Cronaca

Firme false per lista civetta, sei condanne

Il giudice ha condannato quattro persone a pene tra i sei mesi e l'anno di carcere (tutte sospese). Un settimo imputato è stato assolto per il falso ma con trasmissione atti alla Procura per la verifica del favoreggiamento

Alcune delle firme a sostegno della lista della Lega Nord erano state falsificate, altre non avevano l'autenticazione. Una manovra, secondo l'accusa, portata avanti da sostenitori di una lista legata al Pd, con l'avvallo del Carroccio, per sottrarre voti nel 2009 alla rielezione del sindaco di Sant'Agata sul Santerno, allora unico Comune del ravennate non governato dal centrosinistra. Il Gup Piervittorio Farinella ha condannato quattro persone a pene tra i sei mesi e l'anno di carcere (tutte sospese).

Un settimo imputato è stato assolto per il falso ma con trasmissione atti alla Procura per la verifica del favoreggiamento. Due imputati hanno patteggiato pene di otto mesi e un anno e due mesi. Infine gli ultimi due accusati sono stati rinviati a giudizio. Otto di loro dovevano rispondere di avere falsificato undici firme di altrettanti elettori in calce alla documentazione necessaria per la lista del Carroccio. Il nono imputato era accusato di favoreggiamento maturato nelle operazioni pre-elettorali.

L'inchiesta, condotta dal pubblico ministero Daniele Barberini,  era partita da un esposto dello stesso sindaco in carica, Luigi Amadei, a capo di una lista civica di centrodestra. La questione riguardava una lista della Lega capitanata da un candidato originario del Mezzogiorno spuntata a pochi giorni dalle elezioni e sostenuta da 35 firme, alcune delle quali, secondo l'accusa, raccolte attraverso esponenti e simpatizzanti della lista di centrosinistra che ruotava attorno al Pd.

Dopo qualche mese erano intervenuti i carabinieri mentre Lega Nord e Pd, in un'interrogazione in Parlamento, avevano chiesto conto delle verifiche svolte. In un primo momento, anche grazie alle intercettazioni telefoniche, l'inchiesta aveva tirato dentro molte più persone tra cui pure il segretario comunale di Ravenna del Pd, Danilo Manfredi, la cui posizione era stata poi archiviata.

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