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Greta insieme alla madre Cinzia

Greta insieme alla madre Cinzia

"Greta vuole essere chiamata col suo nome": il caso della 13enne transgender in Tribunale

I genitori si sono rivolti alla sezione civile del Tribunale di Ravenna per chiedere il cambio del nome della figlia: "Greta ha diritto come tutte le altre persone ad essere chiamata col suo nome"

Il caso di Greta Berardi, 13enne ravennate transgender diventata celebre in città e in tutta Italia dopo un servizio andato in onda alle Iene, finisce in Tribunale. Avevamo intervistato la giovane qualche mese fa, e a gennaio la madre della ragazza, Cinzia Messina, ha lanciato una petizione per chiedere una nuova legge per le persone transgender - di recente la donna ha anche scritto un libro sulla storia di sua figlia.

I genitori di Greta, infatti, si sono rivolti alla sezione civile del Tribunale di Ravenna per chiedere sia il cambio del nome della figlia che il nulla osta all'intervento chirurgico per il cambio di sesso - che comunque, spiega la madre, potrà avvenire solo al compimento della maggiore età, una volta raggiunta la giusta maturità: "Il nulla osta al cambio di sesso si chiede in automatico insieme al cambio del nome, nel caso un giorno dopo i 18 anni Greta decida di operarsi - spiega la donna - Vogliamo il cambio di nome perchè credo sia il minimo diritto che un essere umano possa chiedere, Greta ha diritto come tutte le altre persone ad essere chiamata col suo nome". Nell'ambito del ricorso, il giudice Antonella Allegra ha chiesto un parere alla Procura di Ravenna: dal Pm Cristina D'Aniello, riporta l'Ansa, è giunto favorevole. Si attende ora la decisione.

"Intorno ai tre anni, quando si forma l'identità di genere, ho iniziato a sentire che c'era qualcosa dentro di me che non riuscivo a capire cosa fosse - ci aveva raccontato Greta durante un'intervista - Mi sentivo male. Poi intorno ai sei anni, quando ho iniziato ad andare a scuola, ho capito cos'era. C'era uno spogliatoio, e io volevo andare in quello delle femmine, ma la maestra mi guardava malissimo e mi diceva che dovevo andare in quello dei maschi. Lei chiaramente non poteva sapere, ma io ci sono stata malissimo".

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