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Hub portuale, il sindaco: "Quella dei container è una sfida che va giocata". Ma l'opposizione è critica

Ravenna deve giocare la partita dei container. Ne è convinto De Pascale: "Dobbiamo alzare il livello delle ambizioni senza fare sogni non fondati sulla realtà. Ravenna ha tutte le caratteristiche per essere un hub portuale importante"

"È indispensabile da un lato avere una profondità adeguata dei fondali, dall'altro terminal in posizione che consentano ragionevole movimentazione delle navi". Daniele Rossi, presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centro settentrionale, ricostruisce storia e prospettiva del progetto di hub portuale nel Consiglio comunale di Ravenna dedicato di martedì pomeriggio, come da richiesta dell'opposizione, con l'esclusione della Pigna.

E lo fa difendendo il Candiano anche dal punto dei visti dei numeri: "Il porto sta morendo? Negli ultimi 10 anni - ribatte - sta crescendo in maniera significativa. Se c'è poi crisi economica profonda a livello mondiale, non può fare i miracoli". Comunque "anche quest'anno chiude con 27 milioni di tonnellate di merce movimentate, oltre 1.700 treni e 3.200 navi". Insomma, Rossi vorrebbe un "relativo ottimismo, piuttosto che un nefasto pessimismo". Anche perchè "siamo in una fase positiva del percorso". Nei confronti del bando di gara pubblicato lo scorso 21 novembre e in scadenza il prossimo 14 febbraio, "c'è un notevole interesse sul mercato e siamo fiduciosi di ricevere a breve offerte in quantità sufficiente per una sana competizione".

Si entra così nella prima fase di lavori approvati dal Cipe, per l'approfondimento dei fondali fino a 12,50 metri, con 4.7 milioni di metri cubi da scavare, di cui 1,3 di classe A; l'adeguamento di 5,5 chilometri di banchine esistenti, da 11,5 a 14,5 metri. Un intervento in corso al quale se ne aggiungerà un secondo, fuori progetto hub, su sei banchine da ricostruire con 60 milioni di euro, di cui 44 dal Fondo infrastrutture e 16 propri. Si è "in attesa" dell'ok del ministero dei Trasporti, con "tempi relativamente brevi".  In gara anche un chilometro di nuove banchine in penisola Trattaroli; l'urbanizzazione delle aree per nuove piattaforme logistiche per 200 ettari circa; il nuovo terminal, "benedetto" anche da Sapir e in Aula dal presidente della società misto pubblico-privata Riccardo Sabadini. L'importo dei lavori e' di 235 milioni di euro: 42 per i dragaggi, 36 per la movimentazione dei materiali, 117 per gli interventi strutturali, 21 di acquisizione delle aree. Di questi 60 vengono dal Cipe, 120 dal mutuo Bei, "qualcosa meno" di 37 da fondi europei e 18 dalle casse dell'Ap.

Rossi ribadisce anche il cronoprogramma: entro giugno assegnazione dell'appalto al general contractor e nell'estate progettazione esecutiva; dopo tre-quattro mesi via ai cantieri e ai dragaggi. "Vedremo con le offerte cosa ci diranno i contrattisti", aggiunge. La fase di escavo fino a 12,5 metri sarà completata in cinque-sei anni. I lavori ultimati in ulteriori due-tre anni, per un massimo di otto. A parte "possibili ottimizzazioni", anche dall'acquisizione di due casse di colmata che farebbe risparmiare 18 mesi. Con il progetto hub si prevede una pioggia di investimenti, occupazione e ripresa economica. Nelle aree logistica 1 e 2 almeno 50 milioni di euro, inoltre "Marcegaglia ha legato alla ristrutturazione del porto investimenti per oltre 200 milioni di euro; Versalis ha un piano da 130 milioni; Bunge ha in fase di completamento un investimento di oltre 80 milioni. Pir e Edison per il deposito Gnl, che "darà un vantaggio competitivo non indifferente". Una vera "svolta" rappresenta poi il "terminal multipurpose" in penisola Trattaroli svolta per uno "sviluppo importante della movimentazione", mentre "l'attuale terminal non è compatibile". La prospettiva, precisa, è "di medio lungo periodo", ma serve un'area per "ricevere navi di dimensioni completamente diversi, quelle da 1.500-2.000 teus non saranno più competitive".

