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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Geolocalizzazione delle persone in quarantena, il sindaco: "Invio consenziente e alternativa meno invasiva"

"Queste persone sono quindi totalmente consapevoli, consenzienti e sono loro stesse ad inviare agli operatori di polizia locale la loro posizione"

Dopo le polemiche sollevate sia da destra che da sinistra sul metodo utilizzato dalla Polizia locale di Ravenna per eseguire i controlli delle persone positive al Covid e quindi costrette al regime di quarantena, il sindaco Michele de Pascale interviene per chiarire la questione.

"L'isolamento domiciliare è una misura prevista dalla legge per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid. Il provvedimento è adottato dal Dipartimento di sanità pubblica. L'articolo 4 " Sanzioni e controlli " del decreto-legge 25 marzo 2020 n.19, nel prevedere le sanzioni per il mancato rispetto delle misure, statuisce, in relazione ai controlli, che "l'esecuzione delle misure" si realizzi  "avvalendosi...del personale dei corpi di polizia municipale munito della qualifica di agente di pubblica sicurezza..." - spiega il primo cittadino - Per l'accertamento del rispetto della misura dell'isolamento domiciliare ai selezionati (quarantena precauzionale o divieto di allontanarsi dalla propria abitazione), gli organi addetti al controllo procedono secondo le modalità descritte all'articolo 13 della legge n. 689 del 1981 e, dunque, possono recarsi al domicilio oppure optare per "ogni altra operazione tecnica"".

"La prima operazione che viene compiuta è quella di contattare l'interessato sull'utenza contenuta negli elenchi che, quotidianamente, sono diramati dal Dipartimento di sanità pubblica agli enti preposti al controllo. Il colloquio telefonico consente di concordare la modalità più gradita e fornire informazioni e chiarimenti - continua de Pascale - Oltre alla tradizionale visita a domicilio, la persona viene informata – anche a salvaguardia della sicurezza degli operatori di polizia – della possibilità di dimostrare consensualmente la propria presenza al domicilio mediante l'invio volontario del dato di posizione geografica del proprio apparato telefonico. Il dato eventualmente inviato è di tipo istantaneo, non si protrae oltre il tempo dell'accertamento e non è soggetto a conservazione. In sostanza non si tratta di alcun tracciamento generalizzato sulle persone in quarantena, ma di un’opzione proposta alle persone che sono state selezionate per ricevere il controllo. Queste persone sono quindi totalmente consapevoli, consenzienti e sono loro stesse ad inviare agli operatori di polizia locale la loro posizione. La Polizia locale di Ravenna, fin dalle prime ondate della pandemia, ha svolto un lavoro encomiabile e studiato, come in questa circostanza, soluzioni innovative per fronteggiare moli di lavoro e mansioni spesso inedite".

"Ritenere che non debbano essere fatti controlli, né fisici né tecnologici, a chi è in quarantena, è una posizione legittima, che però non può trovare soddisfazione da parte del Comune di Ravenna che invece agisce nel pieno rispetto della norma - insiste il sindaco - D’altro canto, dovendo appunto i controlli essere eseguiti per legge, la possibilità di beneficiare di questo tipo di soluzione, ovvero dell’invio della propria posizione tramite lo smartphone sfruttando intelligentemente le nuove tecnologie, offre al cittadino un’alternativa pratica e molto meno invasiva rispetto al controllo a domicilio da parte della pattuglia, invadendo di fatto molto meno la sfera della privacy delle persone. L'innovazione tecnologica apre quotidianamente temi e problematiche collegate alla privacy e queste vanno affrontate con serietà e rispetto di un bene fondamentale, senza strumentalizzazioni e nel mero interesse di cittadini e operatori".

La Lega: "Sistema idoneo a regime liberticida"

Sul caso, nel frattempo è intervenuto anche Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna: “Non posso credere che nella civilissima Ravenna sia stato instaurato un sistema più idoneo a un regime liberticida che a un sistema democratico. All’inizio ho creduto fosse un fake, poi invece leggendo fonti autorevoli mi sono convinto della veridicità della notizia. La polizia locale sarebbe stata autorizzata a geolocalizzare le persone in quarantena. Trovo comunque sorprendente che il comandante della Polizia locale abbia assunto questa decisione discutibile senza avere avuto l’autorizzazione dell’amministrazione comunale. Uno scivolone pericoloso che credo i ravennati non si meritino dopo aver sopportato due anni di restrizioni, regole burocratiche assurde e una sanità in uno stato di caos. Ci ribelliamo ad una situazione che assomiglio a quella chiamata da qualcuno di ‘sorveglianza di massa’ da cui non ci si può difendere e che pervade tutto, compresa la vita privata delle persone mettendo sotto tutela la libertà individuale in nome di un bene collettivo che, tuttavia, non è tangibile ed è stabilito unilateralmente dall’autorità pubblica. Non esagero, se si cede su questi principi dello stato di diritto si rischia la sorveglianza perenne. La richiesta che rivolgo a Michele De Pascale è quella di recedere da questa iniziativa che non solo non ha senso dal punto di vista sanitario, ma che potrebbe addirittura deteriorare un sano rapporto dialettico e di fiducia reciproca con i cittadini”.

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