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Arrestato un altro sospetto 'foreign fighter': "Ravenna capitale dei combattenti islamici"

Questa è la quarta espulsione del genere avvenuta da Ravenna tra il 2018 e il 2019, l’ottava da quando la legge antiterrorismo del 2015 consente di farlo in via cautelativa

Mercoledì la polizia di Stato ha arrestato nel centro di Ravenna, e subito spedito a Roma per essere espulso e rimpatriato, un tunisino 22enne il cui nome farebbe parte dell’elenco di sospetti affiliati del sedicente Stato Islamico prodotto dal governo di Tunisi.

"Lista per Ravenna si complimenta con la Questura ravennate per la brillante operazione - spiega il capogruppo Alvaro Ancisi - Nulla di nuovo però sotto il cielo estivo di Ravenna, dove un anno fa la stessa azione di polizia si è verificata a carico di un 28enne albanese, pericoloso jidaista, già militante nel terrorismo medio-orientale, che si era stabilito con la famiglia nella nostra provincia. Ma questa è la quarta espulsione del genere avvenuta da Ravenna tra il 2018 e il 2019, l’ottava da quando la legge antiterrorismo del 2015 consente di farlo in via cautelativa. Si può considerare nono caso quello del giovane tunisino primo foreign fighter “ravennate” arrestato in Italia mentre, nell’aprile 2015, stava imbarcandosi verso il fronte jiadista. Il 5 luglio successivo La Repubblica aveva intitolato una propria pagina all’“insospettabile Ravenna capitale italiana dei foreign fighter”. Nel testo era anche scritto che da qui verso la Siria ne erano già partiti sei, più quello fermato in tempo, e che Ravenna aveva da sola il 10% dei foreign fighter censiti dal Ministero dell’Interno, tre dei quali morti in combattimento: ma anche che “nella comunità straniera di questo paesone dove tutti conoscono tutti, le cifre non tornano…sono molti di più quelli andati col Califfato, sussurrano…Almeno 20 finora, quasi tutti tunisini: i più partiti tra il 2012 e il 2013”. Ravenna avrebbe anche covato una cellula terroristica di almeno sei persone. Dopo la strage di Parigi, nel maggio 2017, perfino un nucleo speciale antiterroristico era stato distaccato nella nostra città".

Secondo il consigliere d'opposizione "occorre un maggior controllo del territorio nelle aree extraurbane di campagna, dove i malintenzionati possono nascondersi nei numerosi casolari abbandonati, attività di vigilanza e prevenzione propria della polizia municipale. Ma, altrettanto onestamente, anche la sinistra ravennate (quel che ne resta di vera) non dovrebbe escludere che la nostra maximoschea abbia funzionato da calamita di pulsioni terroristiche. Salendo poi di grado, hanno fatto presto ad arruolare come pusher immigrati di colore delle ultime generazioni. E i foreign fighter scoperti sono stati più spesso estratti proprio dalle file della droga. Può aver giovato al richiamo della nostra città la sua collocazione geografica, isolata e con ampie fasce incontrollate. Come quelle a lato del porto, niente affatto prive di degrado, nel quale è più facile “trafficare”. Ma non sarà troppo tardi quando la classe politica che ha governato Ravenna negli anni più cupi del nuovo millennio riconoscerà che qualche responsabilità, per decisioni assunte e altre omesse nel nome di un’accoglienza buonistica malintesamente “ospitale”, sull’attribuzione del titolo di “insospettabile capitale italiana dei foreign fighter” all’ex capitale dell’impero romano di occidente".

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