a tutti i migranti con regolare permesso di soggiorno che sono in uscita dai tradizionali percorsi di accoglienza, ma che ancora non sono completamente indipendenti. Vivere con persone del luogo può aiutarli a sentirsi parte di una comunità, a creare una rete di relazioni, ad accrescere le competenze linguistiche e a potenziare l’accesso a migliori opportunità lavorative. Chi apre le porte di casa, invece, ha l’opportunità di conoscere una nuova cultura, di diventare un cittadino più consapevole e attivo, di vivere un’esperienza umana che arricchisce. Il gruppo locale di Refugees welcome - di concerto con i servizi sociali del Comune di Ravenna - si occupa di selezionare le famiglie, i rifugiati, di individuare l’abbinamento migliore e garantire un accompagnamento costante durante tutta la convivenza. Per le famiglie ospitanti sono previsti anche dei momenti di formazione e tutoraggio, ma nessun tipo di compenso o rimborso economico o di altro tipo.

L'esperienza di Fiorenza: "Ospitare Gallo mi ha aiutata molto"

Fiorenza, consigliera Pd in consiglio comunale, si è imbattuta nel progetto un po' per caso. "Ho scoperto l'associazione Refugees welcome mentre navigavo sui social - racconta la donna - e ho letto che cercavano persone disponibili a ospitare dei rifugiati. La cosa che mi ha spinto a candidarmi è stata la situazione che si era creata dopo i 'decreti Salvini': ero stanca di vedere le difficoltà di questi ragazzi completamente abbandonati a loro stessi e senza alcuna prospettiva per il futuro. Ho capito che dovevo fare qualcosa, perché ero troppo arrabbiata".

Spinta da queste motivazioni la 68enne, a fine estate, decide di contattare l'associazione per dare la propria disponibilità. "Vivo in centro a Ravenna e sono sola da 20 anni - spiega - Mia figlia si è trasferita a Ferrara per frequentare l'Università, da quel momento ha sempre vissuto là. Avevo una stanza libera, così mi sono candidata. Mi hanno risposto in breve dicendomi che c'era qualcuno che poteva essere già disponibile a essere ospitato: a metà settembre sono venute le volontarie dell'associazione a casa mia, poi ho incontrato questo ragazzo, Gallo, due volte. Poco dopo si è trasferito a casa mia".

Così inizia la convivenza di Fiorenza e il giovane senegalese. Gallo è arrivato in Italia tre anni fa, è stato inserito nel progetto Sprar e ha frequentato l'istituto professionale di Piangipane. "Una volta uscito dal progetto Sprar per via del decreto Salvini, non sapeva dove andare - spiega Fiorenza - Lui non parla volentieri del suo passato, soprattutto del periodo in cui è stato in Libia: dice che la situazione era troppo brutta per essere raccontata. Mi ha spiegato un po' del viaggio che ha fatto per arrivare qui; la sua famiglia è ancora in Senegal e si sentono spesso telefonicamente".

E ora, dopo cinque mesi di convivenza, il legame che si è creato tra i due è più forte che mai. "Certo, per una abituata a vivere da sola da vent'anni all'inizio non è stato facile! - ride Fiorenza - Questa esperienza mi ha aiutata tantissimo: Gallo mi ha fatto tornare la voglia di cucinare, prima mangiavo un po' di pasta all'olio, un'insalata... Ora cerco sempre di fare qualcosa di diverso. E' bellissimo avere qualcuno con cui parlare: ci confrontiamo spesso anche sulla sua religione e guardiamo il telegiornale insieme. Quando sentiamo notizie di politica lui dice la sua: mi dice sempre che non devo preoccuparmi di Salvini, perché tanto è Dio che decide come devono andare le cose alla fine. E' una cosa che mi spiazza ogni volta. E poi giochiamo a dama, mi aiuta nei lavori di casa e nel giardino... siamo una famiglia. A Natale abbiamo festeggiato tutti insieme con i miei parenti, a volte andiamo a Ferrara a trovare mia figlia".

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Durante la sua permanenza a Ravenna, Gallo non è mai rimasto con le mani in mano: "A settembre è andato a raccogliere l'uva, poi finita la vendemmia ha iniziato a portare curriculum ovunque e ora sta svolgendo un tirocinio di sei mesi come aiuto cuoco in un ristorante". E ora Fiorenza, insieme a Gallo, guarda al futuro: "A breve scadranno i sei mesi di convivenza fissati dal progetto, ma è possibile chiedere un rinnovo: e mi farebbe assolutamente piacere che Gallo restasse. E' un'esperienza che consiglierei davvero a tutti, è un modo di conoscere persone che prima non si conoscevano e non si sa come ragionino, per confrontarsi su culture diverse, vedere quelli che sono i punti in comune e le differenze. Un modo per combattere pregiudizi e stereotipi".

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