L'ultimo saluto della città a Don Ugo: "Un prete-pastore con un occhio speciale per gli ultimi"

Sono state tantissime le persone che hanno voluto partecipare ai funerali di Don Ugo Salvatori, il parroco di San Rocco che sabato è stato trovato senza vita nel suo letto

Gli ingressi erano limitati per rispettare le norme Covid, ma sono state tantissime le persone che - anche nel cortile della Chiesa di San Rocco e fuori dal cancello, ma anche seguendo la diretta streaming sul profilo Facebook della parrocchia - martedì mattina hanno voluto partecipare ai funerali di Don Ugo Salvatori, il parroco di San Rocco che sabato è stato trovato senza vita nel suo letto, morto probabilmente a causa di un ictus.

Tra i tanti presenti alla Messa, officiata da Monsignor Arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, i parenti del sacerdote, il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, il prefetto Enrico Caterino, il comandante provinciale dei Carabinieri colonnello Roberto De Cinti, l'assessore Massimo Cameliani, tantissimi volontari e suore e decine di sacerdoti che, al momento dell'Eucaristia, hanno raggiunto i fedeli fino in strada per portar loro la Comunione. Centinaia le persone presenti nel sagrato e fuori dai cancelli della Chiesa, che hanno seguito la cerimonia funebre attraverso dei maxi-schermi e che all'uscita hanno accolto il feretro del sacerdote con un lungo applauso.

Don Ugo era uno dei sacerdoti più conosciuti di Ravenna anche per la sua attività sociale che, da parroco di San Rocco, lo aveva portato a seguire la mensa dei poveri. La vita pastorale, inoltre, lo aveva avvicinato alla famiglia Ferruzzi: oltre a celebrare ogni anno la messa in suffragio di Raul Gardini aveva officiato anche il funerale di Idina Gardini. Don Ugo sarà tumulato nella tomba di famiglia nel cimitero di Filetto.

L'omelia

"Don Ugo non aveva paura di giocare in prima persona per compiere quel bene che aveva deciso di fare - lo ha ricordato l'Arcivescovo - Ho constatato io stesso quanto cuore metteva in tutte le attività che portava avanti con l'aiuto di una schiera di volontari da ogni parte della città e coinvolgendo i tanti ospiti del dormitorio e della mensa, anche gli immigrati e i carcerati. Si fidava dei poveri, insomma. Ha ascoltato e accolto, aiutato e consigliato, consolato e guidato tante persone con lucidità, ironia, con una carica spiriturale e una carità tipica del pastore. La sua attività assistenziale e caritativa, anche se per certi aspetti poteva essere giudicata troppo imprenditoriale e autonoma, in realtà non è mai stata volta al profitto: lo testimoniano i debiti di cui non aveva paura. Voleva essere un prete-pastore delle anime e dei corpi, con un occhio speciale per gli ultimi, ma anche per i suoi parrocchiani e per la città intera. Era la sua fede in Gesù Cristo, la sua preghiera liturgica e personale, la sua lettura approfondita della Santa Scrittura, la sua adesione al cammino spirituale della Chiesa del Concilio che gli permettevano l’apertura alla carità verso il prossimo, chiunque fosse, italiano o straniero, parrocchiano o carcerato. Don Ugo ha fatto soprattutto il parroco, sempre attento al suo territorio, il borgo San Rocco. Su sua iniziativa, negli anni, aveva realizzato e gestiva con l’aiuto indispensabile delle suore e dei volontari laici la mensa di fraternità, il dormitorio Buon Samaritano, la casa di accoglienza per minori non accompagnati Arcobaleno, la scuola per stranieri. Accoglieva immigrati, stranieri, carcerati agli arresti domiciliari, altri impegnati nei lavori socialmente utili. Ha cercato casa per tanti, ha dato aiuti economici anche quando era in rosso, ha coinvolto anche me in alcuni casi di forte bisogno favorendo la carità del vescovo. Aveva voluto la Fondazione San Vincenzo de’ Paoli per la gestione della omonima scuola paritaria, e la Fondazione San Rocco onlus, per gestire alcune case di riposo (ora due) pensate per dare un ambiente di famiglia agli anziani, sempre grazie anche all’aiuto delle diverse famiglie di suore, che ha saputo coinvolgere in tutte le sue attività. Don Ugo ci lascia un'eredità bella, grande, molteplice, difficile da gestire, soprattutto per una sola parrocchia e un solo parroco. Abbiamo l'aiuto dei tanti laici che negli anni lo hanno affiancato, ma ci vorrebbe un altro come lui. Le sue qualità, la sua intraprendenza, il suo coraggio e il suo carisma ci mancheranno".

