rotate-mobile
Cronaca Faenza

Si inginocchiavano, ma invece di pregare rubavano corone e calici: arrestati i "predatori" delle Chiese

Si muovevano in treno, entravano nelle chiese confondendosi tra i fedeli e scattavano foto alle opere d’arte. In alcuni casi si inginocchiavano per pregare poi passavano all’azione rubando ciò che potevano

Si muovevano in treno, entravano nelle chiese confondendosi tra i fedeli e scattavano foto alle opere d’arte. In alcuni casi si inginocchiavano per pregare poi passavano all’azione rubando ciò che potevano: calici, pissidi, corone e un pugnale dell’800 probabilmente conficcato nel cuore di una statua della Madonna.

Un 34enne e un 55enne, entrambi domiciliati a Rimini, sono stati arrestati il 16 agosto con l’accusa di furto aggravato e sono tutt'ora detenuti in carcere. Il 34enne, secondo la procura di Ancona e i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, è un ladro seriale già denunciato per episodi analoghi, mentre il 55enne è un collaboratore scolastico che, sempre secondo i risultati dell’indagine, si prestava ai furti come palo per arrotondare le mensilità. I reperti rubati venivano scambiati in alcuni “compro oro” principalmente nel riminese, strutture che però risultano estranee all’indagine anche perché in alcuni casi i titolari hanno rifiutato lo scambio forse insospettiti dalla particolarità del materiale.

I furti ricostruiti dagli investigatori si sono verificati in chiese dell'Emilia Romagna e delle Marche, scelte proprio per la vicinanza con la linea ferroviaria: tra le città colpite anche Faenza, dove il 18 aprile e il 21 maggio i malviventi avrebbero messo a punto due furti nelle chiese di San Francesco (rubati una corona in argento, due calici in metallo argentato con le relative patene e un ostensorio in metallo argentato) e in quella di San Domenico (una pisside e un calice).

A tradire i due è stato un controllo dei Carabinieri della stazione di Miramare, dove durante una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta i militari hanno trovato nel portafogli del 34enne il biglietto da visita di un “compro oro”, struttura dove meno di 10 giorni prima, secondo le accuse, l'uomo aveva scambiato del materiale religioso poi recuperato dai militari. Si tratta di alcuni calici smembrati, secondo gli investigatori per renderne più complicata la provenienza, e di un pugnale risalente al XIX secolo. Del materiale recuperato (dal valore commerciale di poche centinaia di euro) è stata accertata solo la provenienza di un calice: era quello rubato nella chiesa faentina di San Domenico il 21 maggio scorso. Il 34enne, durante l’interrogatorio, ha ammesso parte degli addebiti sostenendo l’estraneità del 55enne a tutte le contestazioni.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Si inginocchiavano, ma invece di pregare rubavano corone e calici: arrestati i "predatori" delle Chiese

RavennaToday è in caricamento