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In 10 mesi 'pescate' 4,5 tonnellate di rifiuti in mare: plastica, mascherine, cellulari e anche uno scaldabagno

La pesca dei rifiuti in mare al largo di Ravenna e Cervia ha 'portato a galla' un'alta percentuale di bottiglie e sacchetti di plastica, ma anche gonfiabili giganti, cellulari, occhiali da sole e persino uno scaldabagno

Non solo nasse e reti: la pesca dei rifiuti in mare al largo di Ravenna e Cervia ha letteralmente 'portato a galla' un'alta percentuale di bottiglie e sacchetti di plastica, ma anche gonfiabili giganti, cellulari, occhiali da sole e persino uno scaldabagno, per un totale di 4,5 tonnellate di spazzatura recuperata.

Questi i risultati dell'attività di "Pesca.m.i. - Pescatori amanti dei mari", progetto in difesa del mare coordinato da Cifla - Centro per l'innovazione di Fondazione Flaminia e finanziato dal Flag Costa dell'Emilia-Romagna con i fondi Feamp. I dati sono stati illustrati in un webinar, a conclusione dell'attività di raccolta rifiuti che ha indagato 15 siti al largo della costa ravennate, coinvolgendo 12 imbarcazioni e 35 pescatori, impegnati in 86 uscite da marzo a dicembre 2020.

Simone D'Acunto di Cesthla ha passato in rassegna le percentuali di rifiuti pescati in mare, a fronte delle 4,5 tonnellate raccolte: tra quelli "galleggianti", il 62% è rappresentato dalle retine per la mitilicoltura; un dato noto, spiega D'Acunto. A sorprendere sono le quantità di rifiuti civili: delle tonnellate raccolte dai pescatori infatti quasi un terzo, il 29%, è rappresentato da sacchetti di plastica, l'8% da bottiglie sempre di plastica. E se nell'insieme dei rifiuti galleggianti il 59% deriva dagli allevamenti di cozze e dell'acquacoltura in generale, i rifiuti civili rappresentano il 25% del totale. Nelle acque di superficie, tra l'altro, sono state trovate una ventina di mascherine e 50 contenitori di plastica con 'data di scadenza' risalente a 20 anni fa, più almeno 1.500 retine per le cozze.

La percentuale dei rifiuti civili sul totale raddoppia poi nei rifiuti catalogati come "sommersi": un totale del 45%, di cui 26% bottiglie e sacchetti di plastica e un 15% di pneumatici e altri rifiuti ingombranti civili, tra cui appunto anche uno scaldabagno. Nel fondo del mare finiscono anche però le tracce della 'pesca fantasma': al 23% di rifiuti derivanti dall'attività dei pescatori e al 26% dell'acquacoltura, si aggiungono anche lenze, piombi e galleggianti, ovvero un 10% di tracce della pesca sportiva.

Focus poi sul ghost fishing: tra gli attrezzi recuperati al largo della costa ravennate, il 42% è rappresentato da nasse, un 30% da reti da posta. Mentre il bollettino delle vittime della pesca fantasma vede un 44% di pesci, il 39% di crostacei, il 15% di molluschi e persino un 2% di uccelli e tartarughe.

"I risultati del progetto sono importanti - commenta Antonio Penso, direttore della Fondazione Flaminia - per un progetto importante anche per la prospettiva che può dare a livello territoriale più vasto". Da evidenziare poi come "Pesca.mi riesca a valorizzare, in un quadro di economia circolare e filiera, il ruolo fondamentale dei pescatori custodi del mare, elemento che va rafforzato". (fonte Dire)

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