Il ricordo

"Come lo sposo ama la sua sposa, cosi don Ugo Salvatori ha amato la propria Comunità dei fedeli - lo ricorda Ulisse Babini della parrocchia di Filetto - Don Ugo faceva parte di quella genia di sacerdoti “che hanno servito le Comunità di queste terre, donando la vita per esse, attenti alle esigenze concrete delle persone, come delle loro anime (“Quattroncentesino” della Beata Vergine di Sulo, ed. Parrocchia di Filetto 2018, pag.11). E un posto importante nel suo cuore di bambino, prima a Roncalceci e di sacerdote poi, era occupato dalla sacra immagine della Beata Vergine di Sulo venerata nella vicina frazione di Filetto, tanto che anche quest’anno si accingeva a raggiungerla con le sue Comunità parrocchiali di S. Rocco in Ravenna e S. Biagio in Roncalceci. Era atteso a Filetto il giorno di ferragosto, nella Festa della Madonna di Sulo, per la celebrazione della Santa Messa delle 7 assieme alla sua Comunità parrocchiale, e quando al telefono non ha risposto si è subito pensato al peggio; lui sempre molto attento e preciso, così attaccato alla sua Madre Celeste, che proprio in quel giorno lo aveva voluto con sé. La prima Santa Messa si era svolta alle 5 e un quarto, poi quella delle 6 del pellegrinaggio delle frazioni di S. Pancrazio e Chiesuola del vicino territorio di Russi, poi i fedeli di Roncalceci e S. Rocco lo aspettavano con il suo fare deciso, ma delicato, il suo parlare sincero, ma sempre rispettoso. Nel suo libro “Roncalceci” aveva descritto la “Terra Madre”, dedicata a sua madre, roncalcesiana di ferro, prima e grande maestra della sua vita, “come il cardine antico, tardo muove il suo peso, così cercando con ansia il tuo viso, ho trovato un mondo inatteso”. La figura materna, come quella della Madre Celeste Maria, era spesso nelle sue parole. E se ogni anno rinnovava questo suo sentimento d’amore verso la Madre Celeste incontrandola nella festa della Madonna di Sulo era perché aveva ben vive le parole che giungono dal suo Santuario in Filetto: “Se la famiglia è cristiana, se vivo è il senso dell’onore, se chiara è la visione dell’idea e della fede, se forte lo spirito nelle prove del dolore e della sventura, la sorgente della purezza e della costanza cristiana è qui, in questo Santuario, ove tante madri hanno pregato e pianto, ove hanno condotto i loro teneri figli per presentarli a Maria”.

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La vita di Don Ugo

Nato il 12 ottobre 1941 a Roncalceci, don Ugo fu ordinato presbitero il 24 giugno 1967 dall’allora Arcivescovo di Ravenna Cervia, monsignor Salvatore Baldassarri. Dopo l’ordinazione, fu subito nominato vicedirettore dell’Opera Santa Teresa e lo rimase fino al maggio 1974. Nel frattempo, divenne vicario parrocchiale di Madonna dell’Albero (dall’ottobre del 1968 all’agosto del 1970). E fu anche direttore del ricreatorio arcivescovile di Ravenna (dal maggio 1969 al settembre 1976). Dal 1969 al 1991 ha insegnato Religione presso il Liceo Scientifico “A. Oriani”, l’Istituto Tecnico per Geometri “C. Morigia” di Ravenna, il Liceo Linguistico Europeo. Con molti dei suoi alunni mantenne solidi rapporti fino ad oggi. Per la prima volta fu nominato parroco a Pontenuovo, ereditando una situazione conflittuale molto difficile, dove rimase dal settembre 1970 al maggio 1974. Poi fu parroco di S. Vitale dal maggio 1974 al novembre 1980. Contemporaneamente dal novembre 1974 al settembre 1978 fu nominato pro-rettore del seminario di Ravenna, mentre i seminaristi erano al Seminario Regionale. Divenne infine Parroco di S. Rocco dal novembre 1980 ad oggi, quindi per quasi 41 anni. Mantenne anche un legame con le parrocchie di Longana (dal 1999) e di Roncalceci (dal 2009) come amministratore parrocchiale. 2 Era canonico della Cattedrale di Ravenna dal 1992 e Assistente spirituale di alcune associazioni di fedeli. Attualmente faceva parte del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori.

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