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Cronaca

Guerra in Ucraina, la Consulta antifascista: "Gli unici a pagare sono cittadini e famiglie"

"Riteniamo che le superpotenze mondiali abbiano diverse e concomitanti responsabilità, essendo fautrici di conflitti armati tesi ad alimentare volontà di predominio e malate economie di guerra", afferma la Consulta che aderisce alla manifestazione per la pace di Ravenna


Dopo il Partito Democratico, anche la Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna aderisce e partecipa alla manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil in piazza del Popolo a Ravenna, lunedì alle 18, per rivolgere un appello di pace e mettere fine al conflitto russo-ucraino.

"Intendiamo esprimere condanna e preoccupazione per ciò che sta avvenendo e per ciò che è avvenuto negli anni precedenti all’oggi in Ucraina. Accusiamo e denunciamo un sottovalutato pericolo nazista nelle repubbliche ex sovietiche che va limitato e perseguito e non foraggiato come è avvenuto in questi decenni - afferma la Consulta antifascista - Sottolineiamo che gli unici a pagarne le conseguenze vere della guerra sono cittadini e famiglie ucraine e filorusse che vorrebbero solo vivere in pace per crescere in pace i propri figli, in regime democratico nel rispetto delle diversità. Concedendo autonomie, come facemmo noi con le nostre minoranze linguistiche. I profughi che accoglieremo testimoniano tutto questo".

"Prendiamo le distanze dai criminali nazisti ucraini - prosegue la Consulta ravennate - e riteniamo che le superpotenze mondiali abbiano diverse e concomitanti responsabilità, essendo fautrici o promotrici di conflitti armati tesi ad alimentare volontà di predominio e malate economie di guerra. Auspichiamo che la follia in cui siamo entrati possa essere interrotta riconducendo il conflitto, non solo Russo-Ucraino, nell’alveo dell’ONU, unica sede deputata alla stabilità pacifica mondiale. Temiamo un allargamento del conflitto che potrebbe coinvolgere l’Europa tutta ridisegnandone i confini dopo ulteriori massacri di altre povere persone inermi e per la maggioranza distanti dalle logiche del potere e della violenza bellica".

"Ribadiamo con forza il contenuto perentorio dell’articolo 11 della nostra Costituzione (l'Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali) e ci dissociamo dalla scelta di inviare armi e altro in quella regione come in tutte le altre. Ricordiamo inoltre che la L. 185/1990, tuttora in vigore, vieta di fornire armi ai paesi in conflitto e, in ossequio ad essa e all'imperativo pacifista espresso dalla nostra Costituzione. Chiediamo di disarmare il conflitto e ricondurlo sul piano politico e diplomatico - aggiunge la Consulta antifascista - Prendiamo le distanze dalle propagande filoatlantiche e filorusse finalizzate a polarizzare in due blocchi contrapposti l'opinione pubblica e ribadiamo la verità: che sono tutti criminali coloro che fanno violenze e guerre per potere economico e territoriale visto che oggi basterebbe accordarsi e rispettate i reciproci accordi non solo economici".

"Riteniamo che le zone di confine possano divenire luogo di incontro per costruire “Un Altro Mondo Possibile e Sostenibile”, e non per distruggere e uccidere con le guerre e con le provocazioni militari per il dominio di una sola delle due parti. Esistono in tal senso opportunità tecnologico-scientifiche e di capitale manca la volontà politica e l’umiltà delle superpotenze. Accusiamo il vecchio capitalismo liberista legato all’economia del petrolio e delle armi di essere la prima causa delle guerre per ragioni di rilancio di questa crisi economica che esso stesso ha generato con le politiche di austerity e di aggressione del welfare. Crediamo che si debba cambiare rotta in fretta e sposare economie neokeynesiane prima che la nostra specie rischi di estinguersi causa di guerra totale. Pensiamo che la sensazione diffusa della volontà di sfoltire l’umanità  da parte di potenze economiche possa essere reale e che ciò stia già avvenendo non solo con questa guerra e con le guerre in atto. Invitiamo - conclude la Consulta - tutte le persone e i cittadini di seguire il loro cuore e innalzarsi per impedire che i nostri rappresentanti ci conducano alla catastrofe possibile".

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