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Giorno della Memoria, deposta in stazione una corona in ricordo dei deportati ad Auschwitz

Nella lapide sono riportati i nomi dei 31 ebrei che furono rastrellati in varie località della Romagna tra il dicembre del 1943 ed il gennaio del 1944 e carcerati a Ravenna

Si è tenuta lunedì, Giorno della Memoria, nell’atrio della stazione ferroviaria di Ravenna la cerimonia in ricordo di tutti gli ebrei e di tutte le persone che transitarono da Ravenna verso Auschwitz. L’omaggio è stato reso dal sindaco Michele de Pascale, presenti la presidente del consiglio comunale Livia Molducci, autorità, forze dell’ordine, associazioni combattentistiche e d’arma, una delegazione dell’Anpi, cittadini e cittadine. A seguire l’evento anche alcuni giovani studenti delle scuole superiori, in particolare dell’Engim e degli indirizzi Linguistico e Scienze umane del liceo Dante Alighieri.

Nella lapide sono riportati i nomi dei 31 ebrei che furono rastrellati in varie località della Romagna tra il dicembre del 1943 ed il gennaio del 1944 e carcerati a Ravenna. La notte del 24 gennaio 1944 furono spinti in catene nella stazione ferroviaria e trasferiti nel carcere di San Vittore. Furono deportati da Milano ad Auschwitz il 30 gennaio 1944. Tornò uno solo di loro, morente.

“La stazione, un luogo di transito e anche di gioia, di incontro, invece in quei giorni è stato luogo di deportazione di queste persone – ha dichiarato il sindaco Michele de Pascale - la cui “colpa” era quella di appartenere a un’etnia, quella ebraica. Ciò bastava a giustificare la discriminazione che, ricordiamolo, era a opera di leggi italiane, leggi fasciste che hanno portato alla più grande tragedia della nostra storia moderna, la Shoah. La storia delle città la fanno le persone e la storia di Ravenna è anche quella della famiglia Muratori che aprì le porte alla famiglia Finzi e la accolse e nascose, rischiando la propria vita. La storia la fa ognuno di noi tutti i giorni, scegliendo se aprire o chiudere una porta, se dire una parola d’odio o di amore, rispettando il prossimo o odiandolo: rendiamoci protagonisti positivi aprendo la porta all’altro”.

Nel suo intervento il sindaco ha ricordato l’appuntamento di venerdì 31 gennaio quando verrà conferita al teatro Alighieri (alle 10) la cittadinanza onoraria a Cesare Moisè Finzi, testimone della Shoah. A seguire l’intervento del sindaco, Andrea Tazzari, nipote di Bruno Ancona: suo nonno, chimico ebreo ferrarese, subì la cacciata dal luogo di lavoro e riuscì a fuggire in Svizzera, per poi tornare e stabilirsi a Ravenna dopo la guerra, dove fu direttore dello zuccherificio di Classe fino al 1956.

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