Pensiola Trattaroli, "ultimati dragaggi e sistema ferroviario sarà una location formidabile". Garantendo una "più importante diversificazione merceologica" e "grande attenzione ai container". E in prospettiva il progetto della Via della seta. La seconda fase dei lavori, ancora sottoposta a osservazioni e confronto, rigurda il sogno dei fondali a 14,50 metri, "con escavo di circa sette-otto milioni di metri cubi di materiale, di cui oltre cinque di classe A, riutilizzabili per il ripascimento delle coste". Gli altri con impianto di trattamento fanghi da realizzare: per trattare circa 500.000 metri cubi all'anno per i primi quattro-cinque e per i successivi 20 anni 250.000 per la manutenzione ordinaria. La durata prevista di escavo è quattro-cinque anni per escavo. Anche Sabadini di Sapir sottolinea la "profonda convinzione della bontà del progetto per il nuovo terminal multipurpose". Il porto di Ravenna è di prima classe per lo Stato, ha rilevanza economica internazionale. E ha bisogno di "un piu' robusto traffico di container" e di una "zona logistica speciale quale fattore di competitività estremamente importante". Al via in Aula il dibattito, in attesa poi delle repliche finali.

L'opposizione però non risparmia critiche. "Può una rana gonfiarsi fino a diventare un bue?", si affida a una metafora Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, primo firmatario della richiesta di Consiglio comunale straordinario. Per il civico non c'è "nessun entusiasmo per la pubblicazione del bando di gara a 13 anni dai precedenti scavi e a 12 dal Piano regolatore portuale". Il porto nemmeno "sembra potere aspirare a essere hub container", d'altronde anche adesso l'attività in banchina è "in profonda crisi", come testimonia, spiega, l'ordinanza della Capitaneria che vieta l'accesso alle navi con pescaggio superiore a 9,45 metri. Insomma, il progetto punta in sei anni a movimentare 500.000 container, ma senza "imprenditoria privata l'obiettivo non è raggiungibile. Tocca scavare per anni per poi ricominciare perchè il canale con la piallassa e le mareggiate avrà sempre bisogno di continue manutenzioni con costi insostenibili", conclude Ancisi.

Perplessità anche da parte di Massimo Manzoli di Ravenna in Comune, sul qualche migliaio di posti di lavoro annunciati ("quando arriveranno?", chiede), e sull'aggiornamento ai cambiamenti climatici dell'opera, dato che per Ravenna le previsioni prevedono problemi per le aree interne la costa in caso di maree e tempeste. La consigliera della Lega Rosanna Biondi rimarca che "tra 10 anni il lavoro fatto potrebbe essere insufficiente". Inoltre "le fondazioni sono fatte per andare fino a 12,50 metri, per andare a 14,50 vanno rifatte". Emanuele Panizza del Gruppo misto si chiede invece "come verrà monitorato il fondale di tutte le banchine", mentre il collega Marco Maiolini sottolinea l'importanza di "approfondire qualcosa e di lavorare da subito" all'impianto di trattamento dei sedimenti. Il nuovo terminal container è una "condizione essenziale per fare di Ravenna una realtà competitiva". Dunque la "scommessa sui container e' fondamentale per lo sviluppo del territorio". Ma occorre "fare squadra e massa critica", incita il vicesindaco Eugenio Fusignani, perchè il sistema della mobilità è "cruciale".

Lorenzo Margotti del Partito democratico mette in luce che "questa impresa non è vana, serve però un importante cambio di passo con Anas e Rfi". Il vicino di scranno Rudy Gatta rimarca il rischio con certe affermazioni della minoranza di colpire la comunità portuale, "se ne parla come di una squadra di calcio". Infine per Chiara Francesconi del Partito repubblicano il progetto è "fondamentale per il territorio", ma sul risanamento della piallassa Piomboni "c'è un rallentamento, compreso l'argine di servizio al porto da 10 ettari"; mentre Daniele Perini di Ama Ravenna è convinto che "da questo grande progetto ci saranno risultati enormi".

Ravenna deve giocare la partita dei container. Ne è convinto il sindaco Michele De Pascale: "Uno degli elementi portanti" del progetto hub, sottolinea, è stato "il senso di responsabilita' e di coesione di quest'Aula. Ha avuto un consenso molto largo sul fatto che dovesse andare avanti". Certo, aggiunge il primo cittadino, "non c'è la certezza dei risultati quando si parte per una sfida". Dipende anche da cosa faranno le città portuali vicine, da Venezia a Trieste fino a Koper, se l'Est diventerà un luogo dove vendere prodotti finiti. La partita dell'Oriente ha però, rimarca, "grandissime possibilità di sviluppo", e "con questo progetto siamo in grado di offrire competitività e servizi non solo alle imprese della bassa Padana, anche del centro Europa". Dunque la "sfida è diventare protagonista dei container", come farebbero anche Venezia, Trieste e La Spezia. Invece, conclude, "sembra che lavoriamo per castrare le nostre ambizioni, non guardiamo troppo in piccolo - invita - dobbiamo alzare il livello delle ambizioni senza fare sogni non fondati sulla realtà". Ravenna ha "tutte le caratteristiche per essere un hub portuale importante", senza dimenticare che "in Italia ci sono troppi porti". Per cui "non facciamoci raccontare che dobbiamo puntare alla serie B. Senza serie A si finisce negli amatori". (fonte Dire)

