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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Clonando i siti delle banche rubano 70mila euro a un tabaccaio: hacker nei guai

I dati sensibili ritrovati, in particolare gli elenchi contenenti oltre 200.000 utenze cellulari, sono tutti provento del delitto di accesso abusivo a sistema informatico acquisiti evidentemente in modo illegale

'Aggredivano' i conti correnti online, a rischio oltre 200mila potenziali vittime. La Polizia di Stato ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Bologna nei confronti di due cittadini padovani di 26 e 33 anni, nei cui confronti sono stati acquisiti significativi elementi circa la commissione di numerose frodi informatiche ai danni di titolari di conti correnti, attraverso la tecnica nota come “Sim Swap”.

Le indagini, avviate a seguito della denuncia presentata da un tabaccaio ravennate al quale erano stati sottratti oltre 70mila euro, hanno permesso di individuare gravi indizi di reato a un sodalizio criminale composto da diverse persone, tutte gravitanti nell’area di Padova e Venezia. Durante le operazioni di perquisizione domiciliare, coordinate dalla Procura di Bologna ed eseguite presso un bed and breakfast nell’aerea padovana, sono state sequestrate somme di denaro in contanti e diversi device elettronici (smartphone e computer portatili).

L’operazione ha consentito di rinvenire all’interno del pc programmi e database sul quale erano presenti le generalità complete di migliaia di potenziali vittime, software di invio massivo di sms di phishing, siti internet “clone” dei maggiori istituti di credito, dati di carte di pagamento elettronico, programmi per alterare documenti di identità e denunce falsificate. Gli indagati, al fine di riciclare le somme di denaro oggetto delle frodi, si sarebbero avvalsi di numerosi strumenti finanziari anche in paesi esteri. I dati sensibili ritrovati, in particolare gli elenchi contenenti oltre 200.000 utenze cellulari, sono tutti provento del delitto di accesso abusivo a sistema informatico acquisiti evidentemente in modo illegale, con ogni probabilità nel cosiddetto "dark web”.

Alla luce degli elementi raccolti - tra i quali anche quelli di possibile indebito utilizzo dell’altrui identità digitale, riciclaggio e truffa - il Giudice per le indagini preliminari di Bologna ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, con divieto di utilizzare qualsiasi dispositivo informatico. Al momento dell’arresto, gli agenti hanno rinvenuto ulteriori dati che fanno presumere una reiterazione dell’attività criminale da parte degli indagati. Lo scorso 7 aprile l’Autorità giudiziaria di Venezia, a cui è stato inviato il fascicolo per competenza territoriale, ha confermato le misure cautelari già emesse.

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