Immigrazione, Ugl: “Un flop in Romagna la procedura di emersione degli irregolari"

“La riflessione su questo tema è essenziale, visto che il tema dell'accoglienza impatta nei sistemi locali"

“Ne parlano sottovoce ma il problema c'è: a settembre il consiglio dei ministri presenterà i contenuti del nuovo 'Decreto sicurezza' che riguarda anche le norme per l'accoglienza degli immigrati. Il governo Pd-M5S ha allentato le maglie e ha reso più ampia la gamma di ragioni per consentire agli stranieri di accedere nel nostro Paese alla protezione umanitaria. Si parla di ampliare i permessi speciali per chi asserisce di aver subito 'trattamenti inumani e degradanti' nel Paese di origine, oltre che per chi ha necessità di cure mediche e che proviene da Paesi colpiti da 'gravi calamità'. Ovvero, si consente praticamente alle persone provenienti da tutti i Paesi del Terzo e Quarto mondo e da tutti i Paesi più poveri, che vivono in condizioni di disagio socio-ambientale-economico o di ridotta democrazia interna, di far ingresso in Italia”: il commento è di Filippo Lo Giudice, segretario del sindacato Ugl di Forlì-Cesena-Rimini e Ravenna.

“La riflessione su questo tema è essenziale, visto che il tema dell'accoglienza impatta nei sistemi locali non soltanto per le implicazioni che comporta nella rete del welfare, ma anche e soprattutto per i risvolti economici-sociali - continua Lo Giudice - Immettere nuova manodopera straniera, quando intere fasce della popolazione autoctona ha subito i contraccolpi del lockdown non è giusto. E poi, visto che la procedura di emersione dei migranti presenti irregolari prospettata col cosiddetto 'decreto Bellanova' si sta rivelando anche in Emilia-Romagna un autentico flop (hanno usufruito della sanatoria soprattutto colf e badanti) che non scalfisce la piaga dei lavoratori irregolari in edilizia e agricoltura: a nostro parere è assurdo immettere nuova manodopera a basso costo nel tessuto produttivo regionale e provinciale mentre gli indicatori dei disoccupati italiani rimangono alle stelle”.

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“Ravvisiamo in questo approccio una volontà politica che sta all'origine dell'accordo di governo tra Pd e M5S: aprire le porte del nostro Paese al maggior numero di immigrati possibili e utilizzare a parole una battaglia giusta (quella contro le povertà) per concretizzare e semplificare nei fatti una regolarizzazione avulsa dalla procedura delle quote, che è l’unica che possa mettere in linea domanda e offerta di lavoro di manodopera straniera senza impattare nel tessuto socio-economico delle nostre città - conclude il sindacalista - Altre misure, fuori da questo approccio, danneggiano i lavoratori, compresi quindi anche gli stessi lavoratori stranieri in regola che nel nostro Paese lavorano, pagano le tasse e creano occupazione, contribuendo alla crescita del prodotto interno lordo”.

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