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La disperazione della 31enne guarita dal cancro: "Aprire un bar era il mio sogno, ora è diventato un incubo"

La barista è comprensibilmente affranta: "Vorrei avere un po' di voce in questa triste realtà, per far capire alle persone come uno uno Stato può farti morire piu di un tumore"

Tempi ancora difficili per i titolari di bar. Per potersi gustare una colazione al bancone o un aperitivo seduti al tavolino bisognerà infatti attendere ancora un po'. In attesa della loro riapertura definitiva, è stata data ai baristi la possibilità di continuare la propria attività con le modalità di vendita da asporto, oltre che a domicilio. Le regole sono però molto rigorose: il consumo non deve avvenire all'interno del locale, nè al suo esterno devono formarsi assembramenti in cui non si rispetta la distanza fra le persone. Inoltre, per un bar, organizzarsi per le consegne a domicilio è più complicato di quanto non lo sia, ad esempio, per un ristorante: portare a casa di un cliente una brioche e un cappuccino, o uno spritz, può risultare poco conveniente per un'attività, visto il basso costo dei prodotti e il relativo basso margine di profitto.

Un momento davvero complicato per chi ha deciso di investire tutto nel proprio locale. E' il caso di Gessica Vilardo, 31enne titolare del "Nuovo bar San Martino" sulla provinciale Bagnara, a Villa San Martino. Gessica è mamma di due figli, Alex di 8 anni e Mirko di 7. Un giorno, a febbraio 2017, la donna decide di dare vita a quello che è sempre stato il suo sogno: aprire un bar in un paesino di campagna. "Volevo aprire il classico bar dove si è tutti un'unica famiglia", racconta la barista. Appena un anno dopo, però, la vita di Gessica viene stravolta: "La mia salute peggiorava sempre di più - spiega la 31enne - Sono sempre stata asmatica, ma le crisi asmatiche non erano le solite. Dopo varie visite, un medico decide di farmi una Pet... e lì mi è crollato il mondo addosso. Sento parlare di una grossa massa, nel mediastino, nel timo, parole incomprensibili. Ne consegue un'asportazione chirurgica con un'operazione a cuore aperto. A ripensarci che dolore che provavo... lo sterno spaccato a metà, l'aria che mi mancava, il dolore lancinante".

Ma Gessica, nonostante la sofferenza, ha un solo pensiero in testa: il suo bar. "Mentre inizio a riprendermi, ancora sotto morfina, continuo incessantemente a pensare al bar. Nonostante tutto ho deciso di non chiudere, grazie anche all'aiuto delle mie tre dipendenti e di mia sorella che hanno portato avanti tutto. Ma gli ordini, gli incassi, la prima nota, i pagamenti... erano tutti sopra di me. Fino a che un giorno vengo convocata dal medico chirurgo: la prima diagnosi era sbagliata. In realtà avevo una cosa ben peggiore, un linfoma. Mi dicono che l'intervento non serviva, ma che devo sottopormi a chemioterapia e radioterapia, perchè questo cancro si sconfigge solo così". E nonostante questo, tra una chemio e l'altra, Gessica continua ad andare a occuparsi del suo bar. "Il mio corpo cambiava, non avevo più le forze, ma dovevo lottare per il mio bar! Ero stanca, stanca morta, ma non potevo mancare neppure un giorno. Il dolore incessante dell'operazione, la stanchezza della chemio e la mancanza dell ossigeno dovuta all'asma... Ma tra i miei figli, il lavoro e la burocrazia i costi diventavano troppi. Dovevo vivere, anche se ero soffocata dai pagamenti".

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Per la 31enne, a fine agosto 2019, arriva finalmente il giorno della fine delle terapie: "Tra un follow-up e l'altro inizio a tornare alla normalità. I medici mi dicono di essere in remissione, così provo a tirare un sospiro di sollievo. Ma subito mi rendo conto che ho da pagare una marea di cose. In quei momenti ti senti oppressa, e a volte pensi anche che sarebbe stato meglio morire... Ma ti rimbocchi le maniche, senza neanche un soldo da parte vivi la giornata con quello che si può. Poi, prima di Natale, ci obbligano a mettere il wi-fi, a spendere ben 1000 euro per installare un registratore di cassa che si colleghi automaticamente all'Agenzia delle entrate. E va bene, facciamo anche questo sforzo".

Poi, a inizio anno, il colpo di grazia definitivo: "Stavo arrivando quasi a una "quadra", quando è iniziata la pandemia Coronavirus - spiega la barista - Certo, non do la colpa a nessuno di questo, ma non ci tutelano. Partiamo dai 600 euro: io sono una malata oncologica con partita Iva, per cui prendo solo 149 euro al mese di pensione di invalidità (le norme approvate dal Governo escludono dal bonus i malati e gli invalidi che hanno una "pensione-assegno" di invalidità grazie ai contributi versati, ndr). E ancora non ho visto un centesimo. Per quanto riguarda i buoni spesa li ho richiesti, ma in famiglia siamo in 4 e mi sono arrivati 200 euro; meglio che niente, peccato che per marzo e aprile in 4, con 200 euro, ci mangiamo 10 giorni si e no. E gli altri giorni? Moriamo di fame? Per non parlare dell'ipotesi del finanziamento... Ditemi voi se devo indebitarmi ancora. E poi la beffa dei pagamenti sospesi: vuol dire che appena riaprirò arriveranno tutti come avvoltoi. Proprio martedì, poi, ho saputo poi che non verranno prorogati i distacchi: ciò vuol dire che tra poco chi non pagherà sarà senza luce, acqua e gas. Bell'aiuto dallo Stato. Il take away? Vorrei vedere Conte se ha un'idea di quello che costa la materia prima: per esempio, una brioche io la pago 70 centesimi e la vendo a 1,10 euro, più il costo della vetrina refrigerata, della benzina, della luce... Cosa ci guadagno a consegnarle?".

La 31enne è comprensibilmente affranta: "Mi chiedo se sia giusto dover lottare così tanto nella vita. Io devo dare da mangiare ai miei figli, e allora mi chiedo: perchè i 600 euro non mi sono stati dati? Perchè ho avuto la sfortuna di avere un tumore? Perchè ho avuto la sfortuna di provare a realizzare un mio sogno, che ora si è trasformato in un incubo? Non ho avuto la malattia pagata durante i mesi in ospedale, ma almeno avevo qualcosa che mi dava la possibilità di dare da mangiare ai miei figli: perchè ora lo Stato non mi aiuta? Conte ha detto che nessuno sarà lasciato solo: invece siamo stati dimenticati. Sono arrabbiata, delusa, stanca. Ho paura anche che i problemi di salute possano peggiorare per via di tutto questo stress. Vorrei avere un po' di voce in questa triste realtà, per far capire alle persone come uno uno Stato può farti morire piu di un tumore".

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