Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Hub portuale, Legambiente critica: "Troppo suolo consumato, nuovi poli non necessari"

"È invece necessario mantenere un trend di movimentazione sufficiente e nel frattempo puntare su innovazione e sostenibilità, quindi elettrificando tutte le banchine e spingendo sulla leadership nazionale per accogliere il settore del rinnovabile"

Sono due le logistiche ripresentate all’interno del nuovo progetto di Hub portuale di Ravenna: quella di Sapir, che comprenderebbe 435mila metri quadri, e quella della Cmc con altri 583mila metri quadri. "Progetti ampiamente contestati in passato anche da comitati locali e che oggi rischiano di stravolgere il paesaggio della campagna periurbana inserita tra via Trieste e la località di Porto Fuori. Si tratta di annunci fuori scala che non rispondono alle effettive prospettive di lavoro del porto di Ravenna - commenta Legambiente - I dati oggi ci dicono che l’attuale movimentazione di merci è in calo e i trend non vanno nella direzione sperata. Aldilà di quanto potrà emergere dal progetto di escavo, bisogna poi tenere conto delle limitazioni strutturali del porto. Rispetto al traffico merci atteso nel 2015 di 990mila – 1,42 milioni di teu (unità di misura dei volumi di trasporto dei container) è stato toccato un massimo di 245 mila teu e ad oggi (2020) ci troviamo a 194 mila, quindi in forte controtendenza alle aspettative. Una tendenza tale da non dimostrare la necessità di realizzare ulteriori logistiche ed aggravata dalle scelte economiche già intraprese a livello nazionale ed internazionale".

L’associazione ambientalista ha già da tempo sollevato il problema dei nuovi insediamenti logistici che avvengono, secondo gli stessi, "attraverso logiche predatorie e senza una pianificazione ed un controllo regionale". Secondo Legambiente, il territorio ravennate "ha già ampiamente dato in termini di sfruttamento del suolo e ogni altra prospettiva espansionistica deve essere fermata". Anche in questo caso l’associazione si chiede "se l’intervento verrà conteggiato all’interno del 3% massimo del territorio urbanizzato consumabile oppure esulerà in quanto attività “strategica”, oltretutto aggravando il rischio idraulico già modesto, in particolare per la zona di Porto Fuori. Esistono diversi siti lungo le banchine portuali che potrebbero ospitare le nuove strutture, oltre a siti limitrofi da tempo abbandonati come l’Ex Sarom. Non è necessario consumare ulteriore suolo agricolo”.

Inoltre, l’associazione si interroga sulle modalità di spostamento merci e se le nuove logistiche verranno inserite nel nuovo sistema di collegamento su ferro previsto all’interno dell’interporto ed inserito all’interno degli investimenti regionali. “Sul territorio regionale sono in previsione le logistiche semplificate per quasi 5mila ettari presenti su insediamenti già esistenti in appoggio alla movimentazione delle merci dal porto di Ravenna. Nuove logistiche sul territorio non sono necessarie, ma anzi è evidente che risultano essere funzionali allo smaltimento dei fanghi, per le attività di scavo, e per i quali è prioritario l’impianto di trattamento, piuttosto che a far tornare i conti ad alcuni soggetti interessati".

Secondo Legambiente non saranno sufficienti gli interventi di riforestazione per arginare i danni irreversibili al territorio: “Si è parlato di un progetto di riforestazione da 10 milioni di euro finanziato dal PNRR, che vedrebbe Autorità Portuale acquisire i terreni per piantumare. Certamente necessario, ma non risolutivo se relativizzato a quanto ancora il territorio sarà costretto a pagare. È inutile continuare a puntare sui grandi numeri per il Porto di Ravenna. È invece necessario mantenere un trend di movimentazione sufficiente e nel frattempo puntare su innovazione e sostenibilità, quindi elettrificando tutte le banchine e spingendo sulla leadership nazionale per accogliere il settore del rinnovabile".  

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