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Mercoledì, 6 Luglio 2022
Cronaca

Il Delitto e castigo 'profano' infiamma i consiglieri: "Nessuno può decidere cosa è o non è arte"

L'adattamento di Dostoevskij a opera del regista russo Konstantin Bogomolov ha scatenato diverse critiche, tanto che alcuni gruppi si sono riuniti davanti al teatro per protestare contro lo spettacolo

Evidentemente la risposta dell'assessore alla cultura Elsa Signorino, in replica all'interrogazione presentata in consiglio comunale a marzo, non è bastata a soddisfare il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi. Tanto che il consigliere d'opposizione ha preparato una mozione, firmata poi da Veronica Verlicchi (la Pigna), Alberto Ancarani (Forza Italia) e Samantha Gardin (Lega Nord) sulla "Programmazione del teatro di tradizione della città dopo la rappresentazione di 'Delitto e Castigo' di Bogomolov", che è stata discussa venerdì pomeriggio dalla commissione consiliare "Cultura, immigrazione, politiche giovanili" presieduta dal consigliere Fabio Sbaraglia.

L'adattamento di Dostoevskij a opera del regista russo Konstantin Bogomolov, prodotto da Emilia Romagna Teatro, nel mese della sua rappresentazione al teatro Alighieri ha scatenato diverse critiche, tanto che alcuni gruppi - tra i quali il Popolo della Famiglia e l'associazione San Michele Arcangelo - si sono riuniti davanti al teatro per protestare contro lo spettacolo, ritenuto "lesivo della dignità della fede cristiana". E per Ancisi lo spettacolo è "in distonia con ciò che pensa la maggior parte delle persone. Non c'è dubbio che quest'opera abbia il diritto di essrre rappresentata in Italia, ma qua stiamo parlando di un teatro pubblico della tradizione". Sarebbe stato meglio, insomma, rappresentarla in un altro posto, "magari al Rasi, al Cisim o al Lady Godiva". Le critiche hanno riguardato anche la percentuale di contributo pubblico destinata alla rappresentazione, ritenuta troppo alta.

Rosario 'riparatore' fuori dal teatro (foto Massimo Argnani)

"Nella mozione presentata si parla di stabilire linee d'indirizzo gestionale con Ravenna Teatro: io ho difficoltà a individuare nuovi rapporti, visto che lo stesso è già regolato - spiega l'assessore Signorino - In tutte le città in cui è 'andato in onda' questo spettacolo sono arrivate critiche, ma ciò non ha messo in dubbio la sua messa in scena. Il regista russo non gode di totale libertà nel suo Paese, e ciò dimostra come i drammi del '900 continuino anche in questo secolo, tanto che lo spettacolo è stato molto piu corto di quello che avrebbe dovuto essere inizialmente". L'assessore spiega poi come Emilia Romagna Teatro sia una delle sette fondazioni teatrali che godono del riconoscimento Mibact, "sempre riconfermato dal 1993 a oggi, ed è inoltre riconosciuto come "centro di produzione teatrale per l'innovazione", e per questo motivo particolarmente sostenuto dagli interventi pubblici".

"Noi continueremo a ospitare artisti in grado di farci porre ancora delle domande, che ci facciano arrabbiare, e ringraziamo anche il gruppo di persone che quella sera si è messo fuori dal teatro a criticare - aggiunge Alessandro Argnani della direzione di Ravenna teatro - Ospiteremo altri Bogomolov e artisti come lui capaci di farci vedere laddove noi non siamo in grado di vedere. Abbiamo bisogno di ospitare artisti dal mondo, se vogliamo guardare al mondo".

Sul dibattito sono intervenuti diversi consiglieri. Perini (Ama Ravenna) ha spiegato come "anche Beethoven all'inizio fu criticato", mentre Panizza (Gruppo misto) si è detto "contrario a qualunque tipo di censura". Categorico Distaso (Sinistra per Ravenna), che si è lamentato di come i consiglieri che hanno firmato la mozione non abbiano visto lo spettacolo teatrale contestato (tranne Gardin, che lo ha poi fatto presente) annunciando "con una risata di scherno che noi questa mozione la butteremo nel cesso, perchè nessuno può decidere cosa è e cosa non è arte". D'accordo anche il consigliere d'opposizione Massimo Manzoli (Ravenna in Comune), per il quale "si parla di mettere dei paletti alle linee d'indirizzo, e mettere dei paletti è censura, così come è censura anche proporre di fare lo spettacolo da un'altra parte". Per Sbaraglia (Pd), che spiega di aver visto lo spettacolo e di non riconoscersi nelle premesse della mozione, "il rapporto che c'è tra il Comune e i gestori di Ravenna teatro è disciplinato dal testo di una convenzione: andare oggi a riparametrare le linee di indirizzo è una cosa che non si può fare. Questo documento è invotabile, temo che l'intento di Ancisi sia quello di provare a condizionare il lavoro nei prossimi anni di Ravenna Teatro".

A supporto di Ancisi, che replica di non voler mettere in dubbio la gestione del teatro nè di pretendere che lo spettacolo "scompaia dalla faccia della terra", interviene Gardin (Lega Nord), spiegando come "lo spettacolo finanziato con soldi pubblici e parzialmente contestato abbia avuto una scarsa affluenza di pubblico". L'assessore Signorino replica numeri alla mano - "per quello che valgono i numeri, perchè qui i valori in gioco sono altri" - che lo spettacolo è stato visto da 945 spettatori suddivisi su due serate (l'Alighieri ha una capienza di 835 posti). Ora la palla passa al consiglio comunale, ma è facilmente immaginabile che la mozione verrà bocciata: a dichiararsi favorevoli venerdì sono stati Lista per Ravenna, Lega Nord e La Pigna (assente Forza Italia), contrari Pd, Sinistra per Ravenna e Ravenna in Comune, mentre hanno rimandato la decisione alla seduta consiliare Gruppo Misto e CambieRà.

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