Il vicesindaco Fusignani: "Grande opportunità"

“Il porto di Ravenna presenta grandi opportunità legate agli investimenti, tra cui 250 milioni di euro del progetto hub, e alle capacità di ampliamento che altri porti in Italia non possono vantare; ha bisogno di essere rilanciato e diventare più competitivo senza esasperate conflittualità con gli altri scali e puntando alla crescita di tutti i settori e ai più alti livelli”. Sono parole del vicesindaco con delega al porto Eugenio Fusignani che, all’indomani del consiglio comunale convocato sull’ hub portuale, esprime le proprie riflessioni sulle prospettive di sviluppo del porto di Ravenna.

“Il 2019 – continua Fusignani - si è chiuso con una sostanziale tenuta. Ma se la tenuta da un lato è positiva dall'altra è una mancata crescita. Noi vogliamo crescere. Così anche i contenitori che con circa 220.000 teus movimentati sono sostanzialmente in linea con il risultato dell'anno precedente. Il progetto dell'hub portuale, che si svilupperà con i lavori di approfondimento dei fondali, il relativo adeguamento delle banchine e la realizzazione del nuovo terminal container in penisola Trattaroli, rappresenta la condizione essenziale per fare finalmente di Ravenna una realtà maggiormente competitiva con i porti dell'Adriatico e del Tirreno. Il progetto consentirà una crescita di volumi già nella prima fase dei lavori; oggi le navi hanno cambiato rotazione a causa dei limiti di pescaggio che ne riducono sensibilmente la capacità di carico, penalizzando Ravenna a favore di altri porti adriatici. Le navi, infatti, sempre più spesso devono essere dirottate presso tali scali per essere alleggerite prima di poter entrare nel nostro canale, con evidente perdita di competitività e appeal. Ovvio che senza l'approfondimento non faranno più scalo nel nostro porto. Siamo chiamati a decidere se vogliamo garantire un futuro alle nuove generazioni, ai nostri figli, e, sotto l'aspetto occupazionale, è noto che la ricaduta del traffico container abbia un'incidenza di almeno 4 volte superiore a quella di qualsiasi altra merceologia. Possiamo infatti facilmente comprendere che il settore container sviluppa una serie di attività e un ciclo di lavorazione sul singolo pezzo in cui vengono coinvolte rispettivamente maestranze, oltre che dei terminal marittimi, anche dei servizi tecnico-nautici (piloti, rimorchiatori ed ormeggiatori), della compagnia portuale, gli spedizionieri marittimi e doganali, le agenzie marittime, le società di autotrasporto, le aziende che gestiscono il traffico ferroviario, società di servizi, nonché di riempimento e svuotamento dei container, officine di riparazione".

"Nella nostra realtà portuale, un nuovo terminal costituisce un volano di sviluppo ulteriore per tutto l’hinterland economico di Ravenna e fonte di ricchezza per la nostra economia - spiega il vicesindaco - Tutto senza aprire contenziosi tra settori merceologici perché rafforzare il settore dei container non significa penalizzare quello delle rinfuse di cui il nostro scalo è leader. C'è crescita solo se si cresce in tutto oppure non è crescita. E si cresce solo se si alza l'asticella delle prospettive, come il progetto fa. Perchè il gioco comporta l'esserci alle condizioni massime oppure il rischio non è quello di crescere poco, ma di sparire dalla competizione. Se consideriamo gli impegni che il bando "nuovo hub" contiene a partire dall'escavo per portare i fondali a -12,50, senza abbandonare i -14,50 metri come risultato finale, pensare nel medio periodo (5-8 anni) di raddoppiare la movimentazione per raggiungere i 500.000 teus, non è quindi sognare bensì raggiungere quella dimensione di scalo rivolta ai container che può competere su un mercato già oggi difficile. Naturalmente tutto il sistema infrastrutturale dei collegamenti stradali e ferroviari necessita di opere importanti che agevolino il trasporto verso il nord Europa e tutta l'Italia. A conclusione di queste valutazioni, è bene sottolineare che il porto avanza se vi è una mentalità diffusa di unire le forze, anche in consiglio comunale, e di valorizzare le specificità affinché le diverse opportunità di business concorrano tutte al successo e alla ricchezza del nostro territorio”.

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