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Il "Paradiso" deve attendere. Rinviato al 2022 lo spettacolo dantesco del Teatro delle Albe

La rappresentazione corale della terza cantica, che doveva chiudere il grande progetto dedicato a Dante, non potrò svolgersi a causa dell'emergenza Coronavirus

Si ferma, almeno per il 2021, il "Paradiso" del Teatro delle Albe. Lo hanno annunciato Marco Martinelli ed Ermanna Montanari in un incontro riguardante le tappe future del Cantiere Dante. "Paradiso" infatti doveva essere la terza e ultima parte del monumentale trittico che è iniziato con Inferno nel 2017 per omaggiare il Sommo Poeta e che doveva concludersi simbolicamente proprio nel 2021. Quella della terza cantica dantesca, secondo il progetto delle Albe doveva essere un'immersione nella luce del Paradiso in occasione del settimo centenario della morte di Dante. Ma quello che era atteso come uno degli eventi clou della stagione culturale ravennate è stato rinviato al 2022 a causa della pandemia.

Così come Inferno e Purgatorio, anche Paradiso era uno spettacolo concepito sul coinvolgimento, e quindi anche sull’assembramento di una moltitudine di persone, cosa impossibile da realizzarsi vista l'attuale situazione d'emergenza relativa al Coronavirus. Nonostante i tanti sforzi per provare a riformulare l'appuntamento, le due anime del Teatro delle Albe, Montanari e Martinelli, si sono visti costretti ad annunciare, in un incontro online seguito dallo stesso sindaco Michele de Pascale, il temuto rinvio.

"Avevamo intuito che non potevamo realizzare il sogno più grande - afferma nell'incontro online Martinelli -, cioè di fare nell'estate del 2021 tutte le tre cantiche assieme, come un unico grande trittico dantesco. Ci era chiaro questo a ottobre, perché sapevamo che quello che avevamo costruito era impossibile e impensabile". Sempre in autunno si era pensato di rappresentare almeno il Paradiso e così gli attori del Teatro delle Albe avevano iniziato il lavoro sulla nuova cantica. Si era provato a restringere al massimo il numero di cittadini da coinvolgere ogni sera, ma alla fine di marzo "ci siamo resi conto che non aveva senso snaturare ulteriormente quello che avevamo fatto", conclude Marco Martinelli.

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