Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

I genitori contro la didattica a distanza presentano un esposto in Procura

L'intento è quello di portare l’attenzione degli investigatori sulle responsabilità penali ipotizzate dagli esponenti relativamente ai provvedimenti di chiusura delle scuole (soprattutto superiori) in regione

Dai genitori emiliano-romagnoli arriva un esposto contro le scuole chiuse. Un gruppo di genitori di diverse province dell’Emilia Romagna - Ravenna, Rimini, Bologna e Modena - ha depositato lunedì mattina a ministero dell’avvocato Beatrice Piraccini del foro di Ravenna un esposto/denuncia presso la Procura di Bologna, per portare l’attenzione degli investigatori sulle responsabilità penali ipotizzate dagli esponenti relativamente ai provvedimenti di chiusura delle scuole (soprattutto superiori) in regione, nonché sulle conseguenze che la didattica a distanza ha provocato in bambini e adolescenti.

Gli esponenti censurano inoltre il precedente e l’attuale protocollo sanitario che, in caso di un alunno positivo, impone la quarantena a tutta la classe (anche con tampone negativo) e che individua tutti compagni di classe come contatti stretti a differenza dei docenti e degli altri lavoratori che, con distanziamento e mascherina, a differenza degli studenti, non sono contatti stretti e possono rientrare in servizio a seguito di un tampone negativo. Il ricorso all’esposto è stato supportato dai Comitati della regione aderenti alla Rete Nazionale Scuola in Presenza e presenti sulla quasi totalità del territorio regionale emiliano-romagnolo. I firmatari dell’esposto contro ignoti puntano il dito contro i provvedimenti emanati dalla Regione Emilia-Romagna, che secondo loro hanno determinato "una forte compressione" e "la violazione del diritto all’istruzione in presenza costituzionalmente garantito".

“Da ottobre a oggi, la Regione ha sempre chiuso le scuole anche in zona arancione, quando invece era possibile aprire almeno al 50%. Non c’era alcuna valida giustificazione, perché è provato come le scuole superiori non possano aver inciso sulla curva epidemiologica poiché gli studenti delle superiori sono stati sempre in dad (ad eccezione dei 18 giorni in presenza dal 18 gennaio 2021) - spiegano i promotori dell’azione penale - La chiusura prolungata delle scuole superiori ha determinato un incremento negli adolescenti di disturbi di tipo alimentare e psicologico, di atti di autolesionismo, oltre ad abbandono scolastico e calo delle conoscenze fino al 50%. È ormai noto che i danni derivanti dalla chiusura delle scuole nei confronti di adolescenti e pre-adolescenti, da un anno reclusi in dad, siano di gran lunga superiori rispetto ai vantaggi in termini di contenimento del contagio”.

I firmatari della denuncia mettono in evidenza un dato rilevato nel rapporto 'Scuole chiuse e diritti dell’infanzia e dell’adolescenza': “Solo per la perdita di apprendimento, i ragazzi italiani che oggi frequentano le superiori avranno in media uno stipendio inferiore del 3,3% rispetto agli altri, per tutta la durata della loro vita lavorativa. L’effetto sarà peggiore per i ragazzi di estrazione socio-economica più bassa A questo sono da aggiungere i danni psicofisici di breve, medio e lungo periodo, che creeranno un divario educativo e di salute con i loro coetanei degli altri Paesi europei che hanno tutti tenuto aperte le scuole più dell’Italia”. Nell’esposto si evidenzia inoltre come "alla base dei provvedimenti di chiusura delle scuole e di quelli di adozione dell’attuale protocollo ci sia l’affermazione di un incremento dei contagi a seguito della riapertura delle scuole, nonché di una maggiore contagiosità della cosiddetta variante inglese fra gli adolescenti, ma questi dati sono smentiti dai report Covid pubblicati dalla Ausl Regione Emila Romagna. Infatti - si legge nell’esposto - analizzando la percentuale dei casi suddivisi per età dall’inizio dell’epidemia e negli ultimi 30 giorni (antecedenti il 19 aprile 2021) si nota come per la fascia di età scolare 10-19 anni sia rimasta invariata al 11%. Analizzando l’andamento dei contagi pubblicato dall’Ausl e dalla Regione nel proprio report Covid, i contagi nella settimana 8-21 marzo 2021, ovvero in periodo di chiusura di tutte le scuole (le scuole chiudevano il 2 marzo superiori, medie ed elementari e il 6 marzo chiudevano anche le scuole dell’infanzia ovvero nidi e materne), erano 2.921 nella fascia di età 0-18. Analizzando il report nel periodo 5-18 aprile 2021 quindi a seguito della riapertura di tutte le scuole (il 7 aprile aprivano tutte le scuole fino alla prima media compresa e il 12 aprile anche seconda e terza media e scuole superiori), i contagi nella fascia 0-18 sono 1.199. Quindi sottraendo dai 2.921 nuovi casi a scuole chiuse nella fascia di età 0-18 i 1.199 nuovi casi a scuole aperte si registra una diminuzione dei casi a seguito della riapertura di tutte le scuole di 1.722 unità".

In definitiva, concludono gli esponenti, "in Emilia Romagna l’accanimento ingiustificato e illegittimo contro le scuole ha determinato gravissimi danni alla salute di bambini e adolescenti, nonché la violazione del diritto alla scuola in presenza, applicando protocolli illegittimi e lesivi della libertà personale dei minori, con condotte che sembrano integrare profili di responsabilità penale che verranno accertati dagli inquirenti". Il prossimo 9 maggio in piazza Kennedy a Ravenna è prevista una manifestazione organizzata da 'Ravenna per la scuola' in vista dell'audizione del 10 maggio presso il consiglio comunale per discutere la petizione che ha raccolto 1880 firme